Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche venete in crisi. Intesa apre al salvataggio ma non vuole essere sola

L’operazione da manuale della risoluzione bancaria annunciata ieri in Spagna aumenta la pressione sul sistema Paese alle prese da tre mesi con il salvataggio delle ex popolari Vicenza e Veneto Banca. Restano due settimane per sciogliere il rompicapo: nella seconda decade di giugno i cda dei due istituti intendono dimettersi se non si trova una soluzione che li metta al riparo da rischi operativi crescenti. Tuttavia l’investitore privato con assegno da 1,2 miliardi non si vede, né lo “sconto” dell’Antitrust Ue: così l’opzione maestra sarebbe dividere il miliardo pro quota tra tutte le banche operanti nel Paese. La più importante di queste, Intesa-Sanpaolo, non sarebbe contraria all’ipotesi ma chiede appunto che tutto il sistema bancario partecipi all’operazione.
«Una lezione spagnola»: così più osservatori chiamano la richiesta del Banco Santander di 7 miliardi ai suoi azionisti per non deprimere il patrimonio con l’acquisto, a 1 euro, del Banco Popular, sesto istituto spagnolo finito in crisi di liquidità per un eccesso di sofferenze. Per giunta, il Santander se lo vende al mercato come un affarone, su cui si guadagnerà dal 2019. Inevitabilmente la pressione è tornata a salire su Intesa Sanpaolo e Unicredit, le due ex “banche di interesse nazionale” capaci di lanciare salvagenti miliardari. Carlo Messina e Jean Pierre Mustier, i due rispettivi ad, sarebbero stati nuovamente contattati dal ministro Pier Carlo Padoan, con richieste di intestarsi un istituto ciascuno.
Giusto un anno fa le due big avevano “garantito” per le ricapitalizzazioni da 2,5 miliardi per risanare e quotare le Vicenza e Veneto banca. Se allora l’Italia avesse avuto la forza e il discernimento di chiamare un bail in simile a quello accordato sul Banco Popular da Bce e Commissione Ue oggi da un anno tutto sarebbe sistemato. Invece solo il dossier Mps è al traguardo, mentre sulle venete siamo ormai al conto alla rovescia. Il 21 giugno scade infatti un bond subordinato di Montebelluna da 150 milioni, che quota a 47/100. Un vecchio titolo a rischio, di quelli condannati da ogni salvataggio, privato o “pubblico precauzionale”: ma l’ipotesi di dover rimborsare alla pari quel bond spacciato, salvo magari intaccare i titoli senior nell’ipotesi di un successivo bail in, è talmente paradossale e foriera di effetti legali che molti consiglieri di Veneto Banca potrebbero dimettersi piuttosto che affrontarla; anche perché tra Veneto e Vicenza ammontano già 12 miliardi di euro le garanzie statali su bond emessi questi mesi per ravvivare una liquidità morente. Miliardi che lo Stato potrebbe trovarsi a pagare in caso di risoluzione o — peggio — liquidazione.
Quel che Padoan avrebbe detto ai banchieri nelle ultime ore concitate è che da Bruxelles arrivano cattive notizie. Il tentativo di far scendere la richiesta, neanche formalizzata, di 1,25 miliardi privati per coprire le perdite «passate o probabili» delle due banche finora non ha dato frutti. Per questo sarebbe opportuno trovare i corrispondenti impegni dei privati, e procedere subito dopo all’aumento di Stato per 5 miliardi. I grandi banchieri nicchiano: ma Intesa Sanpaolo, primo gruppo del Paese, avrebbe dato l’ok di massima a fare la sua parte; solo a patto, però, di dividere la somma tra tutti gli operatori. Se la “mozione Intesa” passasse, sarebbe difficile per Unicredit sfilarsi: e così via per i principali gruppi. A quel punto versare il miliardo tramite il fondo Atlante o il fondo tutela depositi volontario sarebbe solo un tecnicismo. Se quella strada non sarà praticabile, il Tesoro ne troverà altre, ma con una linea del Piave, anzi da ieri più forte dopo la lezione spagnola: «bond senior e depositi non si toccano».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa