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Banche venete, ecco lo scambio Sconti fiscali contro il salvataggio

Spunta anche un’agevolazione fiscale al settore credito nei prossimi piani del governo. Nessuno nei palazzi del governo ammetterà mai che sia una misura correlata al tentativo di persuadere gli istituti italiani a sborsare gli 1,25 miliardi che l’Antitrust Ue chiede in fondi privati per autorizzare la ricapitalizzazione statale di Vicenza e Veneto banca, in piena crisi. Ma è difficile anche sostenere il contrario, che non vi siano collegamenti o forme di “scambio” sul tavolo politico.
Secondo più fonti la misura in cantiere avrebbe l’obiettivo di ridurre gli esuberi del settore bancario: sia quelli – non lontani dai 10mila dipendenti – che si renderanno necessari nella ristrutturazione di Stato di Mps e delle due ex popolari venete, sia quelli che nei prossimi anni il settore prepara per cambiare pelle e ritrovare redditività. Pare che il termine di riferimento, nei palazzi di governo, sia la manovra 1996 del governo Prodi: quando un’intensa concertazione tra le parti sociali portò a introdurre la fiscalizzazione degli oneri sociali per il Mezzogiorno, la riduzione del cuneo fiscale e altre forme di sgravio contributivo. Ancora non è chiaro se le misure si limiteranno ad agevolare prepensionamenti e uscite dal lavoro o saranno più estese: tuttavia sono pensate per tutti gli istituti, non solo per chi accetterà di fare la sua parte di colletta per evitare il rischio liquidazione delle due venete.
I nuovi, eventuali aiuti fiscali potrebbero avere tempi brevi (un decreto ad hoc) o più dilatati, nella legge di stabilità con effetto nel 2018. Il governo diede già una mano alle banche nella scorsa legge di spesa, stanziando 638 milioni per il Fondo esuberi lo strumento privatistico con cui la categoria ha affrontato negli anni 50mila uscite senza licenziare – spalmati tra il 2017 e il 2021, periodo in cui si stimano 25mila nuovi esuberi.
Ieri il ministro Pier Carlo Padoan, tornato a parlare del caso alla Camera, ha chiarito la natura volontaria del cip che finora solo Unicredit, Intesa Sanpaolo, Unipol Banca, Poste e Mediolanum sembrano effettivamente disposte a versare: «E’ opportuno puntualizzare che la soluzione di sistema non è né può essere un’iniziativa pubblica. Si tratta di valutazioni e considerazioni in ordine a un possibile investimento del tutto volontario che non possono che competere alle banche eventualmente interessate». Tempo, comunque, ce n’è poco; lo ha chiarito il vice dg di Bankitalia Fabio Panetta: «Una soluzione va definita in tempi molto brevi, salvaguardando i risparmiatori e garantendo continuità ai rapporti creditizi che interessano numerosissime Pmi. L’impegno delle autorità italiane in questa direzione è massimo». Non è detto, però, che il fine settimana basterà a trovare la quadra: «Vediamo come si determina lo scenario ha detto a riguardo l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina – c’è una grande complessità anche per i meccanismi tecnici che regolano le crisi».
Un vincolo temporale è anche la delicata scadenza del bond subordinato Veneto banca da 150 milioni (ma in circolazione per metà) da rimborsare il 21 giugno: e sembra che così sarà, pur con forme di cautela che non espongano gli amministratori ad azioni revocatorie. Proprio Veneto banca, ieri, ha riunito un cda informativo sullo stato dell’arte, e depositato l’azione di responsabilità contro sindaci e amministratori in carica fino al 26 aprile 2014: chiedendo loro la bellezza di 2,3 miliardi di danni. L’atto corposo, preparato dagli studi legali Orrick e Tombari, accusa le passate gestioni per le politiche creditizie, per i termini dell’acquisizione di Bim, per il danno di immagine derivato dalle inchieste giudiziarie e relative perquisizioni della Gdf. «Un lavoro preciso, dettagliato e approfondito – ha detto Massimo Lanza, presidente di Veneto Banca -. La necessaria risposta all’esigenza di giustizia che i territori richiedevano».

Andrea Greco

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