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Banche Venete, la Bce avverte “Sulla fusione ultima parola alla Ue”

Botta e risposta a distanza tra le autorità europee sul sistema bancario italiano. L’elemento positivo, sottolineato dal numero uno della Vigilanza europea della Bce, Danièle Nouy, è che su Montepaschi non ci sono dubbi: «Il giudizio sulla solvibilità è il punto di partenza di una ricapitalizzazione cautelativa, dunque è una cosa che è già stata fatta altrimenti non saremmo qui a parlarne». Ma sulla tempistica non ci sono ancora certezze: la Nouy si è detta sicura che «ci sarà una decisione presto» però quasi in contemporanea la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha precisato: «La cosa positiva di non avere una scadenza è il fatto di non avere una scadenza» .
Anche sul fronte delle due banche venete c’è qualche piccolo segnale di apertura. «Stiamo già scambiandoci informazioni con la commissione – ha spiegato la Nouy – e il piano include la possibilità di una fusione» che la Popolare di Vicenza e Veneto banca stanno studiando dal dicembre scorso. «Dopo la ricapitalizzazione precauzionale e in questo contesto, c’è un piano che potrebbe includere iniziative private, che deve essere discusso e accettato dalla Commissione Ue», ha spiegato. Ed ha aggiunto: «La palla è nelle mani della Commissione» che conduce il gioco «nella successiva ristrutturazione».
Dal canto suo la Vestager ha tenuto a sottolineare, a proposito di Atlante e delle dichiarazioni del presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti («Qualcuno ha detto di mettere i soldi e non è stato certo un uscere »): «Non possiamo accettare trucchi, anche se non spetta a noi giudicare lo status dei diversi attori in Italia». Replicando comunque che «qui il principale protagonista è il supervisore perché appunto supervisiona le banche » mentre la Commissione deve «assicurare che le regole siano rispettate in caso vengano usati aiuti di stato o, in caso negativo, che se faccia a meno» per quanto «le regole europee consentono una certa flessibilità». Parlando invece più in generale del sistema bancario Ue, la Nouy ha spiegato che «c’è bisogno di un consolidamento » ma si è detta «fiduciosa » che «aumenterà la velocità» della dismissione dei crediti deteriorati dopo le linee guida Bce.
Tornando alle due banche venete, oggi si apprestano a chiudere l’offerta di transazione con i vecchi soci e a licenziare i conti 2016. Le adesioni, a poche ore dal termine, sono intorno al 68%: l’obiettivo è di chiudere a quota 70%, anche se il traguardo era stato fissato all’80% (nei giorni scorsi il tribunale di Verona ha condannato la popolare di Vicenza a rimborsare ad una socia l’intero investimento in azioni). Pochi spiragli di ottimismo invece sui conti: la Vicenza potrebbe registrare una perdita netta di poco inferiore ai 2 miliardi, a causa delle svalutazioni sugli Npl e per ulteriori accantonamenti a sofferenze dei prestiti incagliati (anche per prendere atto delle indicazioni Bce). La discontinuità con il passato, anche recente, ha spinto a un’opera di pulizia molto profonda nei due istituti. Veneto banca fotograferà un rosso nell’ordine di 1,3 miliardi. Per entrambe è in arrivo la richiesta di una nuova emissione di bond con garanzia pubblica (le altre emissioni erano state pari complessivamente a 4,75 miliardi).

Vittoria Puledda

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