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Banche, s’impenna la raccolta: i depositi salgono del 7,9%

Le sofferenze nette che pesano sui bilanci delle banche italiane sono salite a 31,4 miliardi in ottobre dai 30,7 di settembre. Il dato emerge dal bollettino mensile dell’Abi, ma non rappresenta il segnale di un deterioramento dei crediti quanto piuttosto uno degli scostamenti mensili che si registrano nel trend di calo in atto da alcuni anni. Tanto per avere un’idea: a maggio il dato era pari a 32,58 miliardi, a giugno a 31,83, a luglio 31,9, ad agosto 32,33 e settembre a 30,68.

Rileva,dunque, il trend di medio periodo: rispetto a ottobre 2018 le sofferenze sono in calo del 17,9 per cento. La riduzione è poi di oltre 57 miliardi (pari a -64,7%) se si considera il livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi).

A ottobre il rapporto tra sofferenze nette e impieghi totali è risalito all’1,80% dall’1,77% di settembre e contro il 2,26% di ottobre 2018 e il 4,89% di novembre 2015.

L’aspetto interessante che emerge dall’indagine periodica è il fatto che i tassi sui mutui concessi dalle banche sono saliti all’1,44% medio in novembre dall’1,4% di ottobre e questo in uno scenario di tassi di interesse negativi.

Il dato sintetizza l’andamento dei tassi fissi e variabili ed è influenzato anche dalla variazione della composizione fra le erogazioni in base alla tipologia di mutuo. Sul totale delle nuove erogazioni di mutui oltre l’84% sono mutui a tasso fisso: nell’ultimo mese la quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso è risultata pari all’84,1% (86,2% il mese precedente).

Quanto ai prestiti alle imprese, in questo caso continua la fase discendente: il tasso medio è passato al minimo storico dell’1,2% (1,31% il mese precedente). Si conferma decisamente ridotto, quindi, lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie. In novembre il differenziale è pari a 192 punti base (193 punti base nel mese precedente), a fronte degli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria.

Sempre i dati del bollettino evidenziano come i finanziamenti concessi dalle banche italiane sono aumentati dello 0,6% annuo in novembre dal +0,7% di ottobre; dunque c’è una piccola forma di rallentamento. I prestiti a famiglie e imprese hanno fatto segnare +0,1% (da +0,4%). In ottobre, inoltre, gli impieghi alle imprese sono calati dell’1,4% (da -1%) a causa, segnala l’Abi, «della riduzione della domanda di finanziamenti». Sempre in ottobre, i prestiti alle famiglie hanno fatto segnare un +2,4% (+2,5% in settembre).

La raccolta delle banche italiane, invece, è salita con un balzo del 7 per cento annuo in novembre dal 5,3% di ottobre, a riconferma di un’aumentata predisposizione verso la liquidità da parte dei risparmiatori. I depositi da clientela sono cresciuti del 7,9% annuo (+6,2% in ottobre). In ottobre, d’altra parte, i depositi dall’estero solo saliti del 5,1% annuo (+2,1% in settembre), mentre la raccolta netta dall’estero (depositi dall’estero meno prestiti sull’estero) è stata pari a circa 101,2 miliardi di euro (+7,2% la variazione tendenziale).

Altro aspetto interessante è la ripresa della raccolta attraverso obbligazioni, che era in caduta libera ormai da anni. Nel mese di ottobre questo tipo di raccolta per la prima volta dal 2012 è risultato in aumento dell’1,5 per cento (contro un -0,4% del mese precedente) e con una variazione netta positiva per 3,5 miliardi.

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