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Banche, titoli in scadenza per 38 miliardi

MILANO Quest’anno le banche italiane metteranno sul piatto 38 miliardi di euro di titoli in scadenza, una cifra superiore a quella dello scorso anno quando ci si era fermati a 28,5 miliardi . Lo stesso faranno i corporate italiani che vedranno maturare 16,8 miliardi di bond, quasi il doppio del valore dello scorso anno di 9,8 miliardi di euro e comunque il livello più alto degli ultimi cinque anni. «Sono in parte titoli emessi nel 2009 quando in piena crisi finanziaria le aziende utilizzavano il mercato del debito per finanziarsi», spiega Alberto Viarengo da settembre responsabile Debt capital market di Banca Imi. E’ probabile che le aziende utilizzeranno la liquidità accumulata per riacquistare i titoli che godono di una cedola onerosa andando così a ridurre il costo del debito.
Finora le previsioni del mercato del credito hanno risentito della forte volatilità dei mercati iniziata all’inizio dell’anno e soprattutto della riduzione di liquidità sul mercato secondario che rischia di avere conseguenze gravi: «La situazione è preoccupante e sta intaccando anche uno dei mercati più liquidi al mondo, quello dei titoli di Stato americani – aggiunge il banker -. Non sarà la causa di una nuova crisi sistemica, ma potrebbe accelerarla dal momento che la situazione è già difficile». Il nodo della liquidità sul mercato secondario non è nuovo: l’introduzione delle restrittive regolamentazioni sull’assorbimento di capitale delle banche e i controlli serrati sulle attività di trading dopo gli scandali scoppiati negli Usa e in Europa costati miliardi di dollari alle banche, ha reso l’attività di market making molto onerosa per gli istituti di credito. Al punto che alcune banche internazionali hanno deciso di sospendere questa attività rendendo quindi difficile la formazione dei prezzi quando si tratta di vendere un titolo. L’allarme è stato lanciato anche dal Tesoro sulla riduzione della liquidità sui titoli di Stato italiani.
Una commistione di fattori che hanno frenato l’attività anche sul primario in attesa di una schiarita sulla direzione che prenderanno i mercati: «Ci sono segnali Oltreoceano che possono essere letti come campanelli di allarme di una possibile fine del ciclo benevolo del credito – sottolinea Viarengo – a cominicare dal le operazioni di merger and acquisition che sono tornate ai livelli precedenti la crisi finanziaria, i downgrade delle agenzie di rating sono aumentati nell’ultimo trimestre a cui si aggiungono le performance di alcune categore di fondi andate in territorio negativo».
In questa prospettiva chi soffre di più sono le categoria più deboli, ovvero i titoli high yield e quelli subordinati, la parte più debole della curva del credito, categorie su potrebbe abbattersi ancora la volatilità . «Non dimentichiamo – aggiunge – che quest’anno ci sono le elezioni americane e questo potrebbe essere fonte di volatilità sui mercati. Così come il dibattito sul futuro referendum in Inghilterra, il Brexit mentre resta ancora senza governo la Spagna dopo le elezioni e vari tentativi di formare una coalizione finora andati a vuoto». Tutti aspetti finora tenuti sotto controllo dall’azione della Bce che ha allungato il periodo del quantitative easing al 2017 e lo spread ringrazia.
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