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Banche, uno spiraglio sugli Npl La Ue valuta ritocchi alle regole

Un primo passo è stato compiuto in sede europea per rivedere le regole che impongono svalutazioni sui crediti deteriorati è stato compiuto. Ieri l’European and Econimic Committee (Cese), una sorta di Cnel europeo chiamato a dare pareri obbligatori sulle proposte di legge comunitarie, ha approvato all’unanimità un documento nel quale chiede al Parlamento e alla Commissione Ue una revisione delle norme sugli Npl. In particolare quelle sulla nuova definizione di default (dal primo gennaio le rate non pagate per tre mesi anche per sconfinamenti minimali comportano la classificazione a credito problematico) e sul calendar provisiong, la serrata tabella di marcia che impone svalutazioni entro scadenze precise. Proprio quelle norme per le quali da settimane l’Abi sollecita una revisione. Il timore alla base della richiesta è anche sociale: una volta che scadessero i termini delle moratorie sui mutui, la banca sarebbe repentinamente chiamata a fare procedure di recupero dei crediti per chi non riprendesse i pagamenti e tutto ciò, in questa fase, potrebbe avere ripercussioni di carattere sociale. Il parere del Cese, in verità, è stato rilasciato su alcune direttive inerenti la Mifid e la cartolarizzazione dei crediti e, dunque, non sulla direttiva Crr nella quale sono fissate le norme sugli Npl. Ma la questione è ormai sul tavolo, tanto che in ambienti europei si sta ragionando sulla possibilità di approvare una “quick fix”, una norma ad hoc per sospendere quelle norme immaginate prima della pandemia. L’approvazione potrebbe arrivare in primavera e l’entrata in vigore prima della scadenza delle moratorie, ora consentite dalla Ue fino a giugno 2021. Ma al momento è un intento; i paesi nordici non sono d’accordo e qualcuno già chiede che prima l’Italia proceda a una riforma della giustizia civile.

«Occorre rilevare come l’intero quadro normativo sui crediti deteriorati oggi vigente presenti delle rigidità che possono fortemente impattare sull’economia reale, in particolare sulle Pmi, soprattutto nell’attuale contesto economico minato dalla pandemia» si spiega nel parere.

Si fa riferimento in particolare «al Npl Backstop regulation (il calendar provisioning, ndr) , che impone svalutazioni dei crediti deteriorati secondo una tempistica stringente e che valorizza poco (o addirittura per niente) il reale valore economico delle garanzie su questi stessi prestiti. Se tale quadro appariva difficilmente compatibile con la realtà del mercato secondario di crediti deteriorati precedente alla pandemia, è facile immaginare come esso potrà essere ancora più problematico nel contesto economico post-pandemia. È quindi opportuno che le curve di accantonamento previste dal regolamento Backstop siano, almeno temporaneamente, sospese o ricalibrate» si afferma nel documento. Il quale sottolinea inoltre come « la regola del “past due” di 90 giorni (legata alla definizione di default, ndr) dovrebbe essere temporaneamente allentata per l’emergenza Covid-19, in modo da evitare l’impatto sociale negativo di una tempistica così serrata». Per il comitato quelle norme sono « oggi inadeguate ad affrontare gli effetti economici della pandemia e per questo andrebbero temporaneamente allentate».

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