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Banche sotto tiro, affondano le Borse

La Grecia decide di andare al voto. E l’Europa traballa. O meglio, i paesi periferici traballano: lo spread di BTp e Bonos prende il largo (per poi rientrare lievemente nel caso dei titoli italiani); le borse di Atene, Madrid e Milano arretrano; l’euro s’indebolisce.

Tutto succede nel primo pomeriggio di ieri. Sono le 15 (ora italiana), quando le agenzie di stampa battono la notizia che le trattative tra i partiti ellenici tese a formare un governo tecnico sono saltate. L’annuncio di nuove elezioni viene tradotto dagli operatori nella maniera più scontata: Atene è pronta ad abbandonare la moneta unica. Per i già delicati equilibri dei mercati dell’Eurozona è una bomba. I rendimenti dei BTp italiani schizzano oltre il livello simbolico del 6% mentre l’euro sfonda il pavimento di 1,28 dollari e atterra a quota 1,2735 contro il biglietto verde. Nello stesso tempo, i flussi degli investitori si concentrano sui Bund tedeschi, sinonimo globale di protezione, tanto che i rendimenti sulla scadenza decennale cadono di cinque punti base. Sono movimenti frenetici, istantanei, che fanno temere per alcuni minuti la riproposizione di scenari di panico visti la scorsa estate. Ma nel giro di un’ora le cose si riassestano, almeno in parte. Non che accada qualcosa di particolare. Eppure le vendite rientrano lievemente. Effetto finale: le borse cedono terreno ma meno di quanto temuto, i rendimenti dei Bund tornano al livello visto in apertura, a quota 1,46%. Milano, dopo aver visto un calo del 2,91%, chiude in frenata del 2,56%, portandosi sotto il livello del settembre scorso e poco lontano dai minimi del marzo 2009. In ribasso si confermano anche Madrid, che frena dell’1,60%, e il piccolo listino portoghese (-1,86%). La performance peggiore è però ancora una volta quella di Atene, che dopo il -4,56% di lunedì, si assottiglia di un ulteriore 3,62%. Molto più contenute invece le ripercussioni sulle borse più importanti: Francoforte lascia sul terreno solo lo 0,79%, Parigi lo 0,61%, Londra lo 0,51%. Performance che sono state aiutate anche dai risultati economici del Pil dell’Eurozona migliori delle attese: è la Germania, in particolare, a tenere alto l’umore degli investitori, alla luce di un aumento del Pil dello 0,5% nel primo trimestre, che segue il meno 0,2 per cento degli ultimi tre mesi del 2011.
Insomma, gli investitori scelgono di fare distinzione tra la sponda mediterranea dell’Europa e i paesi più solidi dell’area. Del resto, più che il crack della Grecia in sè, a preoccupare davvero i mercati è l’eventuale effetto domino creato dall’ipotetica uscita di Atene dall’Euro. Un ritorno alla dracma potrebbe ingenerare panico tra i risparmiatori, spingendoli a ritirare i soldi dalle banche, provocando così un collasso del sistema finanziario soprattutto nei paesi più fragili dell’Eurozona, dalla Spagna all’Irlanda. Ipotesi estrema, va detto, e allo stato attuale eccessivamente pessimistica, soprattutto perché non mette in conto l’attivazione di tutti i possibili correttivi, da parte della Bce o dell’Ue, per bilanciare eventuali deragliamenti dei mercati in fasi di emergenza.
Sta di fatto che per ora l’umore degli investitori inizia a scontare questo scenario. Ecco perché regna la strategia del “risk-off”. Tradotto: nei portafogli entrano Bund e Treasury ed escono agli asset ritenuti più rischiosi. E tra questi ci sono le già martoriate azioni bancarie di Italia e Spagna. Se i titoli del credito in Europa hanno perso l’1,8%, nei mercati periferici è andata peggio.
I principali gruppi bancari tricolori hanno accusato perdite medie del 5,5%. UniCredit e Intesa hanno perso rispettivamente il 5,53% e il 5,47%, Ubi il 5,35%, Mps il 7,4%. Collassi che contribuiscono a spingere il comparto bancario ai minimi da oltre due decenni. Non molto meglio va a Madrid. Santander è scesa del 2,54%, Bbva del 2,46%, Banco Popular del 2,5%. Ma un collasso greco sarebbe indigesto anche a diversi istituti del Nord Europa. Non è un caso che Credit Agricole, SocGen e Commerzbank, tre tra le banche più esposte alla Grecia, ieri abbiano perso tra il 5 e il 7%. Come dire: nessuno in Europa può dirsi estraneo al destino di Atene.

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