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Banche, slittano i vincoli di Basilea 3

Si va verso un rinvio a fine 2013 o inizio 2014 dei requisiti di capitale per le banche previsti dalle nuove regole di Basilea 3, la cui introduzione era prevista originariamente per gennaio prossimo. Lo ha annunciato ieri il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, aggiungendo, comunque, che gli obiettivi di Basilea 3, «malgrado le critiche», sono «condivisibili» e che «un sistema più robusto è un vantaggio per l’economia e le imprese».
Il rinvio era nell’aria da quando alla fine di novembre gli Stati Uniti avevano fatto sapere che non avrebbero aderito alle nuove norme sul capitale core, troppo stringenti, per le difficoltà ancora attraversate dalle banche e dall’economia e per giunta con il braccio di ferro in corso sul «fiscal cliff» tra Congresso e amministrazione Obama. Lo slittamento era invocato dalle banche in tutti i paesi dell’Eurozona, soprattutto per mantenere un «level playing field», una piattaforma comune per il credito tra le due sponde dell’Atlantico, senza distorcere la concorrenza già accanita. Saccomanni ha spiegato che «alla fine le valutazioni, anche dei mercati finanziari, sulle banche europee, si stanno modificando in un’ottica meno negativa». Per l’Italia la soddisfazione degli istituti è stata riassunta dall’amministratore delegato del Banco Popolare Pierfrancesco Saviotti: il rinvio è un «fattore positivo» anche se la situazione difficile proseguirà nei prossimi mesi «e si aggiungerà instabilità» politica e allora ci saranno ancora più problemi «nell’erogazione del credito» in aggiunta alla «concorrenza spietata» nel sistema, dopo che i canali internazionali si sono chiusi. Anche in Francia, in Spagna e soprattutto in Germania si è creato un fronte contrario e compatto tra banche private e pubbliche. Secondo Boston Consulting Group l’adeguamento alle nuove regole patrimoniali comporterebbe costi aggiuntivi per 474 miliardi agli istituti globali, 256 miliardi agli europei.
Ieri la Commissione ha annunciato che «sta seguendo da vicino» l’azione dei supervisori nazionali in relazione ai casi in cui questi hanno scoraggiato le banche a muovere fondi dal paese in cui sono stabilite a quelli considerati a rischio. Non siamo però allo stadio di procedure di infrazione delle regole europee, ha spiegato il portavoce del responsabile del mercato interno Michel Barnier. Il caso è stato sollevato dal Wall Street Journal, che ieri ha riferito come al centro dell’attenzione europea siano le autorità bancarie tedesca e britannica. La questione ha riguardato anche l’Italia: nell’autunno 2011 la Bafin (l’autorità tedesca) ordinò a Unicredit di non prendere più liquidità dalla controllata tedesca.

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