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Banche Venete, modello Acf per aiutare i risparmiatori

Si è appena concluso il primo anno di attività dell’Acf, l’Arbitro per le Controversie finanziarie. È tempo di bilanci, dunque, non senza ricordare prima brevemente cos’è e cosa fa. L’Acf risolve controversie tra risparmiatori e intermediari finanziari. In pratica, un investitore retail che ritiene di avere subito un danno a causa di un comportamento scorretto di una banca o altro intermediario nella gestione dei propri investimenti, da un anno a questa parte dispone di un nuovo strumento di tutela. Grazie alla Consob che l’ha istituito nel 2016, l’Acf ha trovato l’assetto regolamentare e le risorse per svolgere il suo compito. L’intero iter procedurale, dalla presentazione del ricorso fino alla decisione, si svolge on-line, in modo trasparente per le parti. È sufficiente collegarsi al sito www.acf.consob.it. La fase di start up dell’Acf è stata bruciante, il numero dei ricorsi in rapida crescita: 82 a gennaio, 177 a marzo, 219 a maggio, con un picco di 273 nel mese di giugno ed una media mensile di oltre 150. Il primo anno di attività si è chiuso con oltre 1.860 ricorsi pervenuti. Le richieste risarcitorie sfiorano nel complesso i 100 milioni di euro, con una media intorno ai 55.000 euro.
Il Collegio ha avviato l’attività decisoria nel maggio scorso, una volta concluse le prime istruttorie. Sono state assunte finora 305 decisioni: 187 di accoglimento, in tutto o in parte, del ricorso e 118 di rigetto. I risarcimenti riconosciuti ammontano a 5,2 milioni di euro. In un caso è stata accertata la volontaria non esecuzione della decisione da parte dell’intermediario soccombente di cui è stata data, come previsto, conseguente pubblicità.
Di altri 103 ricorsi è stata dichiarata l’estinzione su rinuncia del risparmiatore, essendo venuta meno la ragione del contendere (fatto, questo, in sé positivo) prima del pronunciamento dell’Acf. Per ulteriori 358 ricorsi è stata accertata la loro irricevibilità/inammissibilità, oltre la metà (191) a seguito della revoca a luglio 2017 dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria da parte delle due banche venete, che ha avuto tra i suoi effetti anche quello di interrompere il flusso dei ricorsi proveniente dai relativi azionisti. Nel 63% dei casi la decisione è stata favorevole, in tutto o in parte, al risparmiatore. È un dato che si presta ad almeno due considerazioni: le doglianze dei ricorrenti si sono rivelate, evidentemente, il più delle volte fondate; il Collegio sta operando in fase decisoria con l’indipendenza, il rigore valutativo e l’equilibrio necessari.
Circa un terzo del monte ricorsi 2017 riguarda azionisti – anzi, risparmiatori – che hanno investito in titoli di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, collocati presso i rispettivi sportelli o quelli di banche al tempo loro controllate. In quasi tutti i casi finora decisi (oltre 100) il Collegio ha accolto le richieste risarcitorie, avendo rilevato l’inconsapevolezza da parte dei risparmiatori dei relativi rischi, come anche il pressing operato su molti di essi per indurli a convogliare i loro risparmi – se non tutti i loro risparmi – proprio su azioni emesse dalle due banche, nonostante l’inadeguatezza dell’investimento.
La legge di stabilità 2018 prevede misure di ristoro per i risparmiatori vittime di misselling e una speciale procedura arbitrale per la loro erogazione. È auspicabile che si possa tenere conto delle decisioni favorevoli ai ricorrenti già assunte dal Collegio. L’Acf ha, infatti, quale mission istitutiva proprio la risoluzione di controversie per violazioni da parte degli intermediari degli obblighi di diligenza, correttezza, trasparenza ed informazione nella prestazione dei servizi e delle attività d’investimento a favore della clientela.
Tornando ai numeri, merita una segnalazione il dato relativo agli intermediari interessati finora dai ricorsi: 119, di cui 91 banche. Pur essendo uno dei tratti caratteristici dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie quello di consentire un accesso diretto ad essi da parte dei consumatori, circa il 60% dei risparmiatori che si sono rivolti all’Acf lo ha fatto tramite un procuratore. Ciò può trovare spiegazione nella rilevanza economica degli interessi coinvolti, oltre che nella complessità tecnico-legale di molte vicende. Marginale è apparso finora il contributo delle associazioni dei consumatori nell’assistenza ai risparmiatori per la presentazione dei ricorsi (meno del 5% del totale). L’auspicio è che possa lievitare, sfruttando al meglio anche la loro radicata presenza sul territorio.
L’identikit dell’investitore retail che si è rivolto finora all’Acf è quello di chi: tende ad assumere un ruolo passivo, soprattutto nelle fasi di avvio e poi di formalizzazione del rapporto con l’intermediario. Per parte loro, gli intermediari paiono privilegiare l’adempimento formale, direi rituale degli obblighi. Questo, se può forse soddisfare le esigenze di compliance e di tendenziale contenimento del rischio legale, non esaurisce di certo i loro doveri, primo tra tutti quello di servire al meglio l’interesse del cliente. E quest’ultimo è aspetto su cui l’attenzione del Collegio è massima nella valutazione dei ricorsi.

Gianpaolo E.Barbuzzi – Presidente Arbitro per le Controversie Finanziarie

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