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Banche, un round all’Italia sugli stress test

Gli esperti dell’Abi si sono messi subito al lavoro per esaminare nel dettaglio le oltre sessanta pagine della raccomandazione dell’Eba, l’autorità europea di vigilanza delle banche, sulle regole di valutazione dei bilanci in vista anche dell’Asset quality review e degli stress test di fine anno. La prudenza, quando ci sono tanti elementi da analizzare, è d’obbligo, ma certo per le banche italiane la decisione dell’autorità presieduta da Andrea Enria è un motivo di soddisfazione perché accoglie la loro richiesta di regole uniformi per tutti i gruppi europei. In particolare l’Eba definisce i parametri, uguali per tutti, per giudicare e classificare le sofferenze, cioè i crediti non rimborsati e portati a perdite nei bilanci, un terreno sul quale gli istituti italiani risultano penalizzati nel confronto perché sono sottoposti a classificazioni più severe.
«È un documento importante perché testimonia l’impegno dell’autorità  ad arrivare a un terreno di gioco livellato, soprattutto dove le differenze sono massime, come le classificazione dei crediti deteriorati» ha commentato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini.
L’Eba che ha deciso di muoversi sulle regole di maggior rigore, esamina, infatti, in particolare le partite in sofferenza — non performing loans — definendole come crediti i cui rimborsi della quota capitale o degli interessi tardano per più di 90 giorni oppure che, secondo il giudizio delle stesse banche, hanno una fortissima probabilità, indipendentemente dai giorni di ritardo, di non essere mai rimborsati. Una regola questa che viene seguita rigorosamente dalle banche italiane e meno — soprattutto per quel che riguarda il secondo punto — dalle altre. Nel Regno Unito — ma anche in Finlandia — per esempio anche il termine dei 90 giorni è discrezionale.
L’Eba, stabilisce poi che i crediti ristrutturati — definiti sulla base del cambiamento delle condizioni di rimborso — devono essere compresi fra le sofferenze solo se il creditore ha forte probabilità di non tornare in bonis e non in automatico come avviene in Italia dove accanto alle sofferenze vengono classificate altre tipologie di crediti deteriorati che altri paesi non hanno e che nei confronti internazionali vengono conteggiati come non performing loans . L’Eba infine chiarisce che le garanzie non possono incidere nella classificazione delle sofferenze.
L’armonizzazione delle regole dovrebbe portare dunque a una revisione dei raffronti tra i sistemi bancari europei, se è vero, come rileva uno studio della banca centrale austriaca, che l’Italia è l’unica a non avere cifre comparabili a causa della maggiore severità dei parametri applicate. Gli standard dell’Eba ora passerano all’esame della Commissione europea che dovrebbe renderle cogenti entro l’anno ma intanto saranno mandati come indicazioni alle banche centrali, prima fra tutte la Bce che proprio domani renderà noti i criteri di valutazione dell’Asset quality review per la verifica dei bilanci delle banche di Eurolandia.

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