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Banche, un 2013 difficile

Bassa crescita degli impieghi, sofferenze record, mai così alte da 15 anni (1998), in controtendenza la raccolta che sarà «soddisfacente». È questa la fotografia del rapporto di previsione Afo 2012-2014 elaborato dall’Abi. Gli impieghi a residenti dovrebbero presentare quest’anno una sostanziale stagnazione, per poi crescere nel biennio finale di previsione a tassi non molto lontani da quelli di crescita del pil e comunque mai superiori al 3%.

Importante freno alla crescita dei prestiti sarà l’aumento del rischio di credito: nel triennio di previsione, le sofferenze dovrebbero crescere sempre più dei prestiti, toccando, a fine 2014, un rapporto sofferenze/impieghi pari al 7,3%. Per trovare un valore più alto bisogna risalire al 1998.

In controtendenza, grazie anche al migliorato clima sul mercato finanziario, decisamente più soddisfacente dovrebbe risultare la crescita della raccolta: dopo il livello negativo del 2011, nel 2012 essa dovrebbe aumentare del 2,9% e in seguito crescere stabilmente su ritmi di incremento del 3%. Nel triennio, il funding gap dovrebbe diminuire del 5,5%, collocandosi a fine periodo su di un divario di risorse del 9,4% del complesso degli impieghi a residenti. Quanto alla forza lavoro, continuerà a ridursi di 14-15 mila unità nel prossimo triennio, con un calo di spesa previsto dall’Abi in 700 milioni di euro. Si ridurranno anche gli sportelli bancari (-1.400 unità), con una riduzione di spesa di 2 miliardi di euro.

Quanto alla redditività, il settore bancario è ai minimi storici. Quest’anno gli utili netti dovrebbero risultare solo «debolmente positivi» e negli anni successivi «una ripresa anemica» dei flussi reddituali porterà il return on equity dell’attività bancaria su livelli solo di poco superiori al 2%. Per le banche è dunque «sempre più urgente un’azione di riduzione dei costi». Per l’associazione guidata da Giuseppe Mussari, nonostante la parziale riduzione dello spread, sulle banche pesa soprattutto il negativo andamento del ciclo economico. La salvaguardia delle condizioni di redditività «passa, dunque, inevitabilmente per un’attenta e serrata politica di controllo e riduzione dei costi, che dovrebbero contrarsi a un ritmo medio annuo dell’1,7-1,8%».

Quanto alla situazione macroeconomica, il rapporto Ifo dell’Abi prevede nel 2013 un altro anno di recessione: se nel 2012 il pil si ridurrà del 2,1%, l’anno prossimo il calo sarà più contenuto, ma comunque vicino al -0,6%. Dalla seconda metà dell’anno, la crescita congiunturale dovrebbe però tornare in positivo, con il 2014 che potrebbe chiudersi con un +0,8%. Secondo l’Abi, il crollo dei consumi delle famiglie «è una delle caratteristiche distintive di questa recessione». La riduzione dovrebbe essere del -3,2% nel 2012 e del -1% nel 2013. «Questa caduta risente dell’andamento molto negativo del reddito disponibile, in riduzione, nel 2012, del 3,6% in termini reali. Se così fosse, sarebbe un dato inferiore», precisa l’Abi, «solo a quello del 1993, quando la contrazione fu del 3,9%». Sul mercato del lavoro emergono gli effetti più preoccupanti della crisi. Nel 2012 il tasso di disoccupazione è balzato al 10,8%, dall’8,4% del 2011, e rimarrà stabile nel biennio successivo.

Nei prossimi anni proseguirà il miglioramento della finanza pubblica, centrando l’obiettivo di pareggio in termini strutturali. Il rapporto deficit/pil passerà dal -2,8% di quest’anno al -1,3% del 2014. Il debito pubblico, al lordo dei sostegni all’Europa, salirà al 126,2% del pil quest’anno e rimarrà su tale livello anche l’anno prossimi. Solo dal 2014 si assisterà a una sua riduzione pari a circa 3 punti di pil, condizionata però, alla realizzazione di dismissioni per 1 punto di prodotto in ciascun anno, come del resto previsto nel quadro di finanza pubblica del governo.

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