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Banche, ultimi ritocchi per i rimborsi

ROMA Si allargano (di poco) i paletti per i rimborsi ai risparmiatori delle quattro banche fallite a novembre, Etruria e Marche oltre alle casse di risparmio di Chieti e Ferrara. I ritocchi arrivano all’ultima curva, visto che ieri sera la commissione Finanze del Senato ha chiuso l’esame del decreto legge atteso oggi nell’Aula di Palazzo Madama. Ci sarà il voto di fiducia, che riduce i tempi del dibattito poiché il provvedimento scade il 2 luglio e deve passare senza altre modifiche anche alla Camera, dove sarà di nuovo fiducia. Ma cosa cambia in concreto?

Restano fermi i criteri per il rimborso automatico, fino all’80% della somma investita nelle obbligazioni subordinate: un patrimonio in titoli sotto i 100 mila euro e un reddito sotto i 35 mila. Le modifiche sono di dettaglio. Il reddito da controllare non sarà più quello lordo ma quello complessivo sui cui pagare l’Irpef, l’imposta sulle persone fisiche: non si terrà conto, in sostanza, di entrate come le rendite finanziarie o il trattamento di fine rapporto. L’anno in cui misurare il reddito, poi, non sarà più il 2015 ma il 2014, quando la media era stata di poco più bassa: 20.070 euro contro 20.320. Si deciderà oggi su alcune semplificazioni delle procedure e dei documenti da presentare.La richiesta di fare qualcosa che andasse incontro ai risparmiatori è arrivata direttamente da Palazzo Chigi. Ma non è stato facile trovare margini di manovra sia perché il decreto era stato concordato con l’Unione europea per schivare l’accusa di aiuti di Stato. Sia perché la formulazione originaria già consentiva di coprire la grande maggioranza degli obbligazionisti. Ma il governo considera la questione politicamente sensibile, decisiva per il voto amministrativo, sia per il risultato negativo al primo turno sia per il verdetto dei ballottaggi. Non a caso ieri i risparmiatori erano di nuovo in piazza, e invitavano a votare per il Movimento 5 Stelle.

La linea viene ammorbidita anche per le imprese, con una modifica al cosiddetto patto marciano, cioè la possibilità per la banca di riscuotere la garanzia del prestito senza passare dal tribunale. Se l’imprenditore ha già rimborsato l’85% del finanziamento avrà tre mesi in più di tempo per sanare un eventuale inadempimento. Non c’è solo il decreto, però. Ieri l’agenzia di rating Fitch ha detto che le banche italiane «avranno bisogno di accantonamenti addizionali per le perdite e questo potrebbe costringere alcune di loro ad aumenti di capitale». Il tutto perché «l’Italia sia è mossa tardi nel riconoscere il suo problema di crediti deteriorati».

Lorenzo Salvia

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