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Banche, stop Bce a cedole e bonus Enria: «Nessuna fretta sul capitale»

Stop fino a fine anno ai pagamenti dei dividendi delle banche e all’acquisto di azioni proprie, i cosiddetti buyback. Poi, si guarderà ai singoli casi, e le banche più solide potranno tornare a dare soddisfazione ai loro azionisti. Massima moderazione invece all’erogazione di bonus ai banchieri ma, nel contempo, piena flessibilità alle banche nel rispetto dei requisiti di capitale.

La Bce sceglie la strada del pragmatismo per cercare di superare un fase, quella determinata dalla pandemia, considerata «eccezionale». E così dà il via libera a un nuovo pacchetto articolato di misure a doppio volto: da una parte, chiede agli istituti di conservare capitale per affrontare le perdite generate dall’impatto del Covid-19 ma dall’altra consente loro di rimanere con gli indici di solidità patrimoniali al di sotto dei requisiti prudenziali, il cosiddetto Pillar 2. Una mossa, quella di non chiedere capitale oggi, considerata necessaria per evitare di strozzare gli istituti già alle prese con l’aumento degli accantonamenti su crediti e il rischio, chiaro, di future perdite. Possibile che le richieste di ricostituire i patrimoni erosi dalla crisi arrivino, ma di certo non prima del 2022.

Bce tenace sui dividendi…

Nel dettaglio, il set di provvedimenti presentato ieri dal presidente della Vigilanza Bce, Andrea Enria, prevede anzitutto l’estensione fino al primo gennaio della raccomandazione che impone alle banche di non distribuire dividendi e riacquistare azioni proprie almeno fino al 1° gennaio 2021. Identico l’approccio seguito da Banca d’Italia, che ha esteso la stessa raccomandazione anche agli istituti meno significativi.

Bce, che aveva introdotto il provvedimento lo scorso marzo allo scoppio della pandemia con validità fino a ottobre, valuterà nel quarto trimestre se prorogare eventualmente la misura, «tenendo conto del contesto economico, della stabilità del sistema finanziario e dell’affidabilità della pianificazione del capitale» dei singoli istituti, ha spiegato Enria. Bce è consapevole che la raccomandazione non piaccia a investitori e alle banche più forti. Per questo rassicura i mercati: qualora l’incertezza macro-economica si attenuasse, le banche con posizioni patrimoniali «sostenibili» potranno riprendere a pagare i dividendi. E lo potranno fare anche qualora – ed è una mossa inattesa che conferma la consapevolezza della Vigilanza rispetto all’eccezionalità del momento – il livello di capitale scendesse al di sotto della cosiddetta guidance di secondo pilastro. Bce precisa però che, a quel punto, ogni banca farà caso a sé: per poter erogare dividendi, gli istituti dovranno dimostrare che le singole traiettorie di capitale dovranno essere sostenibili a medio termine. Chi sarà più forte, insomma, potrà essere generoso con i mercati.

Ma non basta. Per preservare la capacità delle banche di assorbire le perdite e sostenere i prestiti all’economia reale, Bce ha anche inviato una lettera alle banche chiedendo loro di essere «estremamente moderate riguardo ai pagamenti variabili» della remunerazione, ad esempio «riducendo l’importo complessivo di retribuzione variabile». Le banche dovrebbero al limite puntare sul differimento di una parte prevalente della remunerazione variabile. Al contrario, è vista con favore l’ipotesi di pagare dividendi con azioni proprie, i cosiddetti scrip dividend.

… e morbida sul capitale

Se questo è ciò che Francoforte ha previsto in termini di restrizioni, molto ampio è il ventaglio di provvedimenti all’insegna dell’ammorbidimento delle regole sul fronte del capitale. Anzitutto, dice la Bce, le banche sono «incoraggiate» a usare le riserve di capitale e la liquidità per favorire prestiti a famiglie e imprese e assorbire perdite. «L’accumulo di forti riserve di capitale e liquidità dall’ultima crisi finanziaria ha consentito alle banche durante questa crisi di continuare a concedere prestiti a famiglie e imprese, contribuendo così a stabilizzare l’economia reale», ha detto ieri Enria in una nota. «Pertanto è ancora più importante incoraggiare le banche a utilizzare i propri buffer di capitale e liquidità ora per continuare a concentrarsi su questo compito generale».

Ciò che più conta, e che può dare ossigeno al comparto, è che l’Authority non richiederà alle banche di iniziare a ricostituire le riserve di capitale erose dalla pandemia «prima che sia raggiunto il picco di esaurimento» del capitale stesso. Per capire quando avverrà questo momento, ci sarà da attendere almeno lo stress test del 2021 e quindi si guarda, ragionevolmente, al 2022. E ancora una volta, precisa Bce, le banche saranno valutate caso per caso anche alla luce della singola capacità di generare profitti. In ogni caso, la Bce «si impegna» a far operare gli istituti al di sotto della guidance di Pillar2 almeno fino alla fine del 2022, e senza che questo inneschi azioni di vigilanza.

L’analisi di vulnerabilità

Il variegato pacchetto di misure targate Bce prende le mosse dall’analisi dello scenario che attende le banche dopo lo scoppio della pandemia. Ieri Francoforte ha alzato il velo sugli esiti dell’analisi di vulnerabilità delle banche, esercizio che ha valutato come lo shock economico causato dal Coronavirus impatti sul comparto in un orizzonte di tre anni. Nel complesso, i risultati mostrano che il settore bancario dell’area euro «è in grado di resistere allo stress indotto dalla pandemia», evidenzia la stessa Bce. Due gli scenari previsti: in quello centrale – il più probabile secondo Bce – il Pil dell’area Euro diminuirà dell’8,7% nel 2020, con un rimbalzo del 5,2% e del 3,3% nel 2021 e 2022, rispettivamente. Lo scenario grave, che rappresenta uno sviluppo più avverso, ma ancora plausibile della crisi, prevede un calo del Pil reale del 12,6% nel 2020 e un rimbalzo al 3,3% e al 3,8% nel 2021 e 2022, rispettivamente. In questo caso, il Cet1 medio delle banche, indicatore chiave della solidità finanziaria, peggiorerebbe solo dell’1,9%, passando al 12,6% dal 14,5%, senza troppi impatti sugli istituti. Più cupe le attese nello scenario estremo: qui, il CeT1 medio scenderebbe del 5,7%, dal 14,5% all’8,8% dal 14,5%. Abbastanza da spingere «diverse banche», dice la Bce, ad agire per ricostituire i requisiti patrimoniali minimi, anche se «il deficit complessivo rimarrebbe contenuto».

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