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Banche, il Srb vuole flessibilità sui requisiti del Mrel

Il Single Resolution Board dovrebbe avere la giusta dose di «discrezionalità» e «flessibilità» nella calibrazione del requisito Mrel sulle banche europee. Elke König, presidente del comitato di Risoluzione Unico per la gestione delle crisi bancarie (Srb), chiede così di garantire «parità di condizioni» per gli enti creditizi dell’Unione bancaria.Intervenendo all’Università Cattolica nel corso del meeting Efma 2018 sulle banche europee, il numero uno dell’Srb detta così le sue condizioni in vista dell’applicazione della disciplina relativa al Mrel, ovveroil requisito minimo di fondi propri e altre passività assorbibili in caso di bail-in.
Quello del Mrel è un tema di stretta attualità per le banche europee. Nei prossimi giorni inizierà a Bruxelles il confronto tra Commissione, Parlamento e Consiglio (il cosiddetto Trilogo) sull’approvazione del pacchetto bancario formato dalla nuova Brrd e dalla direttiva e regolamento sul capitale (Crd Crr). Sul tavolo ci sono le due proposte – divergenti – del Parlamento e del Consiglio: se il primo, più morbido, punta a introdure un livello massimo subordinazione del Mrel pari al 18% dei Rwa per tutte le banche ad esso soggette, il general approach del Consiglio – in maniera più stringente – propone per tutte le banche con un attivo superiore ai 100 miliardi di euro un livello di subordinazione pari, come minimo, all’8% del totale delle passività e fondi propri, che equivale in media a un livello di Rwa tra il 20% e il 25%. Un livello appunto che può essere ulteriormente aumentato nel caso in cui l’Srb individui possibili difficoltà nella risoluzione, mentre può essere ridotto per le banche meno complesse. Da che parte stia l’Srb, König lo dice chiaramente, visto che «accoglie il general approach del Consiglio» il cui compromesso «ridurrebbe i rischi nell’Unione bancaria».
Se questo approccio – come evidenziato nel corso della sessione da Giorgio Gobbi, capo del Servizio Stabilità finanziaria di Banca d’Italia – possa poi causare il rischio di un aumento del costo di finanziamento delle banche, non è un tema che al momento sembra impensierire troppo i vertici del Comitato di risoluzione. Che preferiscono mettere in evidenza piuttosto come il bail-in generino «benefici macroeconomici pari allo 0,6% -1,1% annuo del Pil Ue mentre i costi macroeconomici di queste riforme ammontano a solo lo 0,3% del Pil». Sul tema della correlazione tra i livelli di (de)crescita e Npl è intervenuto Pierpaolo Montana, Cro di Mediobanca, secondo cui gli Npl generati nel corso della crisi siano da distinguere tra quelli generati da una bolla («più veloci e anche più gestibili in termini di dismissioni») e quelli generati dalla riduzione a lungo termine della competitività, «più lenti da accumulare e più difficile da smaltire». Giovanni Pepe, partner Kpmg, ha evidenziato invece come le sfide per le banche italiane siano ancora elevate. Tra impatti di Ifrs9, addendum Bce, e altri impatti di riforme regolamentari, per le banche italiane si profila un impattonegativo compreso tra i 45 e 100 punti base. Un livello superiore a quello stimato a europeo, compreso tra 30 e 80 punti base.

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