Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche Task force in agenzia per scegliere chi merita credito Milano capitale degli investimenti

Il messaggio è chiaro: «Noi siamo ottimisti. Si sta avviando la ripresa economica, rileviamo interesse negli investitori, c’è un sentimento positivo da parte di Ocse e Fmi nei confronti dell’Italia. Il Job’s act è stato accolto positivamente, il dollaro più forte fa bene alle aziende che esportano». Gianni Franco Papa, 59 anni, dal primo gennaio scorso è il responsabile della divisione Corporate Investment Banking di Unicredit (Cib), dopo 25 anni spesi all’interno del gruppo ma al di fuori dei confini nazionali. 
Centralità
Siede su una poltrona che scotta: prima di lui a capo del Cib di Unicredit sono stati Sergio Ermotti (oggi ceo di Ubs group) e Jean Pierre Mustier. Il settore che guida è forse il più delicato per una banca presente in 18 paesi e alle prese con le più importanti realtà corporate del Vecchio continente.
«Unicredit – dice dal 28esimo piano del grattacielo milanese, sede del gruppo – sta completando l’evoluzione del settore Cib eliminando la componente speculativa a favore di un’attività completamente al servizio delle aziende». Impegno che si sostanzia anche in una singolare specie di joint-venture interna a Unicredit tra le divisioni Cib e banca commerciale: «Abbiamo messo una settantina di colleghi che sono specialisti di capital market , di advisory , di corporate treasury service e che operano all’interno della divisione Cib, a seguire l’attività commerciale al fianco dei colleghi che operano sul territorio. Una collaborazione che già evidenzia ottimi risultati».
Il Cib di Unicredit serve direttamente «circa 600 grandi gruppi nelle loro attività cross border – rivela Papa – ma i nostri prodotti e servizi vengono poi distribuiti attraverso la rete delle banche commerciali del gruppo su un totale di 400 mila clienti corporate . Ed è per questo che la stretta collaborazione con le strutture territoriali è divenuta strategica».
Norme europee
Il nodo è centrale. Le normative europee spingono verso un riequilibrio dei pesi tra finanziamento bancario e mercati dei capitali. «C’è un’emergente bisogno da parte delle aziende – sottolinea Papa – che oggi ambiscono a farsi conoscere. E noi vogliamo puntare la nostra attenzione sui clienti e le loro esigenze: internazionalizzazione, ricerca di nuovi mercati . Per la banca, significa ampliare la capacità di offerta, fare advisory sulle fonti finanziarie in modo da affiancare al credito bancario operazioni di capital market , perché anche l’Europa sta avviandosi sulla strada degli Usa, dove il 70 per cento dei finanziamenti avviene con operazioni di questo genere»
L’evoluzione spinta da Papa ha portato anche alla costituzione dell’International network, una struttura vocata all’assistere il processo di internazionalizzazione delle aziende italiane. La direzione è chiara: Unicredit con la divisione Cib ha deciso, ancora qualche anno fa, di uscire da un’attività che poteva essere anche speculativa e di indirizzarsi verso un’attività di assistenza alle aziende.
«È un settore estremamente dinamico – evidenzia Papa – perché le esigenze delle aziende si evolvono di pari passo con i mercati. Quindi pensiamo a operare maggiormente sul cross selling di prodotti, rispondendo alle esigenze di grandi aziende che operano in più paesi, in concorrenza con le grandi banche internazionali. Ugualmente siamo attentissimi ai bisogni finanziari delle pmi italiane, che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese. In determinati tipi di prodotti Unicredit si è ritagliato un posizionamento molto interessante e si vede riconosciuto un ruolo di leadership internazionale anche in forza della presenza diretta in 18 paesi».
Numeri
L’ottimismo di Papa trova conferma nelle cifre. Nel primo trimestre del 2015 gli investimenti esteri in Italia hanno toccato i 20 miliardi di dollari, pari a quanto registrato nell’intero 2014. Ma è cresciuto non solo l’interesse nei confronti del sistema Italia da parte degli investitori esteri, si è sviluppato l’intero settore dell’ equity capital market cresciuto in Italia nei primi cinque mesi del 2015 a 6,88 miliardi di euro, contro i 4,2 miliardi del medesimo periodo dell’anno precedente (+60 per cento). Una crescita dettata anche dalla imponente massa di liquidità presente sul mercato che spinge gli investitori, con tassi del debito pubblico vicini allo zero, a cercare nuove opportunità anche considerando società non quotate. «Per le aziende italiane è il momento giusto per andare a cercare capitale con forme diverse, penso al debt capital market e a emissioni di capitale. L’esigenza dell’imprenditore oggi collima con il desiderio dell’investitore di puntare anche su segmenti di mercato che in passato non avrebbe preso in considerazione». Un salto nella cultura d’impresa per entrambe le parti.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa