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Banche Ue, in gioco il 25% dei ricavi con le cinque sfide dell’era post Covid

Nei prossimi anni le nuove sfide che attendono il settore bancario europeo mettono in gioco fino a 160 miliardi, ovvero il 25% dei ricavi totali attuali (645 miliardi). Cinque le sfide da affrontare, a partire da quelle più imminenti: prepararsi alla fine delle misure di emergenza; supportare la Capital market union e il Next Generation Ue; finanziare la transizione verso fonti energetiche sostenibili; accelerare la transizione digitale dei pagamenti, dei prestiti e degli altri servizi; sviluppare le infrastrutture finanziarie di domani, a partire dall’euro digitale. E’ quanto afferma Oliver Wyman, la società globale di consulenza strategica, nel suo nuovo rapporto annuale sulle banche europee, intitolato “Ready To Lead: How Banks Can Drive the European Recovery”.

L’analisi parte dall’attuale stato di salute del sistema bancario, dopo la fase acuta della crisi indotta dalla pandemia. «Le banche si trovano in una posizione ottimale per poter svolgere un ruolo di primo piano nella ripresa economica europea – sostiene il rapporto di Oliver Wyman – grazie ai robusti margini sul capitale, in gran parte dovuti agli accantonamenti inferiori alle attese, e ai dividendi bloccati». I dati evidenziano che il Cet1 ratio medio del settore si attesta al 15,4%, in crescita rispetto al 14,4% del 2019. La crisi è stata durissima, ma meno di quanto prospettato un anno fa quando l’opinione più diffusa all’interno del comparto era che «le perdite annuali sui crediti sarebbero state di circa 200 miliardi di euro tra le banche che riportano alla European Banking Authority, ma, alla fine, le cifre effettive hanno totalizzato 110 miliardi – comunque più del doppio rispetto al 2019».

E ora le nuove sfide da affrontare, con una posta in gioco che vale 160 miliardi nel conto economico. Livello cui Oliver Wyman è arrivata valutando, con approccio bottom up, l’impatto potenziale delle cinque grandi “partite” da giocare. La prima e la seconda, che valgono entrambe 20 miliardi, scatteranno già a fine anno e riguardano l’uscita dal regime delle moratorie creditizie e l’avvio degli investimenti previsti dal Next Generation Ue. «Le due sfide si incrociano – spiega Claudio Torcellan, responsabile dei servizi finanziari per Oliver Wyman nel Sud Est Europa – perché l’uscita dalle moratorie comporterà per le banche la necessità di scegliere tra le aziende in crisi quelle salvabili perché dotate di piani di sviluppo sostenibili. In questo senso il Recovery Plan, con i suoi settori di intervento, rappresenta per le banche l’occasione per aiutare a crescere le aziende nei business che hanno futuro». A queste si accompagnano le sfide di medio termine, che hanno un orizzonte di cinque anni, e che riguardano la transizione energetic a (che può impattare per 25-50 miliardi sui ricavi bancari), il supporto all’economia digitale (40 miliardi) e la sovracapacità distributiva che impone aggregazioni e taglio costi (20 miliardi). «La sfida tecnologica ha più facce per le banche – spiega Torcellan – riguarda l’integrazione digitale con il cliente, che andrà in filiale solo per le operazioni a valore aggiunto e di consulenza, ma anche la necessità di sviluppare piattaforme che colleghino i merchant agganciandosi al treno dell’e-commerce». In un orizzonte di più lungo termine, oltre i cinque anni, le nuove forme di supporto all’economia digitale, con i rischi che le attività retail e di servizi allo small business vengano sempre più intaccate dai concorrenti dell’ecosistema digitale, valgono circa 40 miliardi di ricavi, mentre tra i 15-20 miliardi sono in gioco nelle sfide sui pagamenti che derivano dalle valute digitali pubbliche e private.

All’interno delle sfide per l’intero settore europeo, che prospettive per le banche italiane? «In Italia, le banche avranno un ruolo chiave nel rilancio dell’economia del Paese. Nell’immediato futuro, da un lato agendo proattivamente per mitigare l’impatto della fine dei meccanismi transitori di supporto all’economia come le moratorie che in Italia sono stati rinnovati più a lungo che negli altri paesi europei per il duro impatto del Covid – commenta Torcellan – dall’altro prendendo un ruolo attivo nell’implementazione del Recovery Plan considerando che l’Italia, oggi il maggiore beneficiario dei fondi comunitari, ha storicamente avuto grandi difficoltà nell’utilizzo di questi fondi, attraverso la concessione di ulteriore finanza e la facilitazione della trasmissione dei fondi destinati direttamente alle Pmi». Oltre al credito, le banche possono anche giocare un ruolo attivo nell’avvicinare le imprese verso una Piazza Affari sempre più disabitata? «In un’ottica di più ampio respiro le banche potranno farsi parte attiva nello sviluppo dei mercati dei capitali in Italia, dove il rapporto tra le società quotate e il Pil è uno dei più bassi d’Europa, anche nel contesto dell’operazione Euronext-Borsa Italiana che offre grandi potenzialità. Per le banche è l’occasione, nel loro stesso interesse, per passare dal credito all’advisory. E’ una sfida che a livello di comparto europeo stimiamo possa valere tra i 15 e i 20 miliardi, per l’Italia è una scommessa che non riguarda solo le banche ma l’intero sistema economico».

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