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Banche, soluzione di sistema in due mosse

«Gli incontri che si stanno succedendo con il ministro Padoan e il presidente del Consiglio sono finalizzati a trovare una soluzione il più possibile di sistema».
Parola del viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, che ha chiarito ieri come, dopo il summit fra i numeri uno (il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nonchè gli ad delle tre maggiori banche italiane, i vertici di Cdp e il presidente dell’Acri) il compito di arrivare al dettaglio delle soluzioni concrete spetti ai tecnici e i lavori siano in corso. «Facciamoli adesso lavorare» è dunque il consiglio del vice ministro.
Intanto, sul progetto in gestazione la consegna del silenzio a livello istituzionale sembra totale, se è vero che il presidente dell’associazione delle fondazioni bancarie, Giuseppe Guzzetti, non ha portato neanche all’attenzione del consiglio d’amministrazione dell’Acri, riunitosi ieri a Roma, i contenuti dell’incontro di lunedì a Palazzo Chigi .
Guzzetti, spiegano infatti fonti finanziarie non ha discusso delle ipotesi né in maniera formale né informale. Ma tra alcuni enti sembrano intanto serpeggiare i dubbi sulla rischiosità e sulla redditività di un intervento in uno o in entrambi i fondi allo studio del governo.
Secondo quanto è trapelato martedì sera, infatti, il Governo potrebbe muoversi,allo scopo di garantire che vadano a buon fine i necessari aumenti di capitale anche in condizioni di mercato avverse e di accelerare lo smaltimento dei non performing loans, lungo tre direzioni: varare un decreto che anticipi alcuni elementi della riforma delle procedure fallimentari e favorire la nascita di due nuovi fondi, uno per il supporto ad operazioni di aumento di capitale delle aziende di credito che ne hanno bisogno per tornare in linea con i requisiti prudenziali, l’altro per trasferirvi le sofferenze di qualità inferiore insieme a immobili di proprietà delle banche come garanzia, con un azionariato costituito da operatori italiani sia privati che pubblici (si veda l’altro articolo in pagina).
Il dossier più urgente resta quello della Popolare di Vicenza, alla vigilia di un aumento da 1,75 miliardi che – viste le condizioni di mercato, particolarmente avverte per le banche italiane – rischia di finire in parte inoptato o comunque di avvenire a prezzi bassissimi. Il veicolo allo studio punta ad arginare entrambi questi rischi, ma la novità emersa ieri che dovrebbe trovare conferma oggi è il prolungamento della garanzia (per ora integrale) da parte di UniCredit: in piazza Gae Aulenti oggi alle 12 è convocato il consiglio e senz’altro il ceo Federico Ghizzoni farà il punto, ma secondo quanto emerga da diverse fonti vicine al dossier si opterebbe per un’estensione della garanzia di due settimane, ovvero dal 30 aprile fino a metà maggio, permettendo così di far decollare l’operazione. Con la mossa dell’istituto guidato da Federico Ghizzoni, oggi partirà la fase di pre-marketing, mentre il via libera della Consob alla pubblicazione del prospetto – magari dopo qualche integrazione – è atteso alla fine della settimana prossima. Salvo intoppi la sottoscrizione dell’aumento partirà nella settimana del 18 aprile e la quotazione a Piazza Affari il 3 maggio.
Anche a Vicenza oggi è giorno di cda. All’ordine del giorno, questioni tecniche ovviamente collegate all’operazione in via di lancio. L’obiettivo del Ceo Francesco Iorio è che gli attuali soci della vicentina sottoscrivano il 45% dell’offerta. Un altro 5% è destinato al pubblico ‘retail’ e la restante parte a investitori istituzionali. A curare il collocamento in vista dell’Ipo ci sono, oltre a UniCredit, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Jp Morgan e Mediobanca. Una quota finirà al veicolo banche-fondazioni-Cdp? Può darsi. Certo è che se Vicenza sarà il banco di prova del nuovo veicolo, seguirà poi l’operazione simile di Veneto Banca a giugno e a chiudere l’aumento da un miliardo del Banco Popolare (-3,38% )per convolare a nozze con la Bpm (-1,39%). Tra i dossier sul tavolo ci sarebbero anche alcune banche minori e, sullo sfondo, anche Mps.
Il ministro Padoan, ieri in visita a Milano per il Salone del risparmio, non ha commentato gli sviluppi delle trattative, limitandosi a spiegare che le riforme del governo «tendono a rafforzare il sistema del credito e a lasciare alle spalle l’eredità dolorosa di tre anni di recessione».

Rossella Bocciarelli

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