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Banche, sul clima Ue batte Usa Ora l’Eba punta sull’indice green

Non più solo Npl ratio o Cet1 ratio. Per valutare l’efficienza di una banca in Europa, entro pochi mesi investitori, clienti e agenzie di rating guarderanno anche a un nuovo indicatore: il Green Asset Ratio (Gar).

Il nuovo indice Gar, che sarà introdotto in Europa a partire dal 2022 su proposta della European Banking Authority, identifica il peso degli asset delle banche che finanziano attivita? sostenibili dal punto di vista ambientale sulla base della tassonomia delineata dall’Unione europea dopo la recente (21 aprile) approvazione finale della Commissione Ue.

Il nuovo indice

In sostanza, il Gar è un rapporto che ha al numeratore i crediti “green” e al denominatore il totale dei prestiti concessi dalla banca. Più precisamente, stando alle indicazioni Eba di marzo 2021, nel calcolo del Gar andranno inclusi i crediti green concessi sia alle imprese che alle famiglie (in questo caso per ora limitatamente ai mutui casa e ai prestiti auto), ma anche investimenti in azioni e titoli di debito (tranne i titoli di Stato e l’esposizione verso le varie banche centrali). Per i gruppi bancari che hanno esposizioni creditizie in Paesi extra Ue, tali prestiti non rientrano nel Gar ma andranno comunque evidenziati a parte in vista di un progressivo allineamento delle diverse tassonomie.

«Una volta che sarà implementato, non c’è dubbio che il Gar diventerà un indicatore chiave per analisti e investitori ma non credo che inizialmente rappresenterà un indice decisivo per i supervisori e la Vigilanza» commenta con IlSole24Ore Sam Theodore, analista indipendente e senior consultant di Scope Rating e in precedenza senior advisor dell’Eba. In ogni caso, quando dall’anno prossimo le varie banche europee renderanno noto ognuna il proprio Gar, inevitabilmente scatteranno i primi confronti da parte degli investitori. E anno dopo anno, si andrà a guardare tra le banche chi e quanto ha migliorato l’esposizione alla green economy. «Il climate change porta una serie di nuovi rischi per le banche, sia finanziari che reputazionali – commentano da Moody’s nell’ultimo rapporto sul tema – e le banche che avranno fallito la risposta al climate change sono a grande rischio di danno reputazionale».

Il confronto Europa-Usa

Per una volta le banche europee mostrano un vantaggio competitivo rispetto a quelle degli Usa. L’esposizione green è già più elevata in Europa (si vedano i dati nell’infografica) e oltre alla spinta al green deal della Commissione Ue (cui solo da poco gli Usa hanno dato risposta con la presidenza Biden) è forte anche il commitment delle Autorità bancarie europee: l’Eba ha incluso i rischi climatici nel processo di supervisione, la Vigilanza Bce dedicherà gli stress test del 2022 proprio all’impatto del climate change sulle banche, ed è già stata sollecitata l’inclusione di tali rischi nei processi interni di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (Icaap). «L’introduzione del Gar metterà le banche europee in una posizione di vantaggio nel confronto con le banche extra-europee, a partire dai concorrenti Usa – spiega Theodore – perché ne migliorerà l’attratività verso gli investitori, che avranno un primo “gancio” a cui attaccare il cappello in tema Esg. Ma proprio perché l’Europa è in vantaggio mi aspetto che a breve anche i regolatori extra Ue interverranno».

L’impatto organizzativo

Per le banche l’avvio della reportistica del Gar comporta un impegno organizzativo di grande rilievo poiché servirà una mappatura granulare dell’intero portafoglio crediti, compresi i mutui residenziali alla clientela retail (che proprio per la complessità dell’anagrafe, l’Eba dovrebbe includere nel Gar a partire dal 2024). Ma pare evidente che, a fronte di un obiettivo della Ue di arrivare a emissioni zero entro il 2050, l’Autorità Bancaria vuole evitare rilassamenti o rinvii del problema da parte dei board delle banche. E l’introduzione già a partire dal 2022 di un parametro di comparazione come il Gar serve probabilmente anche come effetto scatenante di una competizione tra banche. Già da ora, peraltro, non mancano le critiche alla effettiva rappresentazione green che emergerà dal Gar, destinato con ogni probabilità a più di una rivisitazione nel corso del tempo. «La trappola sta in quello che il Gar non evidenzia – sostiene Theodore – perché non tutti i non-green asset sono brown (nel senso di dannosi per il pianeta) né questi ultimi sono sempre tutti tossici per sempre. Senza contare che, a puro titolo di esempio, se una banca decidesse di puntare troppo velocemente solo su prestiti green potrebbe mettere in difficoltà aziende di settori brown che necessitano di tempo e di credito per la riconversione delle attività». Idealmente, servirebbe una transizione graduale, ordinata e coordinata. Ma non sarà facile.

Il pressing degli investitori

È evidente che il settore bancario, oltre al pressing di Governi e Autorità’ di Vigilanza, è sempre più incalzato dai grandi investitori istituzionali che, come si è visto nella recente tornata assembleare, premono perché le banche accelerino i tempi della transizione ecologica. È di pochi giorni fa l’annuncio della costituzione della Net-Zero Banking Alliance, promossa sotto l’egida dell’Onu dall’ex Governatore della Banca d’Inghilterra Mike Carney, che ha tra i promotori 43 banche appartenenti a 23 Paesi del mondo e con 28.000 miliardi di dollari in gestione. Le banche si sono impegnate non solo ad allineare i propri portafogli prestiti e investimenti all’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, ma anche a fissare entro 18 mesi gli obiettivi per il 2030. Non fanno parte dell’iniziativa per ora le due grandi banche italiane Intesa Sanpaolo e UniCredit, che hanno preannunciato la presentazione dei rispettivi piani relativi al cambiamento climatico nel corso dell’anno.

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