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Banche, sui prestiti garantiti Mediocredito avvia le ispezioni

Il Mediocredito centrale, al quale fa capo la gestione del Fondo di garanzia per le Pmi per conto del ministero dello Sviluppo economico, ha avviato una campagna di verifiche sulla documentazione e le procedure seguite dalle banche per erogare i prestiti assistiti da garanzia pubblica. Dai primi di novembre gli istituti di credito che hanno veicolato questi finanziamenti stanno ricevendo, attraverso la piattaforma con la quale operano con il Fondo, una richiesta molto dettagliata di documentazione per ora relativa in prevalenza ai prestiti entro i 30 mila garantiti al 100 per cento.

Una richiesta tramite piattaforma che non è stata preceduta da comunicazioni o circolari e vissuta, soprattutto dalle banche non avvezze a operare con il Fondo (le “novizie” sarebbero almeno una sessantina), con un po’ di sorpresa. Per Mcc si tratta di verifiche ordinarie, previste dal contratto di programma con il Mise e dalla legge. Solo che quest’anno a cambiare sensibilmente la situazione ci sono i numeri: 1,2 milioni di domande di prestiti, contro una media di 150 mila del 2019, e il controvalore, pari a 103 miliardi. E ancora: ci sono le procedure semplificate e accelerate per consentire la concessione della garanzia anche attraverso accoglimento automatico. Tutte novità introdotte per fare fronte all’emergenza legata al lockdown e varate con vari decreti, e in particolare con il decreto Liquidità. Con questa operazione Mcc chiede nei fatti il riscontro documentale rispetto a quanto sinora le banche hanno soltanto dichiarato compilando le schermate fornite dalla piattaforma. In particolare ora viene richiesto di fornire 10 documenti (per ogni pratica) tra i quali: delibera di concessione del finanziamento, contratto, atto di erogazione, piano di ammortamento, richiesta dell’agevolazione del beneficiario (l’allegato 4bis che contiene l’autocertificazione dell’imprenditore sul danno subito dal Covid rispetto al fatturato 2019), le ultime due interrogazioni in centrale rischi per verificare sconfini e inadempienze probabili, la visura camerale. È stata prima inserita e poi stralciata invece la richiesta di verifica che l’impresa non fosse a fine 2019 in difficoltà secondo quanto previsto dalla normativa sugli aiuti di Stato. Sulla base dei dati forniti dagli istituti, Mcc farà verifiche a campione, su circa il 5% delle pratiche di ogni istituto ogni mese. Riscontri potranno essere cercati, ad esempio, sul fatto che la banca che ha ottenuto la garanzia abbia effettivamente erogato il prestito: qualora non lo avesse fatto (tra garanzia e erogazione possono passare settimane o anche mesi) la garanzia potrà essere revocata. I controlli riguarderanno anche le autocertificazioni delle imprese: se il livello del fatturato o il danno subito non coincidono (da controlli camerali o dei bilanci) la garanzia sarà ritenuta inefficace. I controlli fatti a campione diventano invece a tappeto nel caso in cui le banche escutano le garanzie. Verifiche e controlli, considerate anche le difficoltà logistiche legate ai lockdown, saranno gestite con tutta probabilità interamente da remoto. Quel che è certo è che sarà un enorme mole di lavoro sia per le banche che per il Fondo. Un monitoraggio che appare ancora più appropriato ora che il governo intende prorogare le garanzie sui finanziamenti fino a giugno 2021. La questione delle verifiche sui prestiti garantiti sarà uno dei punti all’ordine del giorno del comitato esecutivo dell’Abi di oggi, al quale parteciperà il commissario Consob Paolo Ciocca per parlare di cybersecurity. I controlli sono apprezzati dal mondo bancario. Anche perché dimostrano che l’attenzione posta nel rispettare tutte le norme e procedure nei mesi scorsi, nonostante le critiche di chi la riteneva un pretesto per rallentare l’erogazione dei prestiti, avevano ragioni ben fondate.

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