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Banche venete, piano in stand-by Ora l’Europa riesamina il dossier

Il dossier relativo al salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza passa ancora una volta dai tavoli della Dg Comp e della Vigilanza unica europea. Perché da queste due istituzioni, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, sono attese una serie di conferme che possono sbloccare l’intervento del sistema bancario italiano. O, meglio, renderlo più agevole. Per questo potrebbero servire ancora alcuni giorni, forse una settimana, per capire se ci sono i giusti spazi di manovra. Le banche che fino ad oggi si sarebbero rese disponibili in linea di massima a dare il contributo avrebbero infatti chiesto, tramite il Mef, una serie di garanzie chiare sugli aspetti tecnici relativi all’operazione. Tra questi, il fatto che l’ammontare supplementare a carico dei soggetti privati – pari a 1,25 miliardi – sia davvero sufficiente a garantire l’accesso alla ricapitalizzazione precauzione da 6,4 miliardi. E che, ciò che più preme, questo nuovo giro di interventi rappresenti una pietra tombale sulle necessità di capitale dei due istituti veneti. Una serie di rassicurazioni che le banche “sane” chiedono anche per tutelarsi rispetto ad eventuali problemi legali.
Certo è che per le due banche venete oramai è una corsa contro il tempo. Anche perché oramai il rischio è che, senza un intervento immediato, i due istituti si avvicinino a una condizione di non ritorno. Non è un caso che il Single Resolution Board stia monitorando con attenzione la stato di salute delle due banche. Il Tesoro l’ha ribadito in più occasioni: il bail-in è escluso. Per questo si sta lavorando alacremente per tessere la rete di un salvataggio che, al momento, ancora non è chiaro nelle modalità.
I segnali positivi, sia chiaro, non mancano. E arrivano dalle due maggiori banche del paese, Intesa Sanpaolo e UniCredit. Difficile che siano alla fine questi due soggetti a caricarsi da soli entrambi gli istituti veneti: anche in questo caso la delibera sarebbe assai rischiosa per i due cda. Però è chiaro che una partecipazione proattiva al piano di salvataggio è più che realistica. Non è un caso che l’intervento di salvataggio e le possibili modalità con cui realizzarlo saranno oggetto di un’informativa prevista al board odierno di Intesa Sanpaolo. «Non è un tema all’ordine del giorno ma penso se ne parlerà», ha detto il presidente del gruppo bancario, Gian Maria Gros -Pietro, ribandendo poi che si aspettano segnali dall’Europa. Parole che arrivano dopo quelle dall’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier, che si è detto «ottimista per natura, vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e lo sono anche in questo caso». Per due banche che aprono le porte all’intervento, altre sembrano chiuderle. È il caso ad esempio di BancoBpm: «Francamente non ne so niente, non ci hanno mai convocati», ha detto ieri l’ad Giuseppe Castagna. Il manager, che ha escluso che il Cda di oggi possa occuparsi del dossier banche venete ( «Non è all’ordine del giorno» ha tagliato corto), ha ribadito che «in questo momento stiamo risolvendo i compiti a casa nostra», riferendosi al cantiere relativo alla fusione tra i due gruppi. Al momento anche Bper non risulterebbe essere stata contattata. A tirarsi ufficialmente fuori dai giochi sono invece le Fondazioni. «Abbiamo messo 538 milioni, altro che una mano, ne abbiamo date due», ha detto Giuseppe Guzzetti, il numero uno di Fondazione Cariplo. Che per quanto riguarda Intesa ha sottolineato di confidare «nei manager che ci sono. Intesa Sanpaolo ha un ottimo a.d. che sa sempre cosa fare ed è sempre uno positivo sugli interessi del Paese».
Una situazione decisamente fluida che oggi farà da sfondo al Cda di Vicenza, domani a quello di Veneto Banca. Il ceo Fabrizio Viola non perde occasione per ripetere che c’è da fare in fretta, e nei giorni scorsi alcuni consiglieri avrebbero seriamente meditato le dimissioni se entro oggi non fossero arrivati segnali chiari. Ipotesi rientrata, ma non per molto: la nuova scadenza, ormai perentoria, è quella del 21 giugno, mercoledì prossimo, quando scade un subordinato Veneto Banca. Il cda sarà chiamato a decidere se rimborsarlo o meno, una scelta pesantissima che prenderà solo a fronte di un chiarimento generale.

Luca Davi
Marco Ferrando

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