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Banche, stretta sull’accordo via libera dai big europei

L’intervento che il governo sta negoziando con la Commissione di Bruxelles per rafforzare le banche in sofferenza sarà perfettamente compatibile con le regole europee, in sintonia con il mercato, e tutelerà i risparmiatori. Quanto alla dimensione del problema, resta comunque molto al di sotto di quanto riportato in questi giorni da vari organi di stampa. Al termine della riunione del consiglio Ecofin, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha cercato ieri di tranquillizzare i mercati e anche i partner europei sul fatto che l’Italia, per aiutare i «casi isolati» di istituti in sofferenza, non andrà contro la direttiva comunitaria sulle risoluzioni bancarie.
Si tratterà, ha spiegato il ministro, «di uno strumento precauzionale, il che vuol dire che si usa solo se serve, con l’obiettivo di sostenere le operazioni di mercato che stanno seguendo il loro corso, e comunque con un senso di totale protezione dei risparmiatori. Le regole prevedono in linea generale che, se gli stress test mettono in luce necessità di intervento, che non vuol dire necessariamente un intervento pubblico, ci sia una ricapitalizzazione. Sappiamo tutti che c’è il bail in e che c’è il burden sharing, che ci sono gli aiuti di Stato, che possono essere previste situazione eccezionali: la cosa certa è che ogni intervento, ogni azione da parte dello Stato sarà all’interno delle regole europee».
Padoan ha ridimensionato la portata del problema affermando che «c’è una percezione del sistema bancario italiano totalmente distorta in termini di numeri, di cifre per le sofferenze, di quello che serve per ricapitalizzare. Il sistema bancario italiano resta solido: ci sono alcune, molto poche, specifiche criticità. Anche in altri sistemi bancari percepiti come più solidi, forse erroneamente, ci sono elementi di criticità soprattutto quando la crescita globale rallenta».
Ieri, del resto, il clima dei discorsi pubblici era rassicurante. Delle banche italiane si è occupata anche Angela Merkel, che ricevendo il premier irlandese Kenny ha spiegato: «Ci sono discussioni molto intense fra il governo italiano e la Commissione e sono convinta che le cose saranno ben regolamentate. In generale, non vedo crisi che possano svilupparsi ». Anche il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha cercato di sdrammatizzare: «Non è colpa né degli italiani né dei tedeschi né di nessun altro se la situazione, dopo il voto inglese, è volatile. Ho piena fiducia».
Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha confermato che la soluzione è quella di un intervento fatto «rispettando le regole Ue e senza avere ripercussioni negative per gli investitori». E il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha spiegato che la situazione «sarà risolta ben prima che parta il referendum in Italia».
La sensazione, a Bruxelles, è che tra governo e Commissione si sia ormai trovata un’intesa di massima nel caso si renda necessaria per alcuni istituti una ricapitalizzazione cautelativa, prevista dalla direttiva europea sulle risoluzioni bancarie. Ma che si vogliano attendere i risultati degli stress test, che saranno resi noti dalla European bank authority il 29 luglio, per aver chiara quale sia la dimensione del problema e dunque l’entità dell’eventuale intervento pubblico.

Andrea Bonanni

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