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Banche venete, apre il cantiere

Entra nel vivo il piano di integrazione delle due banche venete in Intesa Sanpaolo. Ca’ de Sass avrebbe dato attuazione al Progetto Vivaldi, che porterà la Popolare di Vicenza e Veneto banca nell’orbita del gruppo guidato da Carlo Messina. L’integrazione sarà coordinata dal responsabile della Banca dei territori, Stefano Barrese, e dal chief operations officer, Eliano Omar Lodesani.

A giorni dovrebbe partire anche il processo di due diligence per definire il perimetro di clientela della bad bank e valutare le posizioni singole. La verifica sarà condotta da un collegio di tre esperti indipendenti, di cui uno nominato dal ministero, uno da Intesa e il terzo, con funzione di presidente, designato di comune accordo dagli esperti nominati dalle parti. L’esito è previsto entro la fine dell’estate.

Intanto il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha detto che l’intervento sui due istituti ha comportato «un considerevole onere per i contribuenti», precisando che Bruxelles considera una tantum i fondi stanziati dallo stato. «È importante che la situazione delle banche italiane si sia risolta in modo da non creare incertezza finanziaria», ha aggiunto. «Le decisioni prese sono in linea con le nostre regole sugli aiuti di stato e l’Unione bancaria. Per rendere l’aiuto di stato possibile ci deve essere un burden sharing, a cui partecipano gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate, che in pratica hanno perso i loro investimenti contribuendo con 5,2 miliardi per assicurare la liquidazione delle banche, a cui si aggiungono 4,8 miliardi di iniezione di cassa attraverso l’aiuto di stato e 12 miliardi di garanzia, di cui bisogna vedere quanto sarà recuperato. C’è stato un considerevole peso per i contribuenti», ha osservato il vicepresidente della Commissione. «È stata soprattutto una scelta dell’Italia decidere se aderire ai requisiti minimi sulle regole in materia di aiuti di stato o optare per un burden sharing più profondo. Questa decisione spetta alle autorità italiane».

Dombrovsiks ha quindi evidenziato che le regole dell’Unione bancaria europea sono state «non un problema ma parte della soluzione: è stato importante che la questione sia stata risolta senza creare incertezza nel sistema finanziario, senza trascinare una situazione d’incertezza e quindi senza aumentare i costi».

Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan si è detto fiducioso sul fatto che il parlamento voterà il decreto sulle banche venete. In un’intervista a Class Cnbc (televisione del gruppo Class editori, che partecipa al capitale di questo giornale) il ministro ha definito il provvedimento «un atto importante per il paese, indipendentemente dalla posizione politica. Non voglio considerare», ha sottolineato, «il caso in cui questo decreto non fosse approvato: ci sarebbe la clausola di rescissione da parte di Intesa Sanpaolo e saremmo in una situazione molto difficile».

Infine il sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, ha spiegato che la scelta di rimborsare integralmente gli obbligazionisti, «laddove la disciplina vigente prevederebbe tale rimborso solo nella misura dell’80%, deriva dalla constatazione che, in particolare nelle due banche venete, si sono verificate pratiche diffuse di cattiva gestione che hanno portato al collocamento presso il pubblico di tali strumenti finanziari, in chiara violazione delle regole vigenti in materia».

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