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Banche venete, il nodo del decreto e il consenso «preventivo» Ue e Bce

I legali di Intesa Sanpaolo sono al lavoro per mettere a punto il piano di intervento deliberato mercoledì dal consiglio di amministrazione della banca. Le interlocuzioni con il governo – prima dell’annuncio dell’interesse ad acquistare la parte buona di Popolare di Vicenza e Veneto Banca – sono arrivate a un livello molto avanzato. Ma è da ieri che si è entrati nel vivo dell’operazione. Il governo è al lavoro sul decreto legge – che porterà alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex popolari del Nordest -, provvedimento che potrebbe prendere corpo già in queste ore o, al più tardi, lunedì.

La proposta di Intesa Sanpaolo «considera necessaria, per la conclusione e l’efficacia dell’operazione, una cornice legislativa approvata e definitiva». Questo significa che le truppe di Carlo Messina entreranno in campo solamente quando il decreto legge, a cui il governo sta lavorando, verrà convertito in provvedimento definitivo. Non prima. E per allora Intesa intende fare chiarezza su alcuni punti considerati centrali: da un lato la posizione nei confronti dei precedenti amministratori contro cui si è avviata, da parte delle due banche venete, un’azione di responsabilità. Intesa intende scindere le posizioni e non essere in alcun modo coinvolta.

C’è poi un tema legato all’occupazione, che potrebbe essere affrontato nel nuovo piano industriale già allo studio. Messina ha escluso, anche ieri, il ricorso ai licenziamenti: l’unica via d’uscita è attraverso meccanismi di incentivo all’esodo, ma in questo caso – considerata anche l’età media non elevata dei dipendenti di Veneto e Vicenza – si renderà necessario un rifinanziamento del fondo esuberi.

L’intervento di Intesa, così come è stato annunciato, ha però abbassato l’umore all’interno dei consigli di amministrazione delle due ex popolari del Nordest, che continuano ad avere 30 miliardi di crediti in bonis .

Il presidente della Vicenza, Gianni Mion, ha commentato amaramente: «Avessi immaginato che finiva così, la proposta di fare il presidente non mi sarebbe interessata». L’amarezza è probabilmente legata all’improvvisa marginalità del ruolo, oggi divenuto del tutto subalterno a decisioni che si prendono lontano dal Veneto, tra il ministero di Roma, il quartier generale di Intesa a Milano e le autorità europee posizionate tra Francoforte (Bce) e Bruxelles (Ue). Proprio dalla Dg Comp di Bruxelles, Intesa Sanpaolo si aspetta vada oltre il generico consenso all’operazione che fin qui è stato espresso.

Intanto, ieri Veneto Banca ha ceduto l’intera quota posseduta in Banca Consulia, pari al 25,52%, a Capital Shuttle per 13,54 milioni di euro. In vendita rimangono diversi altri attivi delle due banche del Nordest – e anche questo è uno dei focus su cui si concentra Messina -: il 40 per cento di Arca sgr, uno dei principali poli italiani del risparmio, la quotata Bim, le due banche del Mezzogiorno (Apulia e Nuova) e anche il 9,047 per cento di Cattolica Assicurazioni, uno dei maggiori gruppi italiani di cui la Vicenza è primo azionista. Sulla partecipazione si è già aperta una querelle legale, dopo l’accordo che venne firmato tra i due presidenti Gianni Zonin e Paolo Bedoni, a causa della trasformazione in spa della banca.

Stefano Righi

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