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Banche venete, lettera alla Bce Pronto un salvataggio misto, 4,7 miliardi da Tesoro e Atlante

Popolare di Vicenza e Veneto Banca vanno verso un intervento misto per rafforzare il proprio patrimonio: da un lato con il Fondo Atlante — con un’operazione sui crediti in sofferenza o direttamente con nuovo capitale — dall’altro con il Tesoro nell’ambito della ricapitalizzazione precauzionale, secondo lo schema Mps.

Ieri i due board, riuniti a Milano, hanno approvato le lettere di risposta alla Bce sui piani di salvataggio indicando su base «stand alone» le esigenze di patrimonio. I banchieri incaricati di gestire le crisi, Fabrizio Viola (amministratore delegato di PopVi e capo del comitato strategico di Veneto Banca) e Cristiano Carrus, direttore generale di Veneto Banca, considerano comunque imprescindibile l’integrazione per rimettere a posto i due istituti. La richiesta di ricapitalizzazione precauzionale al Tesoro ufficialmente non è stata ancora avanzata, anche se è ormai chiaro che si va in quella direzione. Le condizioni del mercato non sono tali da consentire un aumento privato, peraltro già fallito neanche un anno fa per 2,5 miliardi totali. Si parla di una necessità di capitale per 4,7 miliardi, ma cifra finale dipenderà dall’esito delle transazioni con i soci, che si chiudono mercoledì 22: ad oggi le adesioni superano il 50%. Dove trovare il capitale? Circa 1,2 miliardi arriveranno dalla conversione dei bond subordinati; un altro miliardo lo ha già versato a dicembre il fondo Atlante — azionista al 99% — e servirà a pagare le transazioni, stimate in massimi 600 milioni. Mancano 2,5 miliardi, che in parte potrebbero essere coperti da Atlante 2, così che l’intervento del Tesoro diventi residuale.

Tecnicamente però Atlante, che ha 1,7 miliardi, può comprare solo npl. Finora la linea degli investitori (banche, Cdp, Sga, Poste) è stata di non cambiarne la mission, dopo i 3,5 miliardi versati da Atlante 1. Ma gli orientamenti starebbero mutando. Ieri il ceo di Banco-Bpm, Giuseppe Castagna è stato possibilista: «C’è un dibattito in corso con Commissione Europea e Bce, lasciamoli lavorare in pace. Quando si sarà chiarita la necessità di cui hanno bisogno le banche venete, si capirà se è meglio farlo con uno strumento (Atlante, ndr ) piuttosto che con l’intervento dello Stato». Sulle venete ha parlato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina: «Atlante è pronto a comprare sofferenze. Mi sembra che più di quello che ha fatto non possa fare». Ma ha ammesso che «la situazione è complessa», manifestando fiducia nelle qualità di Viola. Frasi caute, dietro la quali si intravede la consapevolezza che la priorità dei banchieri è salvare il sistema bancario, visto che le conseguenze di un «bail in» o della liquidazione anche di una sola delle banche sarebbero drammatiche. «Stanno circolando ad arte numeri di migliaia di esuberi sia per Mps sia per le venete», dice Lando Maria Sileoni, segretario Fabi, «avvisiamo governo, Bce e Ue che al primo licenziamento bloccheremo il settore a tempo indeterminato».

Fabrizio Massaro

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