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Banche, slitta ad aprile l’addendum Bce

È un approccio a due velocità, quello che la Vigilanza Bce intende adottare per ripulire i bilanci delle banche europee. Perchè da una parte, come confermato ieri dal numero uno dell’Ssm Danièle Nouy nella tradizionale conferenza stampa annuale, si partirà il «prima possibile» con l’addendum alle linee guida sui non performing loans, ovvero ad aprile. Mentre un atteggiamento più attendista, quanto meno per evitare un nuovo scontro con le istituzioni europee, sarà seguìto per lo smaltimento dei 760 miliardi di euro di crediti non performing che oggi pesano sulle spalle delle banche del Vecchio Continente, fronte su cui ancora «non è stato deciso nulla dal Supervisory board».
Serviranno insomma mesi per capire quale sarà la politica di Francoforte per la gestione dello stock esistente di crediti malati europei, un quarto dei quali concentrati nei bilanci delle banche italiane. Perchè se è vero che, come indicato ieri da Nouy, le discussioni sul dossier sono ancora alla stadio iniziale, è anche vero che qualsiasi decisione dovrà passare da una consultazione (si veda Il Sole 24Ore di ieri) e da un inevitabile fuoco di fila di contestazioni da parte di tutti i soggetti in campo. empi lunghi, insomma. Senza contare che, al di là delle prese di posizione formali («Non mettiamo pressione sulle banche per vendere gli npl», ha detto la vice presidente Sabine Lautenschlager), il pressing per lo smaltimento sui singoli istituti da parte di Francoforte è già in atto da tempo, come dimostra l’aumento delle cessioni da parte degli istituti italiani.
Se sulle consistenze Francoforte scende a più miti consigli rimandando al futuro ogni decisione, sui crediti deteriorati futuri la strategia è chiara: vanno svalutati in maniera graduale ma costante. Non è escluso che qualche concessione sulle modalità da seguire possa anche essere fatta ma, a quanto si apprende, il risultato finale non si si discosterà molto dal calendar provisioning già noto, che si traduce in una svalutazione al 100% in 2 anni per i crediti non garantiti e in 7 anni per quelli garantiti. Per superare le contestazioni arrivate dagli uffici legali del Parlamento e del Consiglio Ue – che denunciavano l’illegittimità dell’Ssm nel proporre criteri di accantonamento minimo, di competenza invece del legislatore -, la Vigilanza chiarirà che non ci sarà alcun automatismo di sanzioni in caso di mancato rispetto delle misure. «Seguiremo un approccio caso per caso» nel rispetto «della cornice di Pillar 2», ha ribadito il capo dell’Ssm. Il velo sull’addendum sarà alzato comunque a metà marzo, così da poter partire «il primo aprile», in ritardo rispetto al data inizialmente prevista del primo gennaio, con misure che si applicheranno alle nuove sofferenze come alle inadempienze probabili.
Gli scontri legali con le istituzioni europee hanno avuto il loro peso. E ora l’intenzione è quella di trovare una sintonia con la Commissione. Non a caso l’addendum verrebbe pubblicato a qualche ora di distanza dalla proposta che, il 13 marzo, arriverà dalla Commissione europea sul trattamento dei prestiti di futura erogazione. La proposta, che rientra nell’ambito del pacchetto di misure in tema bancario in via di preparazione, dovrebbe poi entrare nel dibattito sulla revisione della Crr tra Consiglio e Parlamento, così da essere finalizzata entro fine anno.
Tornando alla conferenza stampa di ieri, l’appuntamento è stato anche l’occasione per fare il punto sul lavoro della Vigilanza (che ha ricevuto domanda di licenza da parte una cinquantina di banche post-Brexit) ma anche sullo stato di salute del comparto bancario europeo, che ha fatto «importanti progressi» negli ultimi quattro anni. Oggi le condizioni sono «buone», come dimostra un Cet1 ratio medio a livello Ssm salito di oltre 270 punti base tra fine 2014 e il terzo trimestre 2017, quando ha toccato il 14,3%. Il problema, piuttosto, rimane quello della redditività che per «alcune banche rimane molto bassa» e ciò aumenta i timori relativi alla capacità di coprire il costo del capitale nel medio e lungo termine. Da qua il monito alle banche a continuare a lavorare sugli Npl, ma anche a «trovare nuove vie per diventare più profittevoli» senza però «prendere rischi eccessivi». Una sfida di non poco conto, questa, che sta costringendo quasi tutte le banche a rivedere il proprio modello di business.

Luca Davi

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