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Banche Venete, bail-in escluso

Il bail-in è un rischio scongiurato per le banche venete, secondo quanto ha dichiarato ieri il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, ma per il piano di salvataggio della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca , sulla quale ieri è arrivata una multa di 5 milioni dall’Antitrust, serve un miliardo dai privati secondo quanto ha deciso Bruxelles.

Contro questa decisione i sindacati del settore bancario chiedono al governo del premier Gentiloni di non accettare i ricatti della Ue. E hanno annunciato una manifestazione a Bruxelles entro giugno.

Intanto oggi sono convocati i cda delle due banche venete per un’informativa sullo stato dell’arte e sulle trattative per il salvataggio dopo la riunione di mercoledì con le istituzioni europee a Bruxelles e l’incontro di ieri a Roma al ministero del tesoro con i vertici dei due istituti. Il Mef ha provato a rassicurare: «Il bail-in è un’ipotesi esclusa», ha detto Padoan. «Prendo atto delle dichiarazioni di Padoan», è stato il commento dell’ad della Vicenza, Fabrizio Viola. «Stiamo continuando a lavorare per una soluzione che metta in sicurezza le banche, salvaguardi il risparmio e allo stesso tempo dia una garanzia dal punto di vista della liquidità», ha spiegato il ministro dell’economia. Proprio sotto il profilo della liquidità, Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, ha assicurato in una nota il Mef, «dispongono di tutte le garanzie pubbliche necessarie» e il governo «è impegnato perché la soluzione sia definita in tempi rapidi». Resta tuttavia il nodo della richiesta di Bruxelles di ulteriori capitali privati per circa un miliardo per compensare perdite su crediti «prevedibili e pregresse» non colmabili con le risorse pubbliche, prima che venga autorizzata la ricapitalizzazione precauzionale.

Intanto, dall’Antitrust è arrivata una tegola da 5 milioni di euro per Veneto Banca. L’Authority ha sanzionato l’istituto di Montebelluna per due pratiche commerciali scorrette consistenti nell’aver condizionato l’erogazione di mutui all’acquisto da parte di proprie azioni e indotto i consumatori intenzionati a richiedere mutui ad aprire un conto corrente presso la banca.

Atlante o braccio volontario del Fondo interbancario. A loro si guarda per l’iniezione di capitali privati richiesta della commissione Ue a Bpvi e Veneto Banca. Ma questa strada, che al momento sembrerebbe essere l’unica percorribile per evitare il bail-in, sarebbe comunque difficile da percorrere. Fonti vicine a dossier fanno notare, infatti, come quasi tutti i banchieri si siano già espressi contro la possibilità di mettere altre fiches in Atlante o in un altro veicolo che venisse creato ad hoc per le banche venete.

L’aumento di capitale da parte di privati, fanno notare le stesse fonti, servirebbe a coprire perdite. Si tratterebbe di un investimento poco sensato, difficile da spiegare anche ai proprio azionisti.

L’impasse potrebbe essere superato con una forte moral suasion del governo. Per questo l’ipotesi continua a circolare anche se, al momento, non sembra sia stato chiesto né ufficialmente né ufficiosamente un intervento al Fondo e ad Atlante.

Un’altra soluzione, per ora, non si vedrebbe all’orizzonte. Intanto oggi il board di Banca popolare di Vicenza si dovrebbe riunire alle 11 a Milano. L’obiettivo è fare il punto sulle ultime richieste arrivate da Bruxelles e sulle iniziative che il governo italiano potrebbe mettere in campo per evitare il bail-in delle due ex popolari. È più che mai necessario trovare una soluzione in breve tempo, non più di una settimana, per soddisfare la richiesta Ue di capitali privati per un miliardo. E senza una rapida soluzione i consigli di amministrazione delle banche potrebbero anche decidere di presentare le dimissioni in blocco.

Sulle banche venete era intervenuto mercoledì il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina: «Su queste banche i privati hanno già perso, o stanno perdendo, dei soldi; a questo punto bisogna garantire la possibilità di metterle in sicurezza attraverso un intervento pubblico che ormai è in costruzione da dicembre dell’anno scorso. Credo sia il caso di accelerare e di farsi rispettare anche in ambito europeo».

Intanto, i sindacati hanno chiesto al governo di non accettare i ricatti di Bruxelles. Per il rilancio delle due banche venete, dopo «l’ennesimo incontro con la Commissione europea conclusosi con un nulla di fatto, per responsabilità esclusiva della miopia dei loro rappresentanti non si pensi di accettare soluzioni che, per accontentare l’Europa, prefigurino licenziamenti: sarebbe un suicidio per l’intero sistema», hanno dichiarato i segretari generali dei sindacati bancari, Lando Sileoni (Fabi), Giulio Romani (First-Cisl), Agostino Megale (Fisac-Cgil), Pietro Pisani (Sinfub), Piero Peretti (Ugl-Credito), Massimo Masi (Uilca) e Emilio Contrasto (Unisin). In una nota congiunta hanno avvertito che «nei prossimi giorni saranno avviate iniziative di mobilitazione del personale e una manifestazione a Bruxelles entro giugno».

Ettore Bianchi

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