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Banche, sì al paracadute da 20 mld

Via libera di Camera e Senato, con il voto di maggioranza assoluta, all’autorizzazione chiesta dal governo a un aumento del debito pubblico fino a 20 miliardi di euro per finanziare eventuali provvedimenti a sostegno del sistema bancario. L’ok, sia alla Camera che al Senato, è arrivato soprattutto grazie agli eletti con Silvio Berlusconi candidato premier: i voti di Forza Italia e di Ala-Sc, i gruppi parlamentari che fanno capo a Denis Verdini.

Il Salva-risparmio avrà «impatti temporanei» sui conti pubblici perché si tratta di «misure one off», ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo nell’Aula della Camera, precisando inoltre che le misure sono condizionate a «piani di ristrutturazione che mettano questi istituti nelle condizioni di stare sulle proprie gambe». Il ministro ha poi ribadito che i 20 miliardi stanziati dal governo per il sistema bancario «sono una cifra sufficiente a dare un impatto segnaletico». Non si è voluta stanziare una cifra superiore, ha spiegato Padoan, per non «dar l’idea di un sistema in crisi». Infine, «c’è l’impegno del governo per la massima tutela dei risparmiatori retail, tenendo conto dei margini possibili dalla normativa europea sugli aiuti di Stato e sulla risoluzione delle crisi bancarie». «Ove si dovesse dar vita a interventi», ha precisato il ministro, «i costi per i risparmiatori sarebbero minimizzati o inesistenti». Ieri, Mps è crollato in Borsa mentre il fondo del Qatar si è sfilato. Dunque, è atteso l’intervento pubblico molto probabilmente già entro oggi.

Germania, taglia di 100mila euro sul ricercato per strage

Il ricercato per l’attentato al mercato natalizio di Berlino di lunedì è stato identificato come Anis Amri, 24 anni, tunisino. Lo ha annunciato la Procura generale tedesca, che ha spiccato un mandato di cattura in Germania e in Europa. La Procura generale ha offerto una taglia di 100mila euro a chiunque fornisca informazioni. Nel comunicato si invita chiunque dovesse vederlo a non intervenire e a chiamare la polizia, poiché l’uomo potrebbe «essere violento e armato». Come ha precisato il ministro degli Interni del Land del Nordreno Vestfalia, Ralf Jaeger, non è detto che l’uomo alla guida del camion che ha compiuto la strage corrisponda effettivamente a quello indicato nei documenti ritrovati sotto al sedile di guida del veicolo.

Sfiducia M5s per Poletti

Una battuta infelice rischia di avere pesanti conseguenze sul ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, con inevitabili conseguenze anche sul governo Gentiloni. È stata depositata al Senato una mozione di sfiducia nel confronti del ministro, firmata dai senatori di Sinistra italiana, del Movimento 5 Stelle, della Lega Nord e di alcuni senatori del gruppo Misto. In particolare la mozione di sfiducia ricorda la dichiarazione «inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini» sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche, e le «affermazioni gravissime» sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero. Ma ha fatto ancora più scalpore la notizia dei contributi pubblici per l’editoria, 500mila euro, ricevuti da Manuel Poletti, figlio del ministro e direttore del settimanale Sette Sere. La Lega, per voce del segretario provinciale di Ravenna, Samantha Gardin, ha annunciato «un esposto in Procura e alla Guardia di Finanza per verificare la regolarità dei contributi». «È evidente che sulla vicenda si deve andare a fondo», ha dichiarato la Gardin.

Speranza a Poletti: via i voucher o sfiducia

«Lettera aperta al ministro Poletti: via i voucher o sfiducia». È quanto scrive su Twitter Roberto Speranza, esponente della minoranza Pd, rivolgendosi al ministro del Lavoro, in merito alle sue frasi sui giovani all’estero. «Non si può aspettare un solo giorno in più. Se vuoi dimostrare che quella frase è stato solo un incidente hai una strada maestra per farlo, proprio nella discussione che si terrà sulla tua mozione di sfiducia individuale».

Berlusconi è tornato e propone il reddito di cittadinanza, come M5s

«Quando mi hanno cacciato dal Senato speravano di essersi liberati di me, invece, come vedete, sono ancora qui». Silvio Berlusconi è tornato da protagonista nel dibattito politico in seguito al rinnovato appoggio al governo Pd-Ncd. Ieri, è intervenuto su molte questioni delineando una sorta di nuovo programma politico. Di seguito, le affermazioni più significative e sorprendenti, come quella sul reddito di cittadinanza: «Come il Movimento 5Stelle, anche noi siamo per il reddito di cittadinanza». Di M5s, tuttavia, non gli piace il fatto che «vogliono mettere la tassa di successione al 50%». Di certo, «il Jobs act è stato un fallimento del governo Renzi costato 20 miliardi e la perdita dei diritti dei lavoratori».

