Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche Usa, salasso da 30 miliardi

Il taglio delle tasse dal 35% al 21% alla Corporate America farà aumentare i margini. E in prospettiva gli investimenti e i dividendi agli azionisti. Ma in un secondo momento, nel lungo termine. Nel breve, per l’applicazione delle nuove regole appena approvate dal Congresso, le aziende dovranno caricare sui prossimi bilanci i costi per gli adeguamenti delle aliquote e altre voci straordinarie prodotte per il passaggio alla tassazione più bassa sul reddito societario, o per il rientro dei capitali.
In soldoni, in un primo tempo saranno maggiori i costi dei benefici. Da diversi giorni ormai i centri studi e gli analisti delle major americane e delle multinazionali continuano a sfornare il loro personale conto su quanto costerà passare da un sistema all’altro.
Gli investitori e i trader a Wall Street si aspettano una spinta a lungo termine nei profitti della Corporate America grazie al «tax cut»federale e, successivamente, per effetto della deregulation finanziaria promessa da Trump, ancora allo studio. Tuttavia gli executive delle grandi banche, per ora, si preparano ad accantonare in bilancio delle poste di maggiori costi multi miliardari – si parla di una trentina di miliardi di dollari di extra costi solo per le big bank – che impatteranno sui risultati del quarto trimestre.
La matita rossa caratterizzerà i conti trimestrali delle grandi banche americane attesi nei prossimi giorni, che chiuderanno l’esercizio 2017.
Le prime valutazioni sono tutte negative. Citigroup potrebbe registrare una perdita trimestrale superiore ai 15 miliardi di dollari. Per Citi pesano i 20 miliardi di perdite accumulati negli anni 2007-2009, nel pieno delle tempesta subprime. E che ora vengono caricati in bilancio perché fuori dal periodo considerato per l’applicazione delle nuove regole sulla tassazione societaria.
Goldman Sachs potrebbe egualmente riportare un rosso nel trimestre di circa tre miliardi di dollari: per Goldman pesano i 5 miliardi di dollari di maggiori spese dovuti alla nuova tassa sul rimpatrio dei capitali dall’estero, profitti custoditi in qualche paradiso fiscale. Pratica comune alle major e alle multinazionali di diversi settori economici, dall’energia all’hi-tech, dall’automotive alle grandi banche.
Venerdì prossimo saranno resi noti i conti di JpMorgan Chase & Co: si ipotizza un calo degli utili del 35% rispetto a un anno fa. Bank of America, che renderà noti i risultati dell’ultimo trimestre mercoledì 17, potrebbe rivelare un crollo del 50% dei profitti.
«Non ci sono dubbi sul fatto che sarà un trimestre pessimo», dice Jason Goldberg, analista finaziario di Barclays. Ma è solamente l’inizio. La festa è solo rimandata. Gran parte degli analisti sono concordi nel ritenere che le «big bank» beneficeranno di maggiori utili nel futuro prossimo. La stessa Bank of America che nei prossimi giorni conterà i danni e si leccherà le ferite, nel 2019 potrebbe avere un aumento del fatturato di 4,5 miliardi di dollari, il 19% in più rispetto a ora, grazie solo agli effetti dei tagli fiscali voluti da Trump, sostiene Brian Kleinhanzl, analista di Keefe, Bruyette & Woods. Molto di più dei 3 miliardi di dollari che BoA perderà con i prossimi conti del quarto trimestre.

Riccardo Barlaam

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa