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Banche venete, i manager convocati oggi in Bce

Per la salvezza di Popolare di Vicenza e Veneto Banca siamo alle battute finali: i capiazienda Fabrizio Viola e Cristiano Carrus sono stati convocati per oggi in Bce dalla Vigilanza Unica guidata da Danièle Nouy (foto) per discutere dei requisiti patrimoniali dei due istituti, per vedere se ci siano ancora margini per quella «ricapitalizzazione precauzionale» che è l’unica strada per tenere in vita le due banche venete portandole poi alla fusione. Se la Bce indicasse lo shortfall, l’ammanco di capitale, significherebbe che gli istituti sono solvibili e che quindi c’è il via libera da Francoforte agli aiuti di Stato. Ma non si respira molto ottimismo. La situazione è complicata dal fatto che il 13 marzo la Bce ha presentato all’istituto una «raccomandazione sui rischi di credito e di controparte» che – rivela PopVi — determinerà tra giugno e settembre «presumibilmente ulteriori impatti negativi, allo stato attuale non quantificabili ma potenzialmente significativi». Insomma la banca rischia di non stare più in piedi. La conseguenza sarebbe drammatica: la messa in risoluzione, cioè il bail in. I conti di Veneto Banca non sono ancora noti. L’altro ieri invece PopVi ha pubblicato il bilancio 2016 da cui emerge, oltre alla perdita di 1,9 miliardi, un patrimonio sceso all’8,21% di tier 1 (sotto i minimi Bce) ma soprattutto una liquidità in via di prosciugamento: il requisito è del 90%, quello di PopVi era sceso al 38% e solo grazie al bond da 3 miliardi garantito dallo Stato è risalito a febbraio sopra i minimi. Ma solo momentaneamente: la fuga di capitali è continuata e per questo PopVi ha chiesto altri 2,2 miliardi di bond garantiti. Anche di questo si parlerà oggi in Bce e domani nei board delle due banche. E il socio Atlante? Per il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha detto che il fondo deve usare i suoi 1,7 miliardi per comprare sofferenze, non per coprire il buco delle venete.

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