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Banche Venete, salvataggio senza «bail-in»

L’effetto per cui sono stati pensati, cioè di tranquillizzare il mercato e gli amministratori delle due banche venete, è stato raggiunto dai messaggi paralleli diffusi ieri mattina dal ministero dell’Economia via comunicato e dalla commissione europea con la dichiarazione di un portavoce.
Ancora, però, rimane in ombra la “soluzione” ai travagli di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che «è ormai prossima», come sottolinea il ministro Padoan nel comunicato mattutino, e che dovrebbe chiudere i nodi della ricapitalizzazione precauzionale con un aiuto dei privati e con il burden sharing a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati. Proprio quest’ultimo è il dato certo, indirettamente confermato da Roma e Bruxelles: in entrambi i casi, infatti, si esclude il bail in e si garantisce quindi la tutela piena per «obbligazionisti senior e depositanti» (anche per le quote superiori a 100mila euro). Agli altri, come insegna la vicenda del Monte dei Paschi, il salvataggio presenterà il conto, che secondo i numeri del piano originario vale 1,7 miliardi a carico dei bond junior: anche a Vicenza e Montebelluna dovrebbe affacciarsi un meccanismo di protezione per i piccoli risparmiatori vittime di vendite fraudolente (misselling); anche in questo caso, però, per capirne i limiti bisognerà guardare all’apripista Mps, che dopo l’accordo di principio con la commissione vedrà definirsi in queste settimane tutti gli aspetti di ricapitalizzazione e indennizzi. L’accelerazione assicurata da Governo e Commissione è comunque inevitabile, per tamponare la crisi di liquidità (valgono già 10,2 miliardi le emissioni garantite dallo Stato) e non sforare i tempi di vita residua dei due istituti. Anche di questi aspetti dovrà parlare oggi Padoan alla Camera, per rispondere a una serie di interrogazioni sul destino delle banche venete presentate da maggioranza e opposizione.
L’effetto tranquillizzante, si diceva, è stato comunque ottenuto, sia sui mercati (il rendimento del bond senior a scadenza 2020 di Vicenza ieri è sceso al 7% dopo aver raggiunto il 16% la scorsa settimana), sia sugli amministratori. Tanto che il cda di ieri mattina della Popolare di Vicenza, svoltosi lungo l’arco di tre ore nella città berica, si è concluso in un clima «rilassato e fiducioso». «Le notizie che sono arrivate dal ministero e dall’Europa sono rassicuranti – ha commentato il presidente Gianni Mion -, la nota del ministro Padoan ha risposto ai quesiti fondamentali che riguardano il rischio bail in e la garanzia di obbligazionisti senior e depositanti. Ora attendiamo particolari più concreti, dettagli e contenuti delle soluzioni che sono allo studio. E confidiamo che arrivino nel più breve tempo possibile». Nessuna missiva alla Bce, dunque, è partita ieri da Vicenza: il cda non ha dato seguito alle voci che nei giorni scorsi ipotizzavano la remissione del destino della banca nelle mani della Banca centrale europea – atto che avrebbe significato una tutela degli amministratori di fronte allo stallo sulla ricapitalizzazione precauzionale e di fronte ai possibili rischi in caso di fallimento. Né partirà quasi certamente nessuna missiva da Montebelluna oggi, dopo il previsto consiglio di amministrazione di Veneto Banca.
C’è però allo studio l’ipotesi di una lettera interlocutoria, indirizzata sempre alla Bce, dai toni più pacati, che ribadisca come sia fondamentale il fattore tempo e quanto sia necessario conoscere al più presto i particolari delle ipotesi a cui si sta lavorando. Il ministero, infatti, avrebbe ieri mattina fornito al management di Popolare di Vicenza più concrete rassicurazioni sull’interesse del sistema bancario italiano, ma nulla più. Entro la settimana si dovrebbe giungere alle comunicazioni ufficiali e definitive (quasi sicuramente prima del 21 giugno, data in cui scadrà un bond subordinato da 150 milioni di Veneto Banca, che andrebbe riconvertito in capitale con la ricapitalizzazione precauzionale, per il quale il cda sarà chiamato a decidere se rimborsarlo o meno). Anche ieri pomeriggio si sarebbe svolto un incontro triangolare tra governo, istituti di credito interessati al salvataggio delle venete e istituzioni europee: Intesa Sanpaolo e Unicredit restano disponibili ma attendono che ci sia da parte della Bce una conferma sull’entità della cifra da mettere sul piatto come capitalizzazione aggiuntiva (1,25 miliardi come da richiesta iniziale o 6-700 milioni come da obiettivo del governo?) e soprattutto attendono rassicurazioni sulle condizioni di ingresso o su come si può agire sul fronte Npl. La soluzione di una ricapitalizzazione precauzionale da 6,4 miliardi con l’aggiunta di capitale privato per circa un miliardo – o la soluzione “alla spagnola” di un assorbimento distinto delle due venete da parte di due banche sane – resta, in ogni caso, soluzione migliore rispetto al costo di circa 11 miliardi che peserebbe sul fondo interbancario di garanzia.

Katy Mandurino
Gianni Trovati

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