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«Banche: rispettate le regole Ue» Per l’ex Consoli chiesto il processo

Il commissario Ue per la Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ha difeso la sua decisione di approvare il salvataggio della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, attuato dallo Stato con l’intervento del gruppo Intesa Sanpaolo. Vestager ha escluso di aver eluso la legislazione sulle banche insolventi, detta «bail in», che attribuisce le perdite principalmente ai privati per evitare esborsi con denaro dei contribuenti. Ha così replicato ai dubbi e alle critiche avanzate da vari settori dell’Europarlamento (dagli europopolari tedeschi ai verdi) fino a media economico-finanziari anglosassoni.

La responsabile danese della Concorrenza Ue, rispondendo a una domanda sulle banche venete in conferenza stampa a Bruxelles, ha ricordato che si è trattato di «aiuti per la liquidazione, le due banche spariranno, saranno integrate in Intesa». Pertanto il suo via libera «non ha aggirato le regole» ma ha utilizzato lo «spazio delle differenze» previsto dalla normativa. Vestager considera in corso un assestamento dell’applicazione del bail in perché «il sistema bancario europeo non diventerà il sistema bancario europeo in una notte, richiederà molto tempo perché ci sono storie nazionali differenti, strutture differenti, differenti livelli di concentrazione, e questa cosa deve essere riflessa nelle regole» sulle insolvenze. «Ovviamente è mia responsabilità che quando vengono dati gli aiuti di Stato si faccia seguendo le regole e questo copre i casi recenti», ha rimarcato, sottolineando che le autorità italiane «hanno riconosciuto che c’era una motivazione regionale per dare aiuti alla liquidazione».

Nella relazione tecnica allegata al decreto per il salvataggio delle due venete lo Stato ipotizza il possibile rientro di una decina di miliardi dalla liquidazione dei crediti deteriorati acquisiti. Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, storico azionista di Intesa, a Bruxelles per un convegno nell’Europarlamento ha ricordato il caso dei crediti in sofferenza rilevate dallo Stato nel tracollo del Banco di Napoli, che nel corso di molti anni sono state recuperate quasi integralmente: «Non è vero che lo Stato mette tutti questi soldi a babbo morto perché le sofferenze, le partecipazioni finanziarie e quant’altro che non saranno trasferite a Intesa, e vengono messe fuori, avranno un ritorno». Guzzetti ha espresso il suo pieno appoggio all’intervento della principale banca italiana aggiungendo che «questa è l’opinione anche di altre fondazioni azioniste di Intesa».

Il gruppo guidata da Carlo Messina ha già preso contatto con i sindacati in vista della riduzione del personale concordata con Bruxelles (si stimano circa 3.900 uscite su base volontaria attraverso un rifinanziamento del fondo esuberi a carico dello Stato). La Borsa ha mostrato di apprezzare l’acquisto delle due venete. In una seduta di vendite per Piazza Affari, Intesa ha chiuso in rialzo dell’1,77% a 2,75 euro, in cima all’indice Ftse Mib, dopo il +3,5% messo a segno lunedì.

Intanto a Roma, secondo fonti giudiziarie, la Procura avrebbe chiesto il rinvio a giudizio per l’ex numero uno di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e altre dieci persone nell’ambito dell’inchiesta sulle passate gestioni dell’istituto ora in liquidazione insieme a Popolare di Vicenza. L’ipotesi di reato sarebbe l’ostacolo all’autorità di vigilanza perché i magistrati riterrebbero che alla Banca d’Italia siano state fornite informazioni non corrispondenti al vero per evitare l’accertamento della situazione di imminente tracollo.

Ivo Caizzi

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