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Banche, sisma e verifica Ue sui conti le prime urgenze

La ricostruzione post-terremoto occupa il posto d’onore nell’agenda del futuro governo «nella pienezza dei poteri», come spiegato ieri dallo stesso premier incaricato Paolo Gentiloni in linea con le priorità espres dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Posto d’onore comunque condiviso con le banche e la crisi di Mps (si veda pagina 8).
A spiegare l’urgenza sociale non c’è solo la volontà politica di mostrarsi vicini alle popolazioni colpite dal sisma, ma anche il calendario delle scadenze che fissa al 17 dicembre il termine per la conversione del decretone che accorpa i due provvedimenti varati a ottobre e novembre su aiuti fiscali e finanziamenti per la ricostruzione. I lavori della Camera, convocata per oggi alle 15, partiranno da qui.
Per il nuovo governo c’è giusto il tempo di giurare prima di partire per Bruxelles, dove giovedì è in calendario un importante Consiglio d’Europa dove si discuterà dei temi caldissimi dell’immigrazione e del diritto d’asilo, su cui l’Italia ha puntato i piedi in più occasioni. È solo il primo degli appuntamenti internazionali in un’agenda che va dalle celebrazioni dei 60 anni del Trattato di Roma, previsti nella Capitale a marzo, al G7 di Taormina di maggio, primo vertice ufficiale con il neo presidente Usa Trump. Sul fronte interno, invece, la primavera sarà tempo di nomine per i cda in scadenza di Enel, Eni, Poste, Finmeccanica, Terna.
Nel frattempo, i tecnici dovranno andare spediti nei lavori per il “milleproroghe”. Il tradizionale decreto di fine anno si annuncia anche questa volta ricco di misure, dagli intrecci societari nelle telecomunicazioni alle gestioni associate negli oltre 5mila piccoli Comuni italiani. Quest’anno però il Milleproroghe potrebbe essere accompagnato da un altro decreto per raccogliere almeno alcuni dei capitoli che non sono riusciti a salire sul treno ad alta velocità della manovra. Fra questi l’estensione dei bonus edilizi agli incapienti, i bilanci semplificati per le imprese e il ricco capitolo di interventi sugli enti locali, dal turn over alla definizione dei fondi.
La manovra invece è arrivata in porto, ma ha bisogno di provvedimenti attuativi su alcuni dei capitoli chiave, a partire dalle novità sulle pensioni: entro gennaio vanno definite le convenzioni con banche e assicurazioni per la copertura dell’Ape, mentre entro febbraio serve un decreto per le semplificazioni sugli «usuranti». Sempre a febbraio scadono i termini per il primo via libera alla riforma del pubblico impiego, indispensabile per riavviare la macchina dei contratti come previsto dall’intesa siglata con i sindacati il 30 novembre. In fretta, poi, andrebbero preparati i correttivi per i decreti taglia-partecipate, licenziamenti degli assenteisti e nomine in sanità.
Arriverà entro marzo, invece, la richiesta ufficiale dell’Europa di rimettere mano ai conti italiani per non uscire dal sentiero stretto che porta verso il pareggio di bilancio. La richiesta di correzione dovrebbe valere tra gli 1,5 e i 2 miliardi, anche a seconda dei dati definitivi sul Pil 2016, e rappresenterà solo un antipasto per una manovra 2018 che, a prescindere dal governo che dovrà metterla a punto, già si presenta gravata da 19,6 miliardi di aumenti Iva sotto la consueta voce delle «clausole di salvaguardia».
Non va dimenticato, infine, che la nuova «Agenzia delle entrate-riscossione» deve accendere i motori dal 1° luglio. Il primo passo per arrivare pronti è la nomina del commissario, che dovrà mettere a punto lo statuto del nuovo ente pubblico economico e traghettare la struttura nella Pa.

Marco Mobili
Gianni Trovati

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