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Banche, UniCredit apre la fila di chi ridurrà l’esposizione

L’esposizione delle banche in titoli di Stato domestici ha toccato quota 387 miliardi di euro a marzo stando all’ultima rilevazione di Bankitalia. Rispetto a un anno fa c’è stata una crescita di circa 50 miliardi. A fronte di questo trend in netto rialzo diverse banche hanno manifestato l’intenzione di ridurre il peso dei BTp in portafoglio.

Il caso più rilevante riguarda UniCredit. Con ben 58 miliardi di euro di titoli italiani in portafoglio (cifra che vale circa la metà del portafoglio titoli governativi e circa il 7% degli attivi) la banca guidata da Jean Pierre Mustier è in assoluto la più esposta al rischio sovrano e, proprio in questi giorni, ha comunicato l’intenzione di voler ridurre , seppur gradualmente, i BTp in portafoglio. Consistente poi la sforbiciata programmata da Iccrea, gruppo che riunisce le banche di credito cooperativo, che dovrebbe ridurre di circa 10 miliardi la sua esposizione in BTp portandola a quota 28 miliardi (il 21% degli attivi). Anche Ubi nel suo piano industriale si è posta come obiettivo quello di portare l’esposizione in titoli di stato italiani a quota 7,5 miliardi entro il 2020, ossia al 50% dei 15 miliardi previsti come totale delle attività finanziarie alla data. «Attualmente siamo molto prossimi a quel target» ha dichiarato Victor Massiah nel corso della conference call con gli analisti. Al 31 marzo l’esposizione ai titoli di Stato italiani di Ubi era pari a 8,28 miliardi di euro su un totale di 17,2 miliardi di asset finanziari.

Significativo poi il fatto che anche una banca controllata dallo Stato come Mps abbia ridotto la sua esposizione in BTp: era a quasi 20 miliardi alla fine del secondo trimestre dello scorso anno, oggi è a quota 13,5.

Ovviamente non tutte le banche hanno in programma di ridurre i BTp. Intesa Sanpaolo, primo istituto per capitalizzazione, fa sapere di avere a bilancio 32 miliardi di titoli di Stato italiani. Questo portafoglio, che si riferisce solo al perimetro delle attività bancarie, vale il 44% dell’esposizione complessiva in governativi ma può salire fino a un massimo del 50% e ciò significa che potrebbe potenzialmente anche salire. Banco Bpm in questo primo trimestre dell’anno ha aumentato il peso dei BTp portandolo dal 63 al 66% del portafoglio governativi soprattutto grazie al contributo delle attività di trading della controllata Banca Akros. In occasione della fusione, l’istituto ha ridotto il peso dei BTp in portafoglio e in prospettiva punta a mantenere una posizione equilibrata rispetto al totale del portafoglio “sovereign”. Ci sono poi istituti come Bper (5,3 miliardi di BTp a bilancio) che dichiara di voler mantenere invariato il loro peso in rapporto al totale degli attivi (7,5%).

Il legame tra banche e titoli di Stato rischia di rappresentare un fattore di vulnerabilità. Soprattutto se, come accaduto lo scorso anno, i titoli italiani dovessero tornare nel mirino della speculazione quando ci sarà da negoziare con l’Ue la prossima legge di bilancio (una strada che si annuncia in salita alla luce dei 23 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare). Tra i Paesi europei l’Italia è quello in cui le banche sono in assoluto più esposte al rischio sovrano (in media i BTp valgono il 10,7% del totale degli attivi in Italia contro il 7,6% della Spagna) e questo primato si paga tutte le volte che lo spread sale andando a erodere il capitale di vigilanza delle banche. Per questo i titoli delle banche vanno giù quando c’è tensione sui BTp e questo problema è ulteriormente aggravato da un fattore contabile perché, segnala Moody’s in un recente rapporto, il 57% dei titoli in pancia alle banche italiane è classificato come FVOCI (fair value through other comprehensive income). Questa classificazione obbliga gli istituti a iscrivere a bilancio i titoli a valore di mercato col rischio che una loro eventuale svalutazione vada a erodere il capitale. Nel resto d’Europa il grosso dei titoli governativi è classificato come AC (ammortizated cost) in cui ricadono i titoli che una banca ha intenzione di tenere fino a scadenza le cui oscillazioni di valore non hanno impatto sul capitale.

Tante variabili insomma indirizzano le scelte di investimento degli istituti. Una di queste è anche la consapevolezza di essere un tassello chiave nella tenuta del sistema. Le banche sono il principale creditore dello Stato italiano e sono le prime ad avere interesse che il sistema regga. Anche nel recente passato hanno dimostrato di essere pronte ad aumentare la loro esposizione in BTp in situazioni di tensione con i capitali esteri in uscita. Anche alla luce di queste considerazioni è probabile che i piani scritti a bocce ferme possano finire archiviati se le condizioni di mercato dovessero cambiare significativamente.

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