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Banche sugli scudi, Milano +3,3%

L’ipotesi di una soluzione Bce al problema delle sofferenze sostiene i titoli finanziari
I mercati continuano imperterriti a seguire la rotta intrapresa la scorsa settimana, quella di un rialzo dei tassi negli Usa entro l’estate. Con gli investitori che proseguono nello spostamento dei capitali in scia a questa, via via crescente, probabilità.
In perfetto sincronismo le classi di investimento si stanno infatti adeguando al nuovo scenario. Non si arrestano gli acquisti sul dollaro (rafforzatosi su tutte le valute, eccetto la sterlina, con l’euro sceso ieri a 1,11); soffrono le materie prime (che sono quotate in dollari, ieri l’oro ha registrato il quinto ribasso di fila); aumenta il rendimento dei titoli a breve statunitensi (ieri salito allo 0,92%, il livello più alto degli ultimi due mesi e mezzo); volano i titoli bancari in Borsa che «pregustano» margini più elevati in uno scenario di tassi più alti, per quanto ancora lontani da un mondo normale. Non a caso ieri le banche di Wall Street hanno messo il piede sull’acceleratore: Goldman Sachs, Jp Morgan e Morgan Stanley si sono apprezzate di oltre un punto percentuale.
L’ipotesi di una stretta estiva negli Usa è stata rafforzata anche dagli spumeggianti dati immobiliari. Ad aprile le vendite di case esistenti negli Stati Uniti sono salite a 619mila rispetto alle 531mila di marzo. Si tratta di un balzo del 16,6% che ha lasciato sorpresi gli analisti che si aspettavano un decremento a 523mila. Lo scatto di aprile ha riportato il mercato immobiliare americano sugli stessi livelli di febbraio 2008, davvero altri tempi (Lehman Brothers avrebbe dichiarato bancarotta nel settembre successivo).
Di fronte a questi dati, a un tasso di disoccupazione del 5% e pressioni inflazionistiche nel medio termine di poco superiori al 2%, per la Fed diventa sempre più arduo temporeggiare con un atteggiamento “wait and see”. Osservando i future che anticipano le mosse della Federal Reserve i mercati si aspettano ai livelli attuali due rialzi nel corso del 2016: un primo a luglio e un secondo a dicembre. Ipotesi che porterebbe il costo del denaro negli Usa all’1% entro la fine dell’anno.
Il buon andamento di Wall Street – che pare ormai aver accusato il colpo della stretta e anzi concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno, come appunto l’aumento dei margini per le banche – ha dato ulteriore linfa alle Borse europee che erano comunque ben intonate, nonostante dalla Germania sia arrivato un indice Zew – che misura il livello di fiducia degli investitori teutonici – sceso a sorpresa a maggio per la prima volta dopo tre mesi, smentendo le aspettative di miglioramento indicate dagli esperti. Nel dettaglio, l’indicatore è sceso a 6,4 punti da 11,2 di aprile mentre gli economisti avevano previsto un rialzo a 12.
Le Borse europee però si sono concentrate sul comparto bancario e, in particolare sulle affermazioni di Danièle Nouy, capo della vigilanza della Bce, secondo cui l’istituto presenterà proposte per una soluzione del problema delle sofferenze bancarie. Un problema che non riguarda solo gli istituti italiani, dato che i crediti deteriorati lordi in pancia alle banche europee sono nell’ordine dei mille miliardi di euro.
Le banche italiane hanno messo le ali. L’indice di settore è cresciuto del 5,5% trascinando il Ftse Mib vicino ai 18mila punti (+3,3%). È andato molto bene anche l’indice di settore europeo (+3,6%), così come il comparto assicurativo (+3,9%) portando le Borse del Vecchio continente a chiudere a +2,3% (Europee Stoxx 600). A Milano poi ha colpito in particolare il balzo di Mps (+10,1%) che ha strappato all’insù dopo che il viceministro alle Finanze, Enrico Morando, ha ipotizzato un incremento della quota del Tesoro dal 4% al 7% (in virtù del pagamento degli interessi sui Monti Bond in azioni). Forti acquisti anche su Bper (+7,8%), Intesa Sanpaolo (+6%) e Mediobanca (+6%), mentre in coda al listino ha sofferto Telecom (-2,3%) dopo un report di Exane che sottolinea i rischi della concorrenza di Enel sulla banda larga.

Vito Lops

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