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Banche, stretta Bce sul capitale ma si salvano i colossi italiani

Lo spauracchio della review europea sui libri bancari si materializza. I criteri del riordino dei conti di 124 istituti che tra un anno finiranno sotto la vigilanza continentale della Bce verranno resi noti oggi da Ignazio Angeloni, responsabile dell’Eurotower per la stabilità finanziaria. Grande è l’attesa, perché dalle nuove regole dipende la quantità di ossigeno creditizio – poco, ultimamente – che i paesi saranno in grado di fornire alle loro economie. La lente sarà posta su quattro ambiti: prestiti immobiliari, alle pmi, al critico settore navi e portafoglio derivati e strutturati.
Una delle premesse probabili è la maggiorazione del patrimonio, per meglio fronteggiare le perdite. Secondo Bloomberg, il capitale primario (Core tier 1) dovrà essere almeno il 7% degli attivi ponderati per il rischio (Rwa), ma ai big dovrebbe toccare una solidità di almeno l’8%, anticipando la normativa Basilea 3 fissata per il 2019. Non è soglia che preoccupa – da mesi le grandi banche operano con Core tier 1 superiori al 10%, comprese Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Mediobanca – ma bisognerà difenderla anche dopo la revisione degli attivi che la Bce avvia ora e concluderà a metà 2014. Proprio rettifiche e svalutazioni di crediti fanno più paura, sotto le Alpi. Ma i “consigli” pubblicati dal regolatore europeo Eba martedì sembrano confermare che è passata una mediazione non sfavorevole: i crediti saranno ripassati al setaccio, equelli del sistema italiano sono mal messi dopo cinque anni di recessione: 140 miliardi di euro non pagano interessi, ed è il 31% più che nel 2008. Ma il compromesso dei 90 giorni perché un credito diventi “non performing” (Npl) dovrebbe mitigare le conseguenze più negative per l’Italia (dove i criteri di classificazione del credito sono più severi che altrove), riducendo di circa un terzo il cumulo delle sofferenze creditizie. In uno studio recente Credit Suisse stabiliva per l’Italia bancaria i seguenti puntichiave: «Npl sopra la media, ma conteggiati con più severità, decrescita dei prestiti, tassi d’interesse elevati, focus domestico, alta esposizione ai titoli sovrani che ammontano al 10% degli asset bancari ». E rendono il sistema bancario particolarmente legato alle sorti del Btp, del governo e del paese.
Diversi istituti tricolori (oltre a Mps e Carige) avranno bisogno di nuovo capitale l’anno prossimo. Ma non saranno i soli. Le banche spagnole potrebbero patire maggiormente la carenza di patrimonio che già oggi – prima dell’asset
quality review Bce – in pochi casi osservano. Per questo gli operatori del settore si aspettano una raffica di ricapitalizzazioni a Madrid, già nel 2013. I nuovi criteri Bce sulle sofferenze potrebbero, poi, penalizzare gli istituti della Francia, abituati a contabilizzare le sofferenze al netto del collaterale ricevuto a garanzia; se le raccomandazioni Eba saranno recepite dalla Bce, le sofferenze francesi potrebbero salire quasi di un terzo. Mentre per la Germania, che pure non ha – ed è noto – un sistema bancario di buona qualità, la forza dell’economia e delle imprese teutoniche dovrebbe tenere lontane spiacevoli sorprese.
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