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Banche e sostenibilità. Intesa firma il piano Onu

Nell’estate del 2019, quella della crisi ambientale amazzonica e delle tensioni commerciali globali, sembra sia partita la rincorsa planetaria agli annunci sulla responsabilità sociale e la sostenibilità.

È della scorsa settimana il documento che elenca gli impegni sottoscritti dai ceo della business roundtable americana per promuovere tra le imprese la consapevolezza dell’impatto del proprio operare. Ed è prevista per il prossimo 22 settembre a New York, in occasione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, la presentazione ufficiale dei Principles for Responsible Banking (Prb).

Al progetto in sei punti, forse il progetto il più importante degli ultimi anni promosso dall’iniziativa Unep-Fi, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e le Istituzioni Finanziarie, hanno già aderito oltre cento banche nel mondo e il primo istituto italiano, Intesa Sanpaolo, ne è sottoscrittore con un gruppo di testa del quale fanno parte, tra i nomi europei i Bbva, Société Generale, Deutsche Bank, e anche il Monte dei Paschi di Siena.

Dice l’amministratore delegato di Intesa Carlo Messina: «Da sempre attribuiamo un ruolo centrale ai progetti rivolti alla crescita sociale, culturale e civile delle comunità in cui operiamo, tanto che gli obiettivi di sostenibilità e impatto sociale sono entrati due anni fa nel nostro piano d’impresa. Compresi quelli di contrasto alla povertà. Vogliamo lasciare un segno profondo nella società civile. Non molto tempo fa ci siamo ritrovati a riflettere, tra gli altri con Bob Kapito di BlackRock, e diverse personalità della cultura e del terzo settore, per un primo bilancio e presentare nuovi progetti, tra i quali l’impegno concreto per l’occupazione giovanile, l’accesso allo studio e al credito. Siamo in prima linea nel modello economico che mira a slegare lo sviluppo dallo sfruttamento delle risorse naturali esauribili e a ridisegnare il sistema produttivo e la banca è stata riconosciuta tra quelle più sostenibili al mondo».

I sei punti del programma dell’Onu sono così articolati: 1.«Allineamento», ossia le strategie orientate al rispetto dell’accordo sul clima di Parigi; 2.«Obiettivi», la riduzione della azioni a impatto negativo e la diffusione di quanto raggiunto; 3.«Clienti», l’impegno a sostenere le attività finalizzate al benessere e alla prosperità delle generazioni future; 4.«Stakeholders», tutti coloro legati a vario titolo nella vita della banca sono coinvolti anche sugli obiettivi di sostenibilità; 5. «Governance and culture», il sistema di governo della banca e la sua stessa cultura interna non possono essere estranei agli obiettivi di sostenibilità e di impatto sociale; 6.«Transparenza», sarà periodicamente monitorato e reso pubblico lo stato di avanzamento verso il rispetto dei Principi stabiliti dal programma che le banche internazionali sottoscrivono volontariamente. A tal proposito, sarà interessante notare se e come il programma promosso dall’Onu avrà un impatto anche sui forti squilibri retributivi tra i top manager e il resto dei dipendenti e sulla riduzione del pay gap tra i generi. Autorizza a sperare quanto scrive l’Unep nell’invito alle banche a sottoscrivere il documento: «Perchè ora? – si chiede l’Agenzia dell’Onu — Dieci anni dopo la crisi, il sistema finanziario sta ancora ricostruendo la fiducia. Giocare da protagonisti nel 21esimo secolo vuol dire an che andare incontro ai bisogni reali della società».

Paola Pica

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