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Banche, utili in crescita Ci sono 4,7 miliardi in più

In banca è cambiato il vento. Dopo anni di prospettive negative, il primo trimestre del 2021 si è aperto nel segno dell’ottimismo per il sistema creditizio italiano. Nonostante il quadro di riferimento sia caratterizzato da concrete preoccupazioni prospettiche per la conclusione delle moratorie e lo sblocco dei possibili licenziamenti, la diffusione delle vaccinazioni e la riduzione degli effetti della diffusione del covid nella vita di tutti giorni, hanno dato uno sprint che si è immediatamente riflesso anche nel settore bancario.

L’analisi dei bilanci del primo trimestre 2021 evidenzia infatti che le misure intraprese nel corso degli ultimi 12 mesi hanno dato una diversa prospettiva al business creditizio, pronto a beneficiare di una ripresa completa delle attività, attesa da tutti. Se la complessa trasformazione verso un business largamente digitale evidenzia ancora molti rallentamenti, il sentiment positivo di queste ultime settimane si è immediatamente manifestato nelle valutazioni di Borsa dei principali istituti di credito.

Piazza Affari

Lo si vede chiaramente dalla capitalizzazione dei titoli del settore a Piazza Affari. L’esempio più evidente è quello di Unicredit. Dal 15 aprile, giorno dell’insediamento al vertice della banca di Andrea Orcel, il titolo ha reagito quasi con rabbia a tre anni di continue penalizzazioni: il titolo è passato da meno di 8 euro a più di 10 euro. In un mese la capitalizzazione di Borsa è passata da 18 miliardi a quasi 23 miliardi di euro. E la corsa non sembra essersi esaurita. Anche perché sostenuta dai risultati di bilancio. Dopo il primo trimestre 2020, quando Unicredit scontò l’impatto di alcune attività estere e un piano di ridimensionamento del personale sul mercato italiano, con complessivi 2,7 miliardi di perdite indicate in bilancio, nei primi 90 giorni di quest’anno, sotto la guida pro-tempore di Ranieri de Marchis, Unicredit ha portato a casa 887 milioni di euro di utili netti. Una cifra rilevantissima, che ha aiutato la percezione della svolta nella seconda banca italiana.

Ancora più rilevanti sono stati i risultati di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha quasi raddoppiato il risultato del suo primo concorrente, mettendo a segno il miglior risultato trimestrale di sempre. La polarizzazione del sistema italiano è evidente. Intesa Sanpaolo, da sola, ha praticamente realizzato la metà degli utili netti delle prime sette banche commerciali presenti in Italia: 1.516 milioni di euro su un totale di 3.112 milioni. Se si considera che il primo trimestre del 2020 si era concluso con perdite aggregate per complessivi 1.570 milioni di euro, la differenza sul primo trimestre del 2021 ammonta a 4.682 milioni. Un altro mondo.

Alle spalle dei due colossi del settore, in questo primo trimestre del 2021 si sono fatti notare in tre: Bper, Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm, che solo casualmente sono anche le indicate protagoniste del prossimo giro di risiko. In questo caso però l’attenzione è stata determinata dai bilanci mandati in archivio.

Crescite

Alessandro Vandelli ha concluso la sua esperienza in Bper con un bilancio stellare: 400 milioni di utili netti trimestrali. Per il gruppo modenese, un record. Guido Bastianini, mentre tutti parlano di Siena al passato, ha presentato 119 milioni di utili all’azionista di riferimento del Montepaschi, il governo italiano: un segnale inatteso di vitalità della rete commerciale senese. Mentre Banco Bpm, che ha realizzato 100 milioni di utili netti, ha avviato un percorso di sviluppo della propria strategia in termini di Sostenibilità. A febbraio sono stati avviati 7 cantieri di attività con l’obiettivo di concretizzare l’integrazione delle tematiche Esg all’interno delle attività aziendali e nel business e sono stati definiti 32 progetti da realizzare con il coinvolgimento di 15 diverse unità della banca e di oltre 50 persone dedicate.

In crescita finisce non solo Vandelli alla Bper, ma anche Luigi Lovaglio che prima di cedere all’opa del Credit Agricole ha saputo trasformare il Creval da una banca sull’orlo di una crisi di nervi a un istituto redditizio e appetibile agli occhi di una delle grandi banche a livello europeo. E cresce anche il Credem, il cui utile netto aumenta da un anno all’altro del 52 per cento. Nel complesso, il trimestre fotografa la trasformazione del sistema. Con gli interessi bloccati da tassi attorno allo zero, le banche hanno saputo moltiplicare le occasioni commissionali: la voce è in crescita in tutti i bilanci presi in esame.

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