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Banche, nuovo scivolone Bce: “Bene il fondo Atlante ma ha limitate capacità”

Le fatiche di Atlante, e del governo che cerca di velocizzare le procedure di recupero dei crediti insolventi, rendono più evidenti i problemi delle banche italiane, bastonate anche ieri a Piazza Affari in una seduta pessima per l’intero settore europeo. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, nel presentare il titano salvabanche da 4,25 miliardi di dotazione (privata), aveva detto: «Atlante è la soluzione ai problemi delle banche italiane». Il tempo lo dirà: finora gli operatori di mercato guardano più al bicchiere mezzo vuoto, poco intonati ai toni da campagna elettorale (le elezioni amministrative si tengono il 5 giugno). Ieri, con l’indice bancario europeo Stoxx in calo del 3,68% per i cattivi risultati della svizzera Ubs e della tedesca Commerzbank (i problemi bancari non sono solo italiani) a Piazza Affari si guardava più giù: -8,07% Carige, -7,57% Monte dei Paschi, -7,17% Banco popolare, -5,11% Ubi, -4,68% Unicredit e così via. Nelle ultime tre sedute l’indice Ftse banche Italia ha perso il 10%, azzerando i benefici visti in aprile dopo l’annuncio delle novità su Atlante e delle norme sui crediti. Non è bastato l’incoraggiamento di Ignazio Angeloni, membro del consiglio di vigilanza della Bce: «Atlante e lo schema di garanzia ‘Gacs’ sono dei passi avanti ma non rappresentano iniziative che possano da sole condurre a una svolta». Audito al Senato, il banchiere centrale ha avvertito: «Con la ridotta entità attuale, Atlante sarà in grado di intervenire su un numero limitato di banche di piccole e medie dimensioni».
La delusione del mercato invece affiora tra i commenti degli addetti ai lavori: «Atlante è una buona soluzione per guadagnare tempo – ha scritto Mediobanca Securities – che allontana i rischi di crisi sistemica per ora, ma temiamo farà emergere la necessità di nuovi accantonamenti sulle sofferenze delle banche». Mediobanca stima, applicando una leva finanziaria di otto volte, che i circa 1,25 miliardi per ora destinati dal fondo all’acquisto di crediti insolventi, applicate le garanzie statali, permetteranno di acquistare «circa il 10% delle sofferenze del sistema, pari a 8 miliardi ». La ricerca della banca d’affari (tra le poche italiane a non avere investito in Atlante) mantiene un giudizio “neutrale”. Una cifra simile aveva stimato anche Banca Imi (controllata da Intesa Sanpaolo, che di Atlante è il primo quotista con un miliardo): «Combinando le diverse possibilità, riteniamo ragionevole che il fondo possa investire da 17 a 25 miliardi di euro in sofferenze lorde, corrispondenti al 9-13% del totale». Mentre la casa indipendente Autonomous ha scritto: «Le notizie arrivate da Vicenza sono negative, anche perché ci sono altre banche bisognose di capitale: Veneto banca circa 1 miliardo, altre minori in crisi per 210 milioni (si vocifera delle Casse di Cesena, Rimini e San Miniato, ndr ), e solo un importo limitato, circa 1,3 miliardi, sarà destinato alle sofferenze, che con una leva di otto volte basterebbe solo per 11 miliardi di sofferenze lorde ». Tutte le analisi smorzano comunque gli entusiasmi iniziali, specie da parte di esponenti del governo e delle banche stesse, per cui Atlante poteva sollevare gli istituti dalla maggior parte degli 83 miliardi di sofferenze nette del sistema.
Che il cattivo credito sia il primo guaio degli istituti nazionali lo ha ribadito Angeloni ai senatori: «Le sofferenze sono un problema molto importante per l’economia italiana: se in Europa i crediti deteriorati sono diminuiti dello 0,7% al 7%, in Italia in un anno sono saliti dal 16,8% al 18% degli impieghi, fino a 360 miliardi di euro se si considerano anche le banche di credito cooperativo». Si tratta di un primato nell’area euro, che deprime la redditività degli istituti, aumenta il costo dei debiti di famiglie e imprese e «scoraggia gli investitori nel capitale bancario riducendo l’offerta di credito».
Antonio Patuelli, presidente dell’associazione bancaria, preferisce enfatizzare lo scampato pericolo: «Atlante è un grande successo. Senza il fondo venerdì ci sarebbe stata la quinta e più grave crisi bancaria recente. Se anziché in Italia fossimo all’estero, oggi ci sarebbe un grande slancio patriottico di soddisfazione per aver voltato pagina rispetto alle difficili vicende dell’autunno scorso». Quando la risoluzione di Banca Marche, Etruria, Cariferrara e Carichieti azzerò i risparmi dei loro soci e obbligazionisti.

Andrea Greco

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