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Banche venete alla Bce: “Salve solo se unite”

Le due banche venete hanno inviato la lettera alla Bce, con le risposte chieste da Francoforte su come intendono procedere per la ricapitalizzazione delle due banche. E, a quanto si apprende, è stato rispettato il copione ormai in vigore da tempo: due lettere-fotocopia, solo formalmente distinte, per ribadire che non ci sono alternative al piano di fusione e che tutti i ragionamenti sulla necessità di capitale vanno fatti tenendo presente le due realtà unite, anche se dal punto di vista giuridico-autorizzativo sono ancora separate, sebbene abbiano le carte in regola per richiedere l’intervento precauzionale pubblico. Ma, se possibile, si fa sempre più caldo anche il fronte interno, quello delle trattative informali tra le due banche e il governo, per la ricapitalizzazione precauzionale: a questo punto tutti i giorni sarebbero buoni per una richiesta ufficiale al Mef, per l’intervento anche dei fondi pubblici. È possibile che sia persino questione di ore. Una partita complicata, perché la richiesta deve essere presentata al Tesoro, ma deve passare al vaglio della Bce e della Direzione concorrenza di Bruxelles. E nel primo caso l’interlocuzione è tra la banca e Francoforte, nel secondo tra il Mef e Bruxelles.
Tuttavia, la sensazione all’interno delle due banche è che il tempo stringa e che non si possa tirare la corda troppo a lungo. Tra l’altro, sembra che alla Popolare di Vicenza dopo un periodo di relativa quiete si avvertano nuovamente segnali di nervosismo sotto il profilo della liquidità. Altro fattore di incertezza, il futuro atteggiamento di Atlante (e dei suoi azionisti). Ieri c’è stata una parziale apertura da parte di Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, mentre il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha fatto chiaramente capire che a suo parere il fondo Atlante deve intervenire sugli Npl, non sull’ulteriore ricapitalizzazione delle banche venete. Unica nota positiva, per i due istituti procede abbastanza bene l’offerta di transazione con i vecchi soci: le adesione sono ancora lontane dalla soglia dell’80%, fissata dalle due banche, ma mancano ancora alcuni giorni alla scadenza (il termine ultimo è il 22 marzo, sempre che non venga prorogato). Un obiettivo intorno al 70% potrebbe essere alla portata.
Pronta la richiesta al Tesoro per l’intervento dei fondi pubblici, ma serve il via libera di Francoforte ed Ue.

Vittoria Puledda

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