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Banche Ue, arriva il Mrel: per l’Eba servono 280 miliardi

Una notizia cattiva e una buona. Quella cattiva è che la banche europee, almeno le 133 più grandi, nei prossimi anni dovranno emettere strumenti di capitale extra fino a 276 miliardi di euro per rispondere alle richieste imposte dalla nuova disciplina Mrel. Quella positiva è che la stima diffusa dall’Eba, che ha firmato ieri uno studio di impatto sul tema, è più bassa di quella diffusa a giugno, che fissava a 790 miliardi l’asticella massima di fabbisogno. Insomma, meno di quanto temuto.
Il report finale dell’Autorità bancaria europea fa il punto delle conseguenze sull’industry bancaria del recepimento del pacchetto Mrel (Minimum requirement for own funds and eligible liabilities), acronimo dietro cui si nasconde il requisito minimo relativo ai fondi propri e alle passività ammissibili in caso di risoluzione. Nell’ambito della disciplina Mrel – che dovrà essere armonizzata anche nel quadro del recepimento del Tlac, requisito paragonabile al Mrel per le grandi banche globali sistemiche – a ogni banca nei prossimi anni verrà chiesto da parte delle authority (per le banche europee toccherà al Single Resolution Board) un livello minimo di strumenti finanziari che potranno essere convertiti in capitale per assorbire le perdite in caso di bail-in e ricostituire il patrimonio mancante.
Le asticelle esatte del Mrel sono ancora in via di definizione da parte della Commissione Ue, che nel corso delle prossime settimane esaminerà il dossier nel quadro della revisione della normativa Brrd. Le stime Eba sono quindi una proiezione, fatta sulle principali banche di 18 paesi Ue, su due scenari ipotetici ed estremi. Nel primo, più conservativo, il requisito Mrel è ipotizzato come il più numero più grande tra il doppio dell’attuale requisito di capitale inclusi i buffer e l’8% di passività totali e fondi propri: in questo caso, il gap di capitale è di 276 miliardi di euro, come detto. Nel caso più ottimistico, invece, il Mrel verrebbe calcolato come il doppio dei requisiti di capitale minimi ma con i buffer calcolati una sola volta: in questo caso lo shortfall scenderebbe a 186 miliardi.
La forchetta è sensibilmente più bassa di quella stimata sei mesi dall’Eba stessa, quando era stato messo in conto un impatto compreso tra i 130 e i 790 miliardi. La revisione al ribasso si deve alla nuova normativa tedesca (entrerà in vigore il primo gennaio 2017) sul trattamento dei bond senior unsecured che sono di fatto subordinate rispetto ad altre passività garantite. Proprio sul tema degli strumenti ammessi a copertura va ricordato che l’articolo 45 Brrd ha accolto, come sostenuto anche dall’Abi a Bruxelles, la tesi secondo cui anche i bond senior con scadenza maggiore a un anno possano rientrare tra gli strumenti passibili di bail-in. Ciò permette alle banche italiane, che già sono sotto il tiro di Francoforte per ciò che attiene le richieste di maggiori accantonamenti sul fronte degli Npl, di tirare un parziale sospiro di sollievo almeno sul fronte del costo del funding. L’entrata in vigore del Mrel è peraltro prevista tra il 2019 e il 2022.
Questo non toglie che, la nuova regolamentazione Mrel avrà un impatto rilevante sull’intera economia del Vecchio Continente. L’Eba stima un aumento del costo del funding per le banche compreso tra i 2,9 e 5,8 miliardi e un aumento degli spread sui prestiti compreso tra 1,3 e 2,6%. Tradotto in termini macroeconomici, si prevede a regime una riduzione del Pil europeo compreso tra i 2,2 e 4,3%.
A non mancare sono anche i dubbi sulla effettiva capacità del mercato di poter assorbire l’ondata di strumenti di debito che arriveranno sul mercato: saranno le banche stesse a rivestire i panni di investitori di strumenti rischiosi ai fini Mrel? E con quali rischi di possibile contagio a livello di sistema? E se così non fosse, quale sarebbe la reale capacità di assorbimento di investitori istituzionali come fondi pensione e assicurazioni, soggetti tradizionalmente poco inclini ad addossarsi strumenti a rischio?

Luca Davi

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