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Banche Usa, in arrivo ai soci un tesoro extra da 2 miliardi

Le grandi banche americane, reduci da una promozione a pieni voti negli stress test della Federal Reserve, aprono le porte – o meglio le casseforti – al pagamento di nuovi dividendi ai soci e al rilancio di buyback di titoli a colpi di miliardi di dollari. Primo assaggio di un boom di payout complessivi annuali che potrebbero raddoppiare a circa 130 miliardi.

Morgan Stanley è stata tra le più rapide e aggressive nel premiare gli azionisti, facendosi avanguardia del nuovo trend: ha annunciato un raddoppio della cedola a 70 centesimi a partire dal terzo trimestre. E un piano di riacquisto di titoli propri da 12 miliardi di dollari, rispetto a precedenti “tetti” massimi da dieci miliardi.

Altrettanto ha fatto Wells Fargo, tra le banche americane ancora di recente in maggiori difficoltà e costretta a drastici tagli nelle cedole. Ha riportato il suo dividendo trimestrale a 20 centesimi da 10 e sollevato il sipario su un buyback da 18 miliardi in arrivo a partire dal periodo luglio-settembre.

Né i casi di significativo incremento del dividendo si sono fermati qui. Goldman Sachs l’ha innalzato del 60%, a 2 dollari per azione. JP Morgan, la principale banca statunitense, l’ha aumentato dell’11% ad un dollaro. E a Bank of America è stato gonfiato del 17% a 21 centesimi.

Le decisioni dell’alta finanza americana potrebbero aumentare le pressioni per simili aperture in Europa: gli istituti del Vecchio continente sono in attesa di un via libera e della fine delle restrizioni sulle cedole da parte della Bce nei prossimi mesi. Una decisione in tal senso è prevista per luglio e tradursi in uno “sblocco” a cominciare da settembre.

Non tutti gli istituti statunitensi hanno in realtà scelto di sbilanciarsi. Alcuni marchi hanno preferito sposare una maggior cautela, a cominciare da Citigroup: ha mantenuto invariata la propria cedola a 51 centesimi. Il neo-amministratore delegato Jane Fraser ha fatto sapere di non essere impegnata a favore di specifici incrementi nel dividendo.

Un primo bilancio degli annunci arrivati dalle banche, oltre una decina, mostra tuttavia come abbiano voltato pagina dalla crisi: stando ad alcune stime in poche ore potrebbero aver deciso di devolvere un nuovo «tesoro» da almeno due miliardi da spartire nelle cedole del prossimo trimestre. E in tutto le maggiori banche americane, ha pronosticato il senior analyst di Wells Fargo Mike Mayo, potrebbero già quest’anno mobilitare fino a 127 miliardi rispetto ai 63 miliardi del 2020. Altri analisti si sono focalizzati sul payout nei prossimi quattro trimestri, calcolato in 130 miliardi dai 66 del periodo precedente. Solo le prime sei banche spenderanno in media il 122% dei profitti in buyback e dividendi nei prossimi dodici mesi.

Alla radice della nuova generosità è il successo dei 23 istituti esaminati dalla Fed nel superare gli ultimi stress test, il cui risultato è venuto alla luce la scorsa settimana. Anche al cospetto degli scenari di crisi più grave, con impennate della disoccupazione e crolli di Wall Street, reggerebbero il colpo: le perdite collettive raggiungerebbero i 474 miliardi. Ma in un segno della salute oggi conquistata dal settore, preserverebbero requisiti di capitale nettamente superiori – doppi – rispetto ai minimi richiesti. Più che abbastanza perché la Banca centrale, come promesso, tolga limiti ai dividendi o divieti a buyback.

Durante la pandemia, la Fed era intervenuta per circoscrivere la flessibilità dell’alta finanza nell’erogare pagamenti agli azionisti e assicurare così la solidità degli istituti, memore degli shock della grande crisi del 2008. Gli istituti sono stati anche stati sottoposti a ripetuti round di stress test nell’ultimo anno. È una fase che appare ora superata: prima nei risultati di bilancio, dove le banche hanno smobilitato riserve a fronte di perdite che non si sono materializzate (grazie all’ingente sostegno pubblico all’intera economia). Poi nelle analisi della Fed, che aveva ammorbidito alcune restrizioni già da gennaio. E adesso nelle scelte sui dividendi nel post-stress test.

L’ottimismo, sull’onda dei “premi” agli azionisti e della forza finanziaria dimostrata, è trapelato anche da spinte al rialzo nelle quotazioni di più d’un leader del settore bancario. Morgan Stanley ha guadagnato quasi il 4%, dopo che il chief executive James Gorman ha sottolineato come il gruppo abbia «accumulato un significativo capitale in eccesso negli ultimi anni». In rialzo anche le azioni di JP Morgan e Goldman Sachs.

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