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Banche, il rincaro dei conti correnti

Nell’anno difficile delle banche — che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha attribuito anche alla disomogeneità delle regole europee e a un’Unione bancaria «nata con il forcipe» — il prezzo della crisi è stato pagato pure dai clienti. Il costo dei conti correnti per famiglie con operatività media (228 operazioni all’anno) è salito infatti del 13% in dodici mesi, contro un’inflazione negativa. L’Isc, Indicatore sintetico di costo annuo, è passato in media da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 attuali. La versione online dei conti tradizionali è aumentata ancora di più, da 98,70 a 115,60 euro: +17%.

L’Ubi guidata da Victor Massiah è la banca che offre il deposito più conveniente, secondo questo indicatore standard (che non riflette, però, tutte le spese): 86,10 euro (+16% da inizio 2016) e 75,10 euro nella versione online (+19%). È quella che ha offerto un euro simbolico per rilevare tre delle banche salvate l’anno scorso (CariChieti, Banca Marche ed Etruria), ma deve prepararsi a ricapitalizzare per reggere l’aumentata dimensione. La più costosa è diventata Intesa Sanpaolo con 187,8 euro (+118% in un anno) e 179 euro nella versione online (+175%) del nuovo conto PerMe, che ha sostituito il conto Facile. È un prodotto modulare e costruibile su misura, ma nella formula standard costa più del doppio del precedente.

L’indagineI dati emergono dall’analisi, condotta da Corriere Economia , dei conti per famiglie delle dieci principali banche italiane: Intesa, Unicredit, Ubi, Mps, Bnl, il nuovo Banco Bpm e l’ex Bpm, Credem, Carige, Cariparma). Hanno aumentato i costi nell’anno Intesa e Ubi (che però resta la più conveniente), ma anche Unicredit (solo del 3% a 169,35 euro, una delle più care) e l’ex Popolare di Milano: +24% a 182,37 euro, penultima nella classifica della convenienza. Pur fuso con il Banco Popolare, l’istituto vive per adesso ancora come spa nel nuovo Banco Bpm e mantiene il conto New Welcome per i vecchi clienti.

Più basso il prezzo del conto nel nuovo nato, il Banco Bpm appunto, che ha mantenuto il Premiaconto del Banco Popolare: +15% a 119,26 euro. Ma il prezzo non ingloba l’una tantum di 25 euro, contributo alle spese per il salvataggio delle banche in crisi. Anche il Credem è un po’ rincarato (+1% a 138,64 euro).

Non hanno ritoccato i costi invece, nel panel analizzato, Bnl (106,95 euro), il Monte dei Paschi (131,90 euro), Carige (158,86 euro) e Cariparma (166,15 euro).

Dietro l’incremento medio del 13% ci sono due cause: il contributo al salvataggio delle banche in difficoltà e l’aumento di alcune commissioni. Nel primo caso si sono mossi il citato Banco Popolare e Ubi, che hanno applicato un costo aggiuntivo ai clienti per rientrare di parte dei soldi spesi per il Fondo interbancario e per il Fondo di risoluzione. Non c’è stato però, va detto, il seguito atteso da parte del sistema sulla pratica. Nel secondo spicca l’incremento di carte di credito e bonifici per cassa (il calcolo, per omogeneità con l’anno scorso, è su sette banche: Intesa, Ubi, Mps, Ex Bpm, Cariparma, Bnl, Unicredit). Il canone delle ormai redditizie carte di credito è salito in media a 33,14 euro (da 29,80). Il costo medio di un bonifico in contanti allo sportello passa a 6,50 euro (da 5,66), così come pagare le utenze allo sportello per cassa costa ora in media 2,41 euro ( da 2,28).

Il rendimento minimo medio dei conti correnti è sceso allo 0,001% (da 0,004%), quello passivo nominale massimo (caso dello sconfino in assenza di fido) è salito dal 18,3% al 18,6%, con picchi oltre il 21% in Intesa e Mps (dove però si paga il 18,20% per sconfini fino a 1.500 euro). Va aggiunta al tasso la commissione d’istruttoria veloce: stabile, in media a 36 euro (ma tocca i 60 euro nell’ex Bpm). Intesa non la chiede.

Le differenzeLe escursioni possono essere alte. In Ubi la carta di credito costa zero euro all’anno, in Intesa 60 (salvo sconti o promozioni). Il pagamento delle bollette allo sportello va da 2 euro (Cariparma) a 9 (Intesa), il bonifico saldato in contanti fra i 5 euro (Ubi) e gli 8-9 (7,75 euro in Unicredit, 9 in Intesa). Il prelievo al Bancomat su altra banca cresce da 1,85 a 1,87 euro (90 centesimi in Bnl). Ritirare contanti in filiale allo sportello costa in media 65 centesimi (zero in Intesa, Cariparma, Bpm, Unicredit), ma anche il web ha un prezzo: per le utenze o il bonifico online si spende fino a 2 euro e 2,25 euro (Unicredit).

Troppo? Resta la strada dei conti online puri: per esempio l’Isc per famiglie con operatività media del Conto Arancio (senza fido) è zero; del conto di CheBanca è 24 euro. «Alcune banche stanno recuperando con i costi fissi i margini di guadagno risicati sull’attività creditizia, in particolare i mutui dove c’è stata più concorrenza — dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo —. A questo si aggiungono le banche meno solide che cercano così di far quadrare i conti. E i conti online che sono meno “gratuiti” che in passato. Le possibilità di risparmio ci sono, peccato che la legge sui tempi di trasferimento dei conti correnti non venga applicata a dovere».

Sul 2017 però l’Abi è ottimista: «In modo molto costoso per le banche si stanno concludendo le vicende che riguardano le risoluzioni — ha detto Patuelli —. Mi auguro che non ce ne siano più altre in futuro».

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