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Banche venete, la mossa di Padoan «Nessun bail in, soluzione vicina»

Il segnale atteso è arrivato novanta minuti prima dell’inizio della riunione del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza. Erano le 9,30 di ieri mattina quando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con una nota ufficiale del ministero ha comunicato che «la soluzione è ormai prossima e le interlocuzioni con le istituzioni europee sono incoraggianti». Un’affermazione di principio, cui ne è seguita una più tecnica: «la soluzione non contemplerà alcuna forma di bail-in e gli obbligazionisti senior e i depositanti saranno in ogni caso pienamente garantiti».

Sospiro di sollievo e via ai lavori del consiglio, presieduto da Gianni Mion. Poi, poco dopo mezzogiorno, a consiglio iniziato, è giunto l’annuncio di un portavoce della Commissione Ue per l’area della Concorrenza, che fa capo a Margrethe Vestager: «Sono in corso contatti costruttivi per raggiungere una soluzione per le due banche venete in linea con le regole Ue, senza il bail-in degli obbligazionisti senior. I depositi verranno in ogni caso pienamente garantiti».

È il bollo sulla certificazione che Popolare di Vicenza e Veneto Banca possono avere un futuro. Ma da solo non basta. La situazione rimane critica, mancano sempre 1,25 miliardi di euro che dovranno avere provenienza privata, ma finalmente, a due anni dallo scoppio della crisi e con il determinante intervento prima del Fondo Atlante e poi delle casse pubbliche, vi è un segnale di apertura da parte delle autorità europee verso la soluzione delle molte complessità ancora irrisolte.

Immediati i riflessi sui mercati: il prezzo di alcuni bond è rimbalzato in Borsa e a fine giornata il presidente della Vicenza, Mion, ha sottolineato come sia cambiato il sentiment : «Il consiglio si è svolto in un clima sereno perché preceduto dal comunicato del ministro Padoan che ha rassicurato sulla brevità dei tempi e sulla possibilità di trovare una soluzione, a cui è seguito anche quello della Ue. Ci sentiamo rassicurati».

Il nodo che stanno cercando di sciogliere a Bruxelles, fianco a fianco, i tecnici della Dg Comp della Commissione Ue, il Single supervisory mechanism e le autorità ministeriali italiane, riguarda il trattamento degli obbligazionisti senior. La soluzione dovrebbe arrivare rapidamente. C’è chi spera già oggi. La condizione delle due banche rimane infatti emergenziale e se fin qui l’orologio europeo sembrava marciare a un ritmo più lento di quello italiano, ora è necessario allinearsi al passo più veloce.

Sul fronte della partecipazione all’apporto di capitale, poche novità. Il board di Intesa riunitosi a Milano ha affrontato il tema. «Il nostro presidente, l’amministratore delegato e l’intero consiglio stanno seguendo il dossier con attenzione, competenza e senso di responsabilità istituzionale», ha detto Giovanni Costa, anima veneta di Ca’ de Sass. Mentre Unicredit, l’altro grande gruppo invitato al salvataggio, affronterà il tema la prossima settimana. Si sono invece sfilati a vario titolo sia Ubi Banca – giunta al terzo giorno dell’aumento di capitale – che il gruppo trevigiano Benetton, per voce del patron Gilberto.

Oggi, due appuntamenti: il ministro Padoan è chiamato a rispondere al question time alla Camera, mentre alle 11,30 si riunirà a Montebelluna il consiglio di Veneto Banca. Fabrizio Viola – amministratore delegato della Vicenza e presidente del comitato esecutivo della Veneto – sarà l’anello di congiunzione tra i due poli regionali del credito malato, in attesa di indicazioni precise provenienti da Bruxelles. All’attenzione del board ci sarà anche l’emissione obbligazionaria da nominali 150 milioni di euro che scadrà il 21 giugno e che, a questo punto, dovrebbe venir rimborsata.

Stefano Righi

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