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Banche venete salve senza bail in

La Commissione rispetta i paletti del Tesoro nel salvataggio delle ex popolari Vicenza e Veneto banca: «Sono sempre in corso contatti costruttivi per trovare una soluzione in linea con le regole Ue senza il “bail in” degli obbligazionisti senior, e per quanto riguarda i depositanti saranno in ogni caso pienamente garantiti – ha detto una portavoce di Bruxelles sul dossier -, le autorità coinvolte nelle discussioni stanno lavorando fianco a fianco ». È un assist importante per il ministro Pier Carlo Padoan, che tre settimane fa aveva escluso che toccasse alle due categorie più “tranquille” ripianare le vecchie perdite di Vicenza e Montebelluna; e che da allora con i dirigenti del Tesoro lavora per concretizzare tali obiettivi. Ieri mattina, anche per rasserenare il cda riunito a Vicenza, Padoan ha ribadito: «La soluzione non contemplerà alcuna forma di bail in, i senior e i depositi saranno in ogni caso pienamente garantiti». E aggiunto: «La soluzione è ormai prossima, le interlocuzioni con le istituzioni europee sono incoraggianti ».
La doppia garanzia, benché verbale, ha sciolto l’atmosfera del cda in cui l’ad Fabrizio Viola ha informato sui lavori per trovare gli 1,25 miliardi di capitali privati necessari a sbloccare l’aumento di Stato da 5 miliardi. «Il cda si è svolto in un clima sereno perché è stato preceduto dalla nota del ministro Padoan, a cui è seguita quella Ue. Ci sentiamo rassicurati e anche il mercato l’ha presa bene: il prezzo dei bond senior ha recuperato il 10%».
Fin qui buone notizie, ma la soluzione per formare la cordata di soci privati resta tutta da costruire. Unicredit e Intesa Sanpaolo che ieri ha discusso il dossier nel suo cda, si dice in modo generico, ma senza voci contrarie – avevano chiesto al Tesoro di “spalmare” gli 1,25 miliardi tra i primi 30 sottoscrittori del Fondo tutela depositi, quello che rimborserebbe 11 miliardi di conti correnti veneti garantiti in caso di liquidazione. Finora però i possibilisti a fare la colletta sembrano una manciata: con le due ex Bin, Mediolanum, Poste, Unipol Banca. Presto il governo potrebbe convocare molti istituti per fare proseliti. Sull’altro verso le banche venete lavorano a una nuova revisione del piano che possa – con cessioni lampo di attivi, una vendita meno impattante dei 9 miliardi di sofferenze e simili misure – ridurre attorno a 700 milioni il deficit di fondi privati, rendendo l’obolo pro quota più gestibile per tanti.
Tra i punti più critici ci saranno, poi, gli esuberi: il piano portato a Bruxelles prevede un 40% di minori costi. I sindacati, temendo per gli 11 mila bancari (finora sfiorati dai tagli) cercano di evitare il tabù licenziamenti. Il segretario della Fabi Lando Sileoni al 123° consiglio nazionale ha detto: «Chiediamo un accordo programmatico per cercare soluzioni di sistema e una cabina di regia Abi-sindacati che consenta di gestire le situazioni delle banche in difficoltà in un quadro di regole condivise. Ipotetiche deroghe al contratto collettivo vanno stabilite solo a livello nazionale, non accetteremo forzature di singole aziende». Lunedì il concetto l’aveva espresso il segretario di Fisac Cgil, Agostino Megale: «Il sistema sappia che sulle due banche venete dovrà lavorare come sistema. Nessun lavoratore sarà lasciato solo». Il responsabile dell’Abi Omar Lodesani (anche direttore operativo di Intesa) ha detto: «Sediamoci per un confronto sul rinnovo del contratto e per valutare se si trova una cornice per casi critici e straordinari».

Andrea Greco

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