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Banche su le soglie d’usura, giù la trasparenza

di Alessandra Puato

Sorprese d’estate. Gli italiani chiedono prestiti per fare quadrare i bilanci familiari, e che succede in banca e nelle finanziarie? Proprio per i prestiti, sparisce l’obbligo ai fogli informativi della trasparenza, quelli con le informazioni generali, rivolte a tutti i clienti, su tassi d’interesse e commissioni. In più s’impennano i tassi soglia, che fissano i limiti oltre i quali scatta il reato di usura: in 40 giorni sono saliti di quasi un punto e mezzo (1,27) per i prestiti personali. Ora la soglia è del 17,66%(era il 16,39%), mentre per i crediti finalizzati è del 18,91%(era il 17,89%) e per la cessione del quinto dello stipendio del 21,13%(era il 20,56%). Incrementi notevoli, considerato che il tasso effettivo globale medio (Tegm) rilevato dalla Banca d’Italia è, per il trimestre in corso, rispettivamente del 10,93%, dell’ 11,93%e del 13,71%(per importi fino a 5 mila euro). Effetto tenaglia È L «effetto tenaglia» dei due decreti dell’ultimo mese: da un lato la nuova legge sul credito al consumo, in vigore dal primo giugno; dall’altro il Decreto sviluppo, introdotto dal governo d’intesa con l’Abi presieduta da Giuseppe Mussari. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 maggio, è atteso al giudizio del Parlamento in questi giorni. La nuova legge sul credito al consumo recepisce una direttiva europea che vorrebbe più trasparenza, ma per i prestiti — trattati in un capitolo a parte, la sezione VII — elimina l’obbligo delle banche a fornire il foglio informativo: lo stesso che l’Antitrust guidata da Antonio Catricalà (che domani terrà la sua relazione annuale), a chiusura dell’indagine conoscitiva sulle banche del 2007, dichiarava «essenziale per la concorrenza» . «C’è un passo indietro nella trasparenza» , dice Giovanni Calabrò, direttore generale dell’Authority. Quel prospetto viene sostituito da un nuovo modulo, lo Iebcc (Informativa europea di base sul credito ai consumatori), più noto come Secci (in inglese). Formalmente è più completo, ma non è più standard, bensì «personalizzato» : un vero preventivo. Significa che: a) per ottenerlo, il cliente deve andare in filiale e sottoporsi alla profilazione; b) offre condizioni diverse a seconda dei clienti; c) non si trova nelle banche né su Internet. Addio confronti semplici. «Per le banche il Secci è un costo in più, in termini di tempo e personale» , nota l’Abi. Ma non poteva essere affiancato ai fogli informativi? No, dice la nuova legge, le due soluzioni sono «alternative» : i «documenti con le condizioni alla generalità della clientela» non possono più essere distribuiti se il prodotto è «personalizzabile» (e il prestito lo è). Si sono già adeguate, abolendo il foglio informativo, banche come Intesa Sanpaolo e finanziarie come Agos e Findomestic. Ma c’è anche chi, come la Popolare di Milano, dichiara: «Abbiamo deciso, per ora, di mantenere il foglio informativo» . Insomma l’adozione delle regole europee sulla trasparenza sta diventando, per i prestiti, un ginepraio. «Non riteniamo che ci sia un passo indietro nell’offerta — commenta l’Abi —. Il nuovo modulo Secci è più preciso e consente di tarare il servizio su chi che lo usa. Inoltre la nuova legge prevede che la Banca d’Italia controlli direttamente anche i 190 mila mediatori creditizi. Questo ridurrà gli illeciti» . Ma «c’è una notevole difficoltà in più nella comparabilità delle offerte — dice Roberto Anedda, direttore marketing della quotata MutuiOnline —. Il nuovo metodo ha sollevato dubbi presso gli stessi operatori, tanto che c’è un dialogo aperto con la Banca d’Italia. Se vogliamo puntare a un credito responsabile, non è certo questa la strada» . La soglia Q uanto al tasso d’usura, il motivo dell’aumento è che dal 14 maggio è cambiato il sistema di calcolo della soglia. Prima si procedeva aumentando il tasso effettivo medio del 50%, ora del 25%più quattro punti di «quota fissa» . La differenza tra il tasso soglia e il tasso medio non deve superare gli otto punti. Un bene? Mica tanto. «I tassi di usura saranno più alti — dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo —. Abbiamo calcolato che, su tutti gli strumenti di finanziamento, l’aumento medio sarà di 1,85 punti con picchi di 3,3 punti sui mutui variabili» . Gennaro Baccile, vicepresidente del Forum antiusura bancaria e presidente onorario di Sos Utenti, ha addirittura calcolato che l’aumento dei quattro punti fissi determina un aggravio di 10 miliardi l’anno per le famiglie e le imprese, fra mutui e prestiti. Perciò ha presentato un emendamento al decreto: «Ci aspettiamo che l’Abi accetti di scendere ad almeno tre punti» La difesa delle banche è che la vecchia normativa (del ’ 96) non reggeva agli attuali tassi bassi e non consentiva di ammortizzare i costi di raccolta, di accantonamento dei capitali e di gestione amministrativa degli impieghi. Con le nuove regole, dicono, potranno concedere più prestiti. «C’era una restrizione creditizia determinata da una norma — sottolinea l’Abi — . Non si poteva continuare a erogare credito a quelle condizioni. Questa variazione nel calcolo, inoltre, ha anche effetti positivi per i clienti, perché penalizza gli operatori marginali, che applicano i picchi d’interesse» . «Ma in pratica a chi ha difficoltà a pagare le rate si proporranno tassi più alti — dice Martinello — in barba al concetto di credito responsabile» .

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