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Banche venete, scambio di accuse tra Consob e Bankitalia sui controlli

Sulle crisi delle banche venete scambio di accuse tra la Consob e la Banca d’Italia. Il tutto ieri nella commissione parlamentare d’inchiesta, che prima ha ascoltato Angelo Apponi, direttore generale della Consob, organo di controllo del mercato finanziario, e poi Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza di Bankitalia. Entrambi erano già stati sentiti dalla commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini, ma ieri sono stati ascoltati nella veste più impegnativa di testimoni. Scelta non condivisa dallo stesso Casini, ma adottata a maggioranza.

Dopo la doppia testimonianza, che ha impegnato la commissione per circa sei ore, e nonostante sia emersa chiaramente una divergenza tra le due autorità su eventuali negligenze rispetto alle crisi di Veneto banca e della Popolare di Vicenza, il presidente Casini ha detto di non ravvedere gli estremi per convocare i due testimoni in un confronto diretto perché, secondo il codice di procedura penale, un confronto “all’americana” «presuppone non un disaccordo valutativo, ma su fatti e circostanze». Il presidente ha quindi riunito l’ufficio di presidenza, al termine del quale è emerso che una decisione definitiva sul confronto diretto tra i due testimoni sarà presa dopo la lettura del resoconto stenografico della seduta di ieri. Un punto sottolineato con forza dal presidente del Pd, Matteo Orfini, membro della commissione, mentre da Ferrara il segretario del partito, Matteo Renzi, rilancia: «Chi ha sbagliato deve pagare: non è populismo, è giustizia. Stiamo con i risparmiatori». Ma Casini avverte: «Quando si sentono i testimoni non si fanno talk show. Bisogna controllare i verbali, verificare se emergono difformità sostanziali. Io non le ho viste. È chiaro che ci sono cose che non hanno funzionato. Se c’è stata una mancanza di comunicazione è un problema loro. Ma la campagna elettorale è fuori di qua». Per il vicepresidente della Commissione, Renato Brunetta, «il sistema non ha funzionato, da Banca d’Italia e Consob ci si poteva aspettare di più». I 5 Stelle parlano di «indegno teatrino» e chiedono di ascoltare il presidente della Bce, Mario Draghi.

Lo scontro indiretto tra Apponi e Barbagallo – un crescendo visto con preoccupazione dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – ha toccato sia Veneto Banca sia la Popolare di Vicenza. Il direttore della Consob, sentito per primo, ha attaccato dicendo che dalla Banca d’Italia nel 2013 arrivarono informazioni incomplete per valutare il prezzo dell’aumento di capitale di Veneto Banca mentre sulla Popolare di Vicenza, Consob «non ricevette nessuna informazione da parte di Bankitalia sul prezzo». Immediata la replica di Barbagallo. Su Veneto Banca l’informativa alla Consob «era più che sufficiente a fare scattare un”warning” dell’altra autorità; se l’altra autorità poi non agisce…». E sulla Popolare di Vicenza «nel 2012 erano venute fuori problematiche ma non particolarmente catastrofiche sul rischio di credito. Queste le abbiamo segnalate nella lettera alla Consob di metà 2013». È stata la «giornata dello scaricabarile», commenta Daniele Capezzone (Direzione Italia).

Enrico Marro

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