Berlusconi: Draghi premier

«È stato un nostro successo l’elezione di Mario Draghi al vertice della Bce, frutto delle mie buone relazioni con gli altri leader e dell’abilità diplomatica». «Non ho alcuna difficoltà a dire che Draghi sarebbe un eccellente prossimo presidente del Consiglio». «La parola banca ormai non evoca più sicurezza ma rischio. Per questo in molti non depositano più i propri risparmi». «Non concedono più prestiti, nemmeno alle start up». «No al bail in. La parola banca deve essere sinonimo di sicurezza». «B.Mps è in crisi per la cattiva gestione della sinistra ma anche per i debiti degli agricoltori in oggettiva difficoltà». «Oggi c’è una povertà diffusa mai raggiunta in passato». «Vogliamo vincere le prossime elezioni per far uscire italiani da povertà e da oppressione burocratica, fiscale e giudiziaria». «Il nostro programma prevede l’innalzamento del limite del contante a 8mila euro».

Berlusconi boccia Renzi, Salvini e Di Maio: non basta il dinamismo

«Gli italiani non si sono resi conto che ci sono stati cinque colpi di stato in 25 anni». «Renzi mi è piaciuto all’inizio, poi è emersa la sua arroganza. Non basta il dinamismo dei giovani, occorre la saggezza dell’esperienza». «Il governo Renzi ha collezionato soltanto fallimenti». «A me non dispiace l’idea di un’Assemblea costituente: 50 politici e 50 esperti eletti dagli italiani». «Per fare le primarie ci vuole una legge che le regolamenti, deve votare chi ha il tesserino, ma bisogna vedere quale sarà la legge elettorale e se prevede subito l’espressione del candidato premier». Matteo Salvini parla di inciuci Pd-Fi sulle banche? «Il giovane comunista Salvini rimane ancora radicato in lui e molto spesso ha uscite che non sono apprezzabili». «Le primarie sono possibili con una coalizione, ma devono essere regolamentate per legge, così come sono state fatte sono una farsa lo stesso Renzi aveva la stessa opinione nei discorsi vari». «Di Maio e Di Battista sono molto abili nelle loro apparizioni televisive, ma per governare un Paese non si può essere troppo giovani, occorre esperienza e quindi saggezza». «Io non ho bruciato nessuno» dei potenziali successori, «sono stati loro ad andarsene per vari motivi. Per esempio gli piaceva molto restare a fare i ministri». «Mi sono pentito di aver appoggiato il governo Monti e il governo Letta. Noi speravamo si potessero fare quelle riforme che da tempo auspicavamo. Quando si trattava davano rassicurazioni, poi niente». «Il nostro giudizio sul presidente Mattarella è sempre stato quello di adesso. Do di lui un giudizio molto positivo e penso che l’inizio di questo settennato sia da apprezzare. Non abbiamo le dichiarazioni quasi giornaliere di altri presidenti. Mi sono distinto da lui solo in un’occasione, quando ha fatto delle condoglianze troppo affettuose per la morte di Castro».

Berlusconi: ci vuole una moneta parallela all’euro

«Proponiamo una seconda moneta parallela all’euro, una riedizione della lira per riacquistare sovranità monetaria e possibilità di stampare moneta». «Usa, Cina, Russia e Giappone si sono salvati dalla crisi stampando moneta. Una leggera inflazione non è una tragedia, è lievito per economia». «Dobbiamo rivolgerci non ai fanatici ma agli italiani a cui fa schifo questa politica». «Non mi sono mai occupato di queste cose, lascio Mediaset ai miei figli che sono ben capaci di tutelare l’italianità di Mediaset». «Non posso immaginare Mediaset non guidata dalla mia famiglia». «Noi ci troviamo in questa assurda situazione di non poter fare acquisti di azioni perché la legge impone che il socio di maggioranza possa comprare solo il 5% all’anno. Lo abbiamo fatto e ci siamo dovuti fermare lì. Quindi loro hanno avuto buon gioco mentre noi siamo fermi al 40%». «Per arrivare al 51% io spero che quei comitati per la difesa dell’italianità di Mediaset che sono nati possano portarci a contare sul voto di circa il 20% delle azioni». «Oggi subiamo una situazione economica che ha fatto calare la pubblicità da 9 a 7 miliardi con la concorrenza da parte di internet e poi soffriamo il dumping Rai attraverso Sipra, che ha fatto cadere il valore messaggio pubblicitario».

Franco Adriano e Emilio Gioventù

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