Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche, sterilizzato il taglio Ires

Un’addizionale Ires del 3,5% da far pagare solo alle banche dal 1° gennaio 2017. Sarebbe questa la soluzione allo studio del Governo per frenare l’erosione patrimoniale, stimata tra i 4 e i 5 miliardi, che potrebbero subire tutti gli istituti di credito quando, proprio dal 1° gennaio 2017, entrerà in vigore il taglio dal 27,5% al 24% dell’Ires come previsto dal disegno di legge di Stabilità. E questa operazione verrebbe messa in moto con un emendamento alla manovra da presentare nelle prossime ore alla Camera in commissione Bilancio, dove ieri era dato in arrivo il correttivo per assorbire nella Stabilità il Dl salva-banche.
In sostanza l’abbattimento di tre punti e mezzo percentuali dell’imposta pagata dalle banche andrebbe ad intaccare i crediti di imposta che gli istituti italiani vantano nei confronti dell’Erario frutto di variazioni in aumento e su cui le banche italiane hanno pagato imposte al 27,5 per cento. Questi crediti d’imposta dal 2010 sono entrati nel patrimonio delle banche italiane e ora l’annunciato taglio al 24% con la Stabilità ridurrebbe loro la possibilità di recuperare i crediti iscritti in bilancio come imposte differite attive (Dta).
A questo proposito sulla questione interviene anche l’Abi che auspica che non si realizzi nessun «regalo» alle banche ma una norma «che eviti altre penalizzazioni agli istituti che operano in Italia già pesantemente gravati dai salvataggi recentissimi». Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, in una nota chiede che una misura di alleggerimento, per superare alcune «bizzarrie giuridiche» previste dai principi contabili internazionali (Ias), sia adottata nella prossima Stabilità, che dovrebbe assorbire il decreto varato la scorsa settimana dal Governo.
Intanto ieri in Commissione sulle oltre 5mila proposte di modifica presentate dai gruppi parlamentari, più di 3mila ritocchi hanno superato la tagliola dell’ammissibilità. Ma gli emendamenti segnalati dagli stessi gruppi su cui si concentrerà l’attenzione della Commissione sono circa 600. E tra questi ce n’è uno del Pd, a firma Sergio Boccadutri, che introduce sanzioni per chi non accetta i pagamenti in moneta digitale (con carte di credito e bancomat). La proposta prevede che i pagamenti digitali debbano essere obbligatoriamente accettati, su richiesta, anche sotto il tetto dei 30 euro. Previsto poi il taglio delle commissioni per i “nanopagamenti” fino a 5 euro. L’emendamento dà tempo al mercato fino al 1° aprile dell’anno prossimo per allinearsi e fissare i nuovi importi, in caso contrario la commissione verrebbe definita da un decreto (non oltre 7 millesimi per ogni operazione con carta di debito e un centesimo per quelle con carta di credito).
Il ritocco, che non dispiace anche alla minoranza Pd (dalla quale arrivano emendamenti per alzare il tetto per l’uso del contante), sarà valutato con attenzione dal Governo. Che sta anche lavorando su altri due fronti: l’eliminazione integrale del blocco del turn over per le fusioni dei piccoli comuni e il nodo Province. In quest’ultimo caso agli enti di area vasta non arriveranno nuove risorse ma l’ipotesi allo studio prevede la possibilità di usufruire per un altro anno dei mutui già previsti per assicurare alcuni servizi. Sul Sud l’opzione più gettonata resta quella del mix d’interventi con un’estensione della decontribuzione sui neo-assunti e un credito d’imposta sui nuovi investimenti facendo anche leva su una diversificazione del bonus (5% per le grandi imprese, 10% per le medie e 15% per le piccole aziende del Mezzogiorno). Bonus che resterebbe cumulabile con i superammortamenti per i quali il tetto potrebbe salire a quota 160%. In questa direzione vanno alcuni emendamenti del Pd mentre sul rafforzamento della decontribuzione al Sud il pressing è trasversale (dal Pd a Ap passando per M5S seppure con ricette diverse). Ap spinge anche per ritocchi sullo stop all’Imu sulle case date in comodato ai figli e su un sostegno rafforzato per i bebé fino al compimento di un anno.
Tornando al nodo banche, per correggere il tiro, dunque, il Governo avrebbe puntato su un’addizionale Ires di 3,5 punti percentuali da applicare a partire dal 2017 ai soli istituti di credito. A parziale compensazione questi ultimi potrebbero però ottenere, sempre con lo stesso emendamento alla legge di Stabilità 2016, la deducibilità piena degli interessi passivi, oggi ferma al 96 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa