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Banche, stop a bonus e dividendi

Tre indicazioni molto chiare su come redigere i bilanci del 2012 in modo da irrobustire i presidi anti-crisi economica. Sono quelli fissati dalla Banca d’Italia che con una circolare diramata il 13 marzo richiama le aziende di credito a usare l’intera tastiera di strumenti disponibili per rafforzare il patrimonio, a cominciare dalle politiche di autofinanziamento.
In primo luogo si richiede alle banche che chiudono in perdita l’esercizio del 2012 di non distribuire dividendi. Per l’esattezza, la circolare chiede di evitare di procedere alla distribuzione di dividendi, anche a valere sulle riserve patrimoniali, agli intermediari che chiudano il bilancio in perdita o che abbiano un core tier 1 ratio inferiore al livello “obiettivo” comunicato alla Vigilanza.
La circolare precisa, peraltro, che nel caso di gruppi bancari si deve fare riferimento al bilancio consolidato (in base alla normativa civilistica, invece la distribuzione dei dividendi si fa in relazione al bilancio individuale).
Questo significa che resta possibile la distribuzione dei dividendi anche in un gruppo come UniCredit, dove gli utili si generano prevalentemente nelle controllate e solo nell’esercizio successivo vengono trasferiti alla capogruppo.
Se poi si presentassero casi in cui singole unità di gruppi bancari volessero distribuire dividendi, in considerazione del fatto che il gruppo esce in utile, pur chiudendo in perdita il bilancio individuale, Bankitalia si riserva la possibilità di intervenire con provvedimenti specifici se questo non fosse compatibile con la fisiologia di un adeguato patrimonio, attuale e prospettico della singola banca o dell’intero gruppo bancario.
E veniamo al secondo punto: la circolare impartisce un richiamo generale a tutto il sistema creditizio, in considerazione del fatto che «anche nell’esercizio 2012 la redditività bancaria rimane fragile» affinché vi sia una significativa riduzione della remunerazione variabile.
Ma per le banche che hanno adottato piani di incentivazione basati su un periodo annuale di valutazione della performance e che chiudono l’esercizio in perdita oppure con un risultato di gestione, rettificato per tener conto dei rischi, negativo, le indicazioni sono nette: non devono riconoscere o pagare bonus a valere sull’esercizio 2012 ai componenti degli organi con funzione di supervisione strategica e di gestione, al direttore generale, nonchè ad altro «personale rilevante», la cui remunerazione variabile sia esclusivamente o prevalentemente collegata a obiettivi riferiti all’intera azienda.
Non basta: l’austerity sul salario variabile si applica anche a tutto il resto del personale per le banche in perdita, che dovranno applicare almeno una significativa riduzione del bonus anche nel caso in cui siano stati raggiunti gli obiettivi di performance individuali e della business unit di appartenenza.
C’è infine un terzo paletto nelle linee guida diramate alle banche dalla Vigilanza di via Nazionale e riguarda la questione dei crediti deteriorati e della loro copertura mediante accantonamenti in bilancio e/o rettifiche di valore.
Il peggioramento della qualità dei crediti dall’inizio della crisi finanziaria è stato significativo, ricorda Bankitalia: dalla fine del 2007 alla fine di settembre 2012, l’incidenza media sui crediti del complesso delle attività deteriorate (vale a dire, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, esposizioni ristrutturate, incagli, sofferenze) è passata dal 4,5 al 12,2 per cento.
Questo deterioramento, riconosce il documento della Banca d’Italia, si è accompagnato a un graduale rafforzamento delle garanzie acquisite a tutela del credito concesso: la percentuale di esposizioni deteriorate coperte da garanzie è passata, nello stesso arco temporale, dal 42,3 per cento al 50,6 per cento.
Tuttavia il tasso di copertura dei crediti anomali, vale a dire il rapporto fra il complesso delle rettifiche di valore effettuate sui crediti e i crediti lordi erogati è sceso, per l’intero sistema creditizio italiano, dal 45,9 per cento del 31-12 del 2007 al 37,9 per cento del 30 settembre 2012.
«Con riferimento alle sole sofferenze – precisa il documento Bankitalia – che costituiscono la componente sulla quale le aspettative di recupero sono minori, il coverage ratio a settembre del 2012 era pari al 54,1 per cento, anch’esso in significativa flessione dal 62,4 per cento registrato a fine 2007).
Dato il quadro, Bankitalia richiama le banche sulla necessità di adeguare le rettifiche di valore complessive sui crediti alla dinamica della situazione economica, attuale e prospettica.
È noto che le aziende di credito, anche nel corso delle recenti ispezioni della Vigilanza, hanno espresso forti timori che un innalzamento della copertura sui crediti deteriorati chiesto ora, mentre la recessione è in corso, potesse avere effetti prociclici.
La tesi portata avanti dalla Vigilanza si basa sull’assunto che la richiesta di accrescere il coverage ratio non incide sull’attitudine delle banche a erogare nuovi crediti, perchè si applica a situazioni di perdita già emerse: si tratta quindi di un atto di prudenza dovuta, da non confondere con un innalzamento preventivo dei requisiti patrimoniali.
Tra l’altro, nonostante nel corso delle recenti ispezioni condotte sul campo dalla Vigilanza si sia discusso a lungo anche di come valutare gli immobili, per accertare se a fronte di crediti garantiti da case, palazzi e altre strutture immobiliari, le banche abbiano apportato adeguate verifiche tenendo conto delle tendenze cedenti del mercato. Ebbene, la circolare non entra nel dettaglio degli immobili, nè fissa soglie di svalutazione.
Va ricordato, peraltro, che una recente indagine realizzata proprio da via Nazionale segnalava che l’importo medio erogato da banche e finanziarie copre solo il 57,8% degli immobili (in pratica, gli istituti hanno già scelto una linea d’azione molto prudente a fronte del calo dei prezzi delle abitazioni).

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