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Banche spagnole in crisi di liquidità

L’International Institute of Finance calcola che le banche spagnole potrebbero arrivare a registrare perdite per 218-260 miliardi di euro. Il Fondo Monetario rincara la dose: secondo El Mundo, l’Fmi sostiene che il 30% degli istituti iberici necessiti di aiuti statali per sopravvivere. La parte del leone spetta alla neo-salvata Bankia, che – secondo altre indiscrezioni – si appresta a chiedere altri 10 miliardi di aiuti allo Stato. La crisi delle banche spagnole sembra insomma non esaurirsi, tanto che il governo di Madrid arruola Roland Berger e Oliver Wyman per correre ai ripari.
Eppure il peggio rischia di dover ancora arrivare. Anche per le banche portoghesi, irlandesi e italiane. I problemi veri nascerebbero infatti (per tutti) se la Grecia uscisse dall’euro: a quel punto si rischierebbe una fuga dei depositi, per la paura dei correntisti di ritrovarseli un giorno trasformati in pesetas o lire. In Grecia la fuga è già conclamata. In Spagna è in effetti iniziata. In Italia si vede solo sui depositi esteri. Ma il rischio c’è per tutti. A meno che la politica e le istituzioni non intervengano, evitando che la crisi greca diventi la rovina dell’Europa intera. Eppure di piani d’emergenza non se ne vede neppure l’ombra: anche ieri il commissario Ue Olli Rehn ha affermato che non esiste alcun piano per creare un sistema pan-europeo di garanzie sui depositi bancari.
La spada di Damocle
L’euro è nato con un dogma inviolabile: nella moneta unica si può solo entrare, ma non uscire. Ecco perché se la Grecia trovasse il modo per abbandonarlo, rischierebbe di compromettere la stabilità di tutti gli altri Paesi: il dogma verrebbe rotto e, a quel punto, qualunque altro Stato potrebbe abbandonare l’euro. La sola eventualità che questo possa accadere ha fatto già scattare la fuga dei depositi bancari: non è infatti razionale tenere i propri soldi in una banca greca (ma neanche spagnola o portoghese) con il rischio di vederli trasformati un giorno in dracme o pesetas.
È questa la logica per cui, rispetto ai massimi del 2009, i soldi depositati nelle banche greche sono calati del 30%: ora ammontano a 165 miliardi di euro. Le banche spagnole sono le seconde più bersagliate. Secondo le stime di Ubs, i depositi si sarebbero ridotti di 65 miliardi di euro negli ultimi mesi. Purtroppo non esistono dati in tempo reale. Si sa solo che i correntisti inglesi – secondo il Wall Street Journal – nella sola giornata di venerdì hanno ritirato 200 milioni di sterline dalla filiale inglese del Banco Santander. In Italia – secondo i dati dell’Abi – i depositi sono invece ancora in aumento, ma anche qui a preoccupare è il calo di quelli esteri. Ma la fuga potrebbe aumentare ovunque. Secondo i dati del Wall Street Journal, in Spagna il 30% dei depositi è ritirabile in tempo reale (senza vincoli). Percentuale che in Italia è al 48% e in Portogallo al 21%. Insomma: l’emorragia potrebbe arrivare a 340 miliardi di euro per Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna messi insieme.
Gli altri problemi
Questa spada di Damocle pende sulle teste di sistemi bancari già in difficoltà, provati anche dalla debole congiuntura. Le banche spagnole – calcola Fitch – hanno aumentato del 32% a 148 miliardi di euro i crediti deteriorati. Le banche italiane hanno sofferenze e incagli per un ammontare pari al 10,8% del totale crediti. La redditività è in calo in tutti i Paesi e i costi sono troppo alti. Per di più tanti sistemi bancari sono a corto di capitale: in Spagna servirebbe un’iniezione (stima Rbs) di 68 miliardi e in Grecia di 50.

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