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Banche, il risiko scalda la Borsa. Oggi board Ubi sul rilancio Intesa

Un consiglio di Ubi dovrebbe riunirsi oggi per cominciare a valutare l’aggiornamento nell’offerta di scambio di Intesa Sanpaolo, che ha messo sul piatto 652 milioni in più in contanti, con 0,57 euro per azione oltre a 17 nuovi titoli Intesa ogni 10 di Ubi. Non arriverà comunque una nuova pronuncia ufficiale dal gruppo presieduto da Letizia Moratti e guidato da Victor Massiah, dato che si attende l’ok di Consob all’aggiornamento del documento dell’Ops che è atteso a metà settimana. Ubi comunque dovrebbe ribadire che la banca resta sottovalutata (inizialmente il divario era, per Ubi, di 1,1 miliardi) e che delle sinergie, pari a 3,2 miliardi, i soci Ubi beneficeranno solo per una piccola parte.

Schermaglie legali-finanziarie obbligate a parte, il fronte dei soci Ubi si sta adeguando all’offerta di Intesa Sanpaolo che comunque incorpora un premio del 44,7% rispetto all’ultimo prezzo precedente all’annuncio dell’Ops del 17 febbraio. A ieri aveva aderito il 5,229% del capitale. E il titolo è schizzato del 14% allineandosi ai nuovi valori. Le due fondazioni Cr Cuneo (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (2,9%) e Cattolica (1%) hanno già espresso l’orientamento favorevole. Il fronte dei bresciani (che vale l’8%) sembra diviso al suo interno, mentre si attendono le prese di posizioni dei fondi Parvus (9%) e Silchester (6%).

Il ritocco della banca guidata da Carlo Messina convincerà i soci ad aderire, sostengono varie case d’affari (Hsbc, Equita, Kbw, Kepler Cheuvreux, Bofa). Bisogna vedere se raggiungerà o meno la soglia del 66,7% che le consentirà di fondere le banche così da far partire agevolmente le sinergie e soprattutto la vendita di 532 filiali a Bper.

Ma il mercato ieri ha cominciato a interrogarsi sul «secondo tempo» del risiko: che faranno Mps, Banco Bpm e la stessa Bper? E che farà Unicredit, finora collocatasi fuori dal risiko, e le due valtellinesi Creval e PopSondrio (quest’ultima ancora popolare)? Su questi scenari i titoli ieri sono volati: Mps +15% e Banco Bpm +5,5%, PopSo +2,7%, Creval +4,97%.

L’istituto senese controllato al 68% dal Tesoro ha appena nominato un advisor, Mediobanca, per le valutazioni strategiche. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha ribadito che lo Stato uscirà entro il 2021. Ma come? L’accordo con Amco per la bad bank con la pulizia di 8 miliardi di crediti necessita del via libera della Bce, che però non gradirebbe — secondo fonti a conoscenza del dossier — il calo di patrimonio di circa 1 miliardo. L’ok di Francoforte potrebbe essere agevolato se venisse accompagnata anche da una sistemazione societaria di Mps, che prevedesse magari un aumento di capitale. In questo senso nelle simulazioni degli analisti, Mps potrebbe andare con Banco Bpm o con Bper o finire in una maxi-operazione a tre, fin da subito oppure dopo una più facile aggregazione tra Banco Bpm e Bper, data come favorita per esempio dagli analisti di Fidentiis. Per Mps resta il nodo delle cause legali (circa 4 miliardi) e per questa via alcuni banchieri coinvolti nelle discussioni vedrebbero con favore un qualche intervento del governo. Oppure Mps potrebbe vedere l’ingresso, almeno parziale, di un fondo di private equity. Il gioco degli incastri — spiega Intermonte — si baserà pure su fattori tecnici come il prezzo medio delle banche più basso (circa il 40%) sul patrimonio netto tangibile e sul ricorso a «badwill» (differenza tra valore del patrimonio e prezzo) e «dta» (attività fiscali differite).

Resta sullo sfondo Unicredit. Il ceo Jean Pierre Mustier sabato scorso ha ribadito in un’intervista che la banca non farà fusioni o acquisizioni e che si concentra sulla trasformazione digitale. Tuttavia l’attivismo mostrato in Antitrust contro Intesa Sanpaolo e a favore di Ubi ha destato l’interesse di vari osservatori. In più l’incontro di alcuni giorni fa, non confermato né smentito, con i vertici di Banco Bpm — tra i presidenti Cesare Bisoni e Massimo Tononi e i ceo Mustier e Giuseppe Castagna — andrebbe in questa direzione. Ma anche lì resta il nodo dei prezzi e del capitale. Ieri un portavoce di Banco Bpm ha ricordato le dichiarazioni recenti dei vertici sul percorso stand alone. E Tononi aveva ribadito che non ci sono contatti con Siena.

